ACCADDE OGGI – 21 OTTOBRE 1959: A NEW YORK APRE IL GUGGENHEIM MUSEUM, IL MUSEO A SPIRALE IMMAGINATO COME GIRONI DANTESCHI

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Anche il museo è un’invenzione italiana. L’Italia è già un museo a cielo aperto ma l’idea di concentrare e rendere disponibili tante opere d’arte e reperti storici in un unico spazio aperto al pubblico nasce nell’ambito del Rinascimento italiano e probabilmente i Musei Vaticani sono tra le prime istituzioni museali della storia dell’arte.
Le nove muse, personificatrici e depositarie di tutte le arti erano figlie di Giove e Mnemosine (divinità della memoria) e “museo” (da “musêion”) è il termine che gli italiani hanno scelto per onorare la Grecia classica, culla della civiltà occidentale. Dall’Italia l’istituzione museale, insieme a tutta la cultura classica, è proliferata in tutto il mondo e il celeberrimo “Grand Tour” è il pellegrinaggio laico che gli intellettuali europei, a partire dal 17° secolo, compiono in Italia sulle tracce dei tesori della classicità.
Il progetto dell’architetto statunitense Frank Lloyd Wright (1867-1959) per il “Solomon Guggenheim Museum” di New York rappresenta una svolta nella concezione dello spazio museale.
Il committente del nuovo spazio dedicato all’arte contemporanea è il ricco industriale, mecenate e collezionista d’arte statunitense Solomon Guggenheim (1861-1949), fondatore, nel 1937, dell’omonima fondazione, costituita allo scopo di incentivare ed incoraggiare l’arte moderna.
Frank L. Wright declina in senso contemporaneo l’idea rinascimentale per la quale il museo non è semplicemente uno spazio di raccolta ma deve coniugare due istanze: migliorare l’interazione dell’osservatore con l’opera d’arte ed essere esso stesso opera d’arte.
Wright rivoluziona il tradizionale concetto di edificio museale disposto come un reticolo di stanze, locali, pareti e passaggi per effetto dei quali il visitatore non sempre è in grado di percepire l’intera mappa spaziale del percorso e concepisce il “Guggenheim” secondo una prospettiva antropologica, ideata in forma di gironi danteschi discendenti senza pareti. Diversamente da quelli danteschi, i gironi di Wright passano attraverso i paradisi dell’arte.
I visitatori arrivano in ascensore direttamente al piano alto e da qui, percorrendo a piedi una morbida rampa a spirale discendente, entrano in relazione con le opere dislocate lungo il percorso. Per facilitare l’interazione la rampa integra una serie di discreti settori espositivi distinti, dislocati secondo intervalli corrispondenti ad un angolo di 30° per ogni giro della spirale; in questo modo l’opera singola e l’intero percorso sono sempre presenti all’osservatore. Da qualsiasi punto d’osservazione è sempre visibile l’intero spazio espositivo. Per compensare l’inclinazione verso il basso della rampa le sculture e le installazioni poggianti sono sistemate su basamenti opportunamente sagomati.

“Per Architettura Organica io intendo un’architettura che si sviluppi dall’interno
all’esterno, in armonia con le condizioni del suo essere…” Frank L. Wright

Visto dall’esterno il museo somiglia ad una torre circolare, più ampia nella sommità che alla base, che dà l’impressione di un nastro avvolgente a spirale diretto verso l’alto.
Il tetto è costituito da una grande cupola vetrata radiale con sottostrutture vagamente gotiche.
Il progetto del museo era già completato nel dopoguerra ma ci vorranno quasi 15 anni per realizzare l’opera completa, che viene aperta al pubblico il 21 ottobre di 62 anni fa; ma in quella data committente e progettista erano già deceduti.
Da allora sono state realizzate nel mondo altre sei istituzioni museali Guggenheim; tra queste la “Peggy Guggenheim Collection” sul Canal Grande di Venezia; Peggy Guggenheim (1898-1979) è la nipote di Solomon.
Ma nel frattempo gli italiani non sono rimasti fermi: a Spoleto, ad esempio, hanno fatto dell’intera città uno spazio museale; vivi la città e nello stesso tempo vivi l’arte.

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