ACCADDE OGGI – 20 SETTEMBRE 1870: ATTRAVERSO LA BRECCIA DI PORTA PIA I BERSAGLIERI ENTRANO IN ROMA PONENDO FINE AL POTERE TEMPORALE DELLA CHIESA REGALANDO ALL’ITALIA LA SUA CAPITALE

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L’intera geopolitica dell’Europa continentale dell’800, dopo la caduta di Napoleone Bonaparte e il Congresso di Vienna del 1815, era un complesso reticolo di relazioni, interessi e tensioni fra stati e difficilmente un accadimento in qualche parte dell’eurozona di allora poteva risultare indifferente per gli interessi di qualche potenza continentale e al tempo delle monarchie assolute la guerra era considerata come l’opzione normale e ordinaria per la risoluzione delle controversie e la coscrizione obbligatoria forniva soldati in abbondanza ai monarchi.
Anche lo stato pontificio disponeva di un proprio esercito, rinforzato da un contingente francese.

Roma non era esente da questa rete di interessi essendo la sede dei papi, la desiderata capitale di quanti aspiravano al completamento dell’unità d’Italia e la Francia che aspirava al ruolo di garante e protettrice globale della cristianità cattolica.
La strategia di Cavour e del suo successore Ricasoli era essenzialmente diplomatica e muoveva in direzione di un compromesso a tre fra il Regno d’Italia, Il Papa e la Francia per un’integrazione graduale di Roma nel Regno sabaudo senza intaccare interessi e poteri dei tre soggetti; il motto era “libera chiesa in libero stato”. Ma la posizione dell’ultraconservatore cardinale Giacomo Antonelli (1806-1876), allora responsabile della politica estera dello stato pontificio sarà netta: “Quanto a fare accordi con gli espropriatori, noi non lo faremo mai”. Posizione ovviamente appoggiata dalla Francia.
Mentre la diplomazia entrava in stallo mazziniani e garibaldini perseguivano la strategia insurrezionale ma dopo la sconfitta patita dai Garibaldini da parte dei francesi a Mentana quest’ultimi rafforzano i loro presidi nel Lazio; un contingente francese viene dislocato anche a Viterbo.

L’incidente geopolitico che muterà radicalmente i rapporti di forza è lo scoppio della guerra franco-prussiana del 15 luglio 1870: la Francia non soltanto sarà costretta a richiamare i propri contingenti italiani ma cercherà di negoziare questo ritiro per stringere un’alleanza militare anti-prussiana con il Regno d’Italia. L’Italia tuttavia non accetta la proposta francese. Il collasso militare e poi politico della Francia (che dopo la sconfitta diventerà repubblica) priverà lo stato pontificio del suo potente protettore. Il Regno d’Italia, dopo un ulteriore inutile tentativo di negoziato pacifico passa così alle vie di fatto non senza tuttavia aver esperito un’abile e tranquillizzante manovra diplomatica presso le maggiori potenze europee, con lo scopo di rendere evidente come le aspirazioni italiane all’annessione di Roma fossero tutt’altro che un pericoloso progetto espansionistico. Alla fine tutte troveranno legittima l’azione italiana.
Verificata l’impraticabilità dell’opzione diplomatica il Regno d’Italia predispone all’uopo cinque divisioni per un totale di circa 50 mila uomini (l’esercito pontificio disponeva di circa 13.600 uomini); tra i comandanti figura anche il generale Nino Bixio.
Nel pomeriggio dell’11 settembre 1870 Bixio varca i confini dello stato pontificio da nord, transita per Bagnoregio (allora Bagnorea), Montefiascone in direzione Viterbo e Civitavecchia, che era una piazzaforte pontificia. Ma Civitavecchia si arrende senza combattere. Altri reparti penetrano da altre direzioni. Le truppe Pontificie evitano di dare battaglia e ripiegano entro le mura della città di Roma.
Il 15 settembre viene tentato un ultimo estremo accordo per una resa pacifica ma i comandanti militari pontifici rifiutano qualsiasi compromesso.

Alle 5 della mattina del 20 settembre di 151 anni fa inizia il fuoco di artiglieria contro le mura dell’Urbe; dal momento che papa Pio IX aveva minacciato di scomunicare chiunque avesse ordinato di aprire il fuoco contro l’Urbe, l’incarico di ordinare il cannoneggiamento contro le mura è affidato al capitano Giacomo Segre, di religione ebraica, quindi “immune” alla condanna papale.
I cannoneggiamenti sono diversi e concentrati in diversi punti delle mura ma molti al solo scopo diversivo e per disorientare le truppe difensive; quelli veramente decisivi saranno i tiri nella zona di Porta Pia che apriranno la celebre “breccia” attraverso la quale passeranno i bersaglieri che in poche ore prenderanno Roma consegnando all’Italia la sua capitale.

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