ACCADDE OGGI – 21 SETTEMBRE 1990: LA MAFIA ASSASSINA IL GIUDICE ROSARIO LIVATINO

251

“Quando moriremo, nessuno ci verrà a chiedere quanto
siamo stati credenti, ma credibili.” Rosario Livatino

Rosario Livatino nasce il 3 ottobre 1952 a Canicattì, in provincia di Agrigento, da una normale famiglia siciliana (il padre era impiegato, la madre casalinga). Brillante studente, si laurea con lode alla facoltà di giurisprudenza di Palermo nel 1975 e mentre studia si impegna nell’Azione Cattolica.
Tre anni dopo la laurea, nel 1978, è tra i primi in un concorso per entrare in magistratura; il primo incarico è presso il tribunale di Caltanissetta. L’anno successivo è sostituto procuratore, incarico che mantiene sino al 1989, quando verrà nominato giudice “a latere”, ossia membro del collegio giudicante. Come procuratore partecipa ad inchieste scottanti, come gli episodi corruttivi correlati a finanziamenti erogati dalla regione Sicilia e il sistema di false fatturazioni di vari importanti imprenditori catanesi fino ad una famosa indagine sulle cosche mafiose di Agrigento, Canicattì, Porto Empedocle e altri comuni siciliani, conclusa con quaranta condanne. Nell’indagine risultano coinvolti anche diversi politici, tra cui Calogero Mannino. È tra i primi ad applicare una nuova misura antimafia: la confisca dei beni dei mafiosi.


Il 21 settembre di 31 anni fa Rosario Livatino, con la sua “Fiesta”, senza scorta, percorre la statale 640 Caltanissetta-Agrigento per recarsi in tribunale quando viene seguito e speronato da un’auto con quattro sicari dell’associazione mafiosa “stidda” (stella), dissociata da “cosa nostra”; fugge a piedi per i campi ma viene ferito da un colpo d’arma da fuoco; i killer lo raggiungono e lo assassinano con colpi di pistola ravvicinati.
Tra i primi a giungere sul luogo dell’agguato i procuratori Giovanni Falcone e Paolo borsellino.
Al delitto Livatino segue un’ondata di proteste di magistrati che accusano apertamente lo Stato di aver abbandonato i magistrati impegnati in prima fila contro le cosche e i vertici della magistratura siciliana di “inerzia”.
Queste le parole dell’allora Presidente della Repubblica Francesco Cossiga: “Possiamo continuare con questo tabù, che poi significa che ogni ragazzino che ha vinto il concorso ritiene di dover esercitare l’azione penale a diritto e a rovescio, come gli pare e piace […] A questo ragazzino io non gli affiderei nemmeno l’amministrazione di una casa…”. Da quel giorno a Livatino e colleghi venne conferito l’appellativo di “giudici ragazzini”.
Malgrado inerzie e resistenze le indagini sul delitto vanno avanti e i sicari vengono arrestati, processati e condannati all’ergastolo.
Alla figura di Rosario Livatino sono stati dedicati il film “Il giudice ragazzino” (1994), documentari e libri.
Il 21 dicembre 2020, dopo una circostanziata fase preliminare, papa Francesco formalizza la procedura di beatificazione che si conclude il 9 maggio 2021 nella cattedrale di Agrigento.
Rosario Livatino è il primo magistrato beato della chiesa cattolica.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui