ACCADDE OGGI – 23 APRILE 1616 : MUORE WILLIAM SHAKESPEARE, NEL NOME DELLA ROSA

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“Cosa c’è in un nome? Ciò che chiamiamo rosa anche con un altro
nome conserva sempre il suo profumo” Giulietta: atto II, scena II

Iscritto all’albo dei drammaturghi-poeti, Shakespeare è stato in realtà molto di più. Per comprendere questa sottile preliminare questione di collocazione è necessario riandare alla culla del pensiero occidentale, quando i filosofi greci tracciarono le coordinate del pensiero nuovo. Cosa hanno fatto i pensatori dei primi sei secoli a.C.? Divisero l’intero sapere universale in tre grandi campi: la conoscenza, l’etica e l’estetica; dopo di allora questi sono stati i grandi terzieri entro i quali si sono cimentate le menti dei maggiori pensatori del quadrante occidentale del mondo. Al punto che il filosofo britannico Alfred N. Whitehead (1861-1947) ha avuto a rilevare: “Tutta la storia della filosofia occidentale non è che una serie di note a margine su Platone”.

A Shakespeare va il merito di aver riabilitato la quarta coordinata: il “pathos”, ossia i sentimenti e le emozioni; quella cui i lucidi ragionatori greci hanno sempre guardato con circospetta diffidenza. Per il filosofo greco pensa bene soltanto chi si eleva al di sopra delle passioni.
Shakespeare invece esplora il labirinto oscuro dell’uomo, quello del sogno, della follia, della gelosia patologica, della perfidia, dell’avarizia e dell’amore puro di Romeo e Giulietta.
Ma spesso lo fa con il filtro della leggerezza e il gusto dell’ironia.
Dietro il solco aperto da Shakespeare passarono i Romantici, Freud e lo psicologo USA Daniel Goleman.
William Shakespeare nasce il 26 aprile 1564 a Stratford-upon-Avon, una cittadina dell’Inghilterra centro-occidentale. Essendo diventato celebre dopo la morte, non si conosce molto della sua biografia. Viceversa abbondano ipotesi e congetture sulla sua vita, mai accertate, tra cui una relazione con il giovane conte Southampton.

Diversamente dalla biografia, l’intensa ricerca bibliografica e filologica ha potuto almeno ricostruire buona parte della sua immensa produzione letteraria, che comprende 37 opere teatrali, 154 sonetti e vari altri poemi; quasi tutti composti nel suo venticinquennio d’oro: gli anni dal 1588 a 1613. Una delle sue caratteristiche emergenti è l’eclettismo, potendo variare dalla tragedia alla commedia, dalle produzioni per il pubblico popolare a quello più colto e raffinato. Un evento storiograficamente accertato, e che ricorda le vicende nostre contemporanee, è l’epidemia di peste che nel biennio 1593-94 interessò l’Inghilterra, determinando la chiusura dei teatri, esattamente come oggi. Ma William non rimase inattivo: compose due celebri poemetti: “Venere e Adone” e “Il ratto di Lucrezia”. Al termine della pestilenza risulta una rappresentazione della Compagnia teatrale “Servi di Lord Ciambellano”, di cui faceva parte Shakespeare, presso il Palazzo Reale di Greenwich, il 26 dicembre 1594, giorno di S. Stefano, davanti alla regina Elisabetta I.
Tra le opere più note spiccano Amleto, La tempesta, La bisbetica domata, Otello, Romeo e Giulietta, Sogno di una notte di mezza estate, Il mercante di Venezia, Molto rumore per nulla, Le allegre comari di Windsor, Enrico IV, Re Lear, Macbeth e molte altre.
A Shakespeare è stato intitolato anche un asteroide.
William Shakespeare muore a Stratford-upon-Avon il 23 aprile 1616, esattamente 405 anni fa, all’età di 52 anni; fra tre giorni sarà il 457° dalla nascita.

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