La sua prima attività è stata quella di traduttrice di importanti opere letterarie

ACCADDE OGGI – 21 LUGLIO 1914: NASCE A ROMA SUSO CECCHI D’AMICO; LA MAGGIORE SCENEGGIATRICE  ITALIANA                    

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Le leggi dello star system creano aloni leggendari intorno ad attori e registi lasciando ai titoli di coda figure fondamentali che, con perizia sartoriale, trasformano brevi nuclei narrativi in storie coerenti e recitabili.

Le tappe fondamentali che precedono quello straordinario racconto per immagini che chiamiamo film sono essenzialmente tre: il “soggetto”, il “trattamento” e la “sceneggiatura”. Il soggetto è una breve sintesi (3-5 pagine) della storia da raccontare; il trattamento consiste invece in una narrazione più completa, che dà evidenza a tempi, luoghi, stati psicologici e parti di dialoghi e può arrivare a qualche decina di pagine.

La sceneggiatura è invece la forma scritta dell’intero film (oltre 100 pagine), in essa sono descritti dettagliatamente personaggi, luoghi, tempi, movimenti, accadimenti e dialoghi; talvolta indicazioni per la regia, come inquadrature e movimenti di camera. In alcuni casi alla sceneggiatura viene allegato lo “storyboard”: una serie di disegni in cui sono riportati personaggi, costumi e le varie inquadrature così come dovranno risultare allo sguardo dello spettatore.

In sostanza la sceneggiatura è il “progetto cantierabile” del film; la premessa necessaria per il successo dell’opera.

Suso Cecchi D’Amico nasce il 21 luglio del 1914 da una famiglia che in realtà è un’accademia parentale: il padre, Emilio Cecchi (1884-1966), era uno dei maggiori critici letterari e d’arte, giornalisti ed intellettuali della sua generazione; la madre, Leonetta Pieraccini (1882- 1977), allieva del grande pittore macchiaiolo Giovanni Fattori, era un’apprezzata pittrice ed articolista.

Probabilmente è per questo i suoi studi formali saranno piuttosto irregolari.

La sua prima attività è stata quella di traduttrice di importanti opere letterarie, tra cui “Le allegre comari di Windsor” e “Otello” di Shakespeare.

Nel 1938, all’età di 24 anni, sposa Fedele D’Amico (1912-1990), importante musicologo, critico musicale ed accademico italiano, figlio di Silvio D’Amico, padre fondatore e primo direttore dell’Accademia nazionale d’arte drammatica di Roma, che porta il suo nome, dove hanno studiato Vittorio Gassman, Anna Magnani, Paolo stoppa, Luigi Squarzina, Nino Manfredi, Gabriele Lavia, Paolo Panelli, Luca Ronconi e tanti altri maestri del teatro e del cinema italiano.

Dal matrimonio nascono tre figli: Masolino, Silvia e Caterina. Masolino (1939) a sua volta diventerà un importante critico e storico teatrale, saggista, scrittore e accademico italiano.

Il primo lavoro di Suso, “Avatar”, ma la collaborazione con talenti come Ennio Flaiano, Alberto Moravia e il regista, maestro del neorealismo, Renato Castellani, si ferma allo stadio di “trattamento”.

Nel 1946, insieme a Castellani (1913-1985), sviluppa un soggetto dello sceneggiatore e commediografo Aldo De Benedetti (1892-1970), “Mio figlio professore” che racconta la dura battaglia di un modesto bidello (Aldo Fabrizi) per far studiare il proprio figlio fino a farlo diventare professore, che insegnerà proprio nella scuola dove lavora. Nel film recita anche lo scrittore Mario Soldati, nel ruolo di un professore antifascista.

Da allora la carriera di Suso come sceneggiatrice è un continuo crescendo firmando sceneggiature per film come “Il delitto di Giovanni Episcopo” (in collaborazione con Federico Fellini), per la regia di Alberto Lattuada, “Roma città libera”, con Ennio Flaiano, tratto da un’opera dello stesso Flaiano e il celeberrimo “Ladri di biciclette”, insieme a Cesare Zavattini.

Sempre con Zavattini, nel 1949, scrive la sceneggiatura di “Le mura di Malapaga”, una coproduzione italo-francese diretta dal regista René Clemént; il film otterrà due riconoscimenti al Festival di Cannes del 1949 e l’Oscar per il miglior film straniero nel 1951.

Nel 1958, insieme a Mario Monicelli e alla coppia Age&Scarpelli, lavora alla sceneggiatura de “I soliti ignoti”, una commedia agrodolce di miseri ladruncoli, diretta da Monicelli e tratta in parte da una novella di Italo Calvino. Il film vince due Nastri d’argento (il premio del Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici Italiani) e guadagna la candidatura all’Oscar per il miglior film straniero.

Nel 1954 scrive la sceneggiatura di “Senso”, per la regia di Luchino Visconti ma molte scene non verranno girate per problemi di budget.

Tra gli anni ’50 e ’60 scrive svariate sceneggiature per i maggiori registi italiani; per Luigi Comencini firma la sceneggiatura del celebre “Le avventure di Pinocchio”, uno dei maggiori capolavori prodotti dalla RAI.

Nel 1988 L’Università di Bari le conferisce la Laurea honoris causa in lingue e letterature straniere.

Nel 1994 la Mostra del cinema di Venezia le conferisce il “Leone d’oro alla carriera”.

Suso muore il 31 luglio 2010 a Roma dopo una grave malattia.

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