ACCADDE OGGI – 20 OTTOBRE 1994: MUORE A LOS ANGELES L’ATTORE BURT LANCASTER

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Nel caso di Burton Stephen Lancaster è legittima la domanda se sia stato più il cinema a dare gloria e fama all’attore o viceversa. Nato nel quartiere di Harlem di New York il 2 novembre 1913 in una famiglia di cinque figli (il padre era impiegato postale), rinuncia ad una borsa di studio universitaria, guadagnata per meriti sportivi, per inseguire la sua passione: fare l’acrobata da circo. Insieme all’amico italo-americano Nick Cravat mette su il duo “Lang & Cravat” e lavora per il Kay Brother Circus; un’attività che gli rilascerà un fisico atletico e la capacità di girare scene movimentate e pericolose senza bisogno di controfigure.
Nel 1935 si sposa con la collega June Ernst ma il matrimonio avrà vita breve. Nel 1941, all’età di 28 anni, si sloga un polso ed è costretto ad abbandonare l’attività circense. Per un po’ vive facendo vari lavori fino al richiamo alle armi sul fronte europeo della seconda guerra mondiale. Partecipa alla campagna d’Italia e si lega sentimentalmente all’ausiliaria dell’esercito Norma Anderson (1917-1988) che sposerà nel 1946, a guerra finita. Dal matrimonio, che durerà fino al 1969, nascono cinque figli.

La carriera attoriale di Burt inizia per un equivoco: nel 1945 un agente teatrale lo nota per il suo fisico atletico e, scambiandolo per un attore professionista, lo ingaggia per un’opera teatrale rappresentata a Broadway, la strada di New York famosa per i numerosi teatri e i cinema. L’opera piace ai critici e Lancaster è apprezzato per la caratterizzazione conferita al suo personaggio. Tra gli estimatori anche il produttore, regista, attore e agente Harold Hecht (1907-1985) che diventerà suo amico ed agente.

Nel 1946 il produttore Harold Brent Wallis, attivo a Los Angeles e con buoni rapporti con la Warner Bros, mette sotto contratto Lancaster per sette anni al ritmo di due film all’anno ma la nascente star riesce a strappare una clausola aggiuntiva che gli consente di recitare in una produzione all’anno per altre case cinematografiche.
Grazie a tale clausola recita per la Universal ne “I gangster”, il suo primo film, ottenendo importanti consensi. Più tardi recita per Wallis in “Furia nel deserto” e, per un’altra produzione, in “Forza bruta” dove ha il ruolo di protagonista.
Improvvisamente il 34-enne Burt Lancaster si trova ad essere uno dei maggiori beniamini del pubblico americano. In quel periodo stringe amicizia con un altro giovane attore emergente: Kirk Douglas (1916-2020) assieme al quale recita in “Le vie della città” (1948). Tuttavia il ruolo di “duro” che i produttori continuano a proporgli non soddisfa Lancaster che si sente pronto per personaggi più complessi e sfumati; accetta così di recitare a basso costo nel film “Erano tutti miei figli”, tratto dall’omonima opera teatrale di Arthur Miller, che aveva debuttato a teatro nel 1947, a Broadway, per la regia di Elia Kazan (1909-2003), fondatore del celeberrimo “Actors Studio” di New York. Il protagonista principale del film, l’importante attore Edward G. Robinson, avrà parole di grande apprezzamento e stima per Burt. Un’ulteriore performance attoriale convincente è quella nel thriller psicologico “Il terrore corre sul filo”.

A cavallo fra gli anni ’40 e ’50 è ricco abbastanza da potersi permettere, insieme a Hecht, una propria casa di produzione, che chiamerà “Norma Productions” e scegliere i copioni meglio adatti al suo stile recitativo.
Dopo alcuni inizi incerti la Norma Productions, nel 1950, rilascia il film campione d’incassi “La leggenda dell’arciere di fuoco”, un’intricata storia d’amore ambientata fra il nord Italia e la Germania del Medioevo. La stabilità economica permetterà alla giovane casa cinematografica di produrre opere più impegnative, come “La valle della vendetta”, del 1952.

Nel 1955 produce “La rosa tatuata”, interpretato dall’esordiente Anna Magnani che, per quel ruolo, vincerà l’Oscar.
Gli anni ’50 e ’60 saranno gli anni della consacrazione e Lancaster arriva a sfiorare l’Oscar per l’interpretazione nel film capolavoro “Da qui all’eternità” (1953), tratto dal romanzo omonimo di James Jones; al film andranno otto statuette ma Burt Lancaster avrebbe meritato di più della sola candidatura. L’Oscar arriverà nel 1960 per la sua interpretazione ne “Il figlio di Giuda”. Un’ulteriore prova magistrale è il ruolo nell’altro film capolavoro “Vincitori e vinti”; un bianco e nero ambientato nel processo di Norimberga accanto a star come Spencer Tracy, Montgomery Clift e Marlene Dietrich.

Nel 1962 la società Norma Production viene sciolta a seguito di gravi difficoltà finanziarie ma questo non intacca minimamente l’immagine della star americana che continuerà a comparire in molti altri importanti film e collezionare due Golden Globe, due premi BAFTA, tre David di Donatello e un Orso d’oro, scalando il 19 posto nella speciale graduatoria delle più grandi star cinematografiche di sempre, stilata dall’American Film Institute.

I nostri lettori ricorderanno sicuramente le interpretazioni in cinque capolavori italiani.
Nel 1963 interpreta il ruolo della complessa figura di don Fabrizio Corbera, principe di Salina ne “Il Gattopardo” (1963), tratto dal celebre romanzo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa (1896-1957), diretto dal maestro Luchino Visconti, accanto a Claudia Cardinale e Alain Delon.

Nel 1974 lavora ancora per Visconti ne “Gruppo di famiglia in un interno” in cui si racconta il particolare rapporto fra un austero e colto professore statunitense (Lancaster) e il giovane mantenuto Konrad, interpretato dal grande e bellissimo attore austriaco Helmut Berger.
Ancora nel 1974 interpreta Mosè nell’omonimo sceneggiato televisivo RAI in sette episodi, diretto da Gianfranco De Bosio; nel cast figurano, fra gli altri, Irene Papas, Mariangela Melato, Anthony Quayle e Ingrid Thulin.
Sempre nel 1974 ha una piccola ma significativa parte in “Novecento” di Bernardo Bertolucci.
Nel 1981 è diretto da Liliana Cavani ne “La pelle”, tratto dal celebre romanzo di Curzio Malaparte.

Burt Lancaster si sposa per la terza volta nel 1991 con Susan Martin con cui vive fino al 1994, quando muore a seguito di un ictus.

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