ACCADDE OGGI- 23 OTTOBRE 1920: NASCE LO SCRITTORE E PEDAGOGISTA GIANNI RODARI

601

Dal forno alla scuola, con in mezzo una guerra, la clandestinità e tanta passione civile.
Giovanni Francesco Rodari nasce il 23 ottobre di 101 anni fa a Omegna, in Piemonte, sul lago d’Orta, nella “provincia azzurra” detta Verbano-Cusio-Ossola, al confine con la Svizzera. I primi nove anni li trascorre a Omegna dove il padre Giuseppe faceva il fornaio; a causa del mestiere i rapporti tra padre e figlio sono scarsi e si interrompono bruscamente nel 1929 quando il padre muore. La madre vende il forno e, insieme a Gianni e a suo fratello Cesare (1921-1982), torna nella natia Gavirate, in provincia di Varese. Nella città di Omegna, una targa sulla casa paterna ricorda la nascita del grande scrittore universale.
Nel ’31, all’età di 11 anni, entra in seminario che però lascerà tre anni dopo per iscriversi all’istituto magistrale. Mentre studia si appassiona alla musica e prende lezioni di violino; con due amici mette su un trio con cui intrattiene i clienti di bar e osterie.

Nel 1937 ottiene il diploma di maestro e, dopo una breve esperienza da precettore privato, nel ’39 si iscrive alla facoltà di lingue all’Università Cattolica di Milano. L’avventura universitaria sarà breve perché comincia a insegnare in vari comuni del varesotto. È in questa prima esperienza, che lui stesso racconterà come non esaltante, che comincia il suo percorso in direzione di una scuola originale, fantasiosa e divertente.
Ma lo scoppio della seconda guerra mondiale e l’alleanza dell’Italia con la Germania nazista sconvolge tutti i progetti e, dopo essere stato esonerato dal servizio militare per problemi di salute, viene arruolato forzatamente dalla “Repubblica Sociale Italiana”, costituita nel nord, dopo l’armistizio dell’otto settembre 1943 e rimasta fedele al nazi-fascismo. Contemporaneamente i suoi due amici più stretti muoiono in guerra e il fratello è internato in un campo di concentramento tedesco. È In quei giorni che decide di passare alla clandestinità ed entrare nella resistenza lombarda; il 1° maggio 1944 si iscrive al PCI.

Dopo la liberazione del 25 aprile 1945 intraprende la carriera di giornalista arrivando a dirigere “L’Ordine Nuovo”, un periodico varesino di ispirazione comunista. Presto abbandona i temi strettamente politici per dedicarsi alla sua vera passione: scrivere composizioni per bambini per scrivere a tutti e si sistema a Milano. Sotto pseudonimo pubblica alcuni racconti e leggende fino a tenere, su “L’Unità”, la rubrica fissa “La domenica dei piccoli”.
Nel ’50 si trasferisce a Roma per un’esperienza più diretta con i bambini: fonda e dirige, insieme alla giornalista e femminista comunista, già direttrice di “Noi donne”, il giornale per ragazzi “Pioniere”, collegato all’Associazione Pionieri d’Italia con cui organizza campeggi estivi in Emilia Romagna.

Nel ’51 pubblica il suo primo testo a carattere pedagogico “Il manuale del Pioniere” che riceve cattiva accoglienza dalla stampa cattolica e qualche parrocchia arriverà a bruciare il libro. L’Italia era precipitata in piena guerra fredda.
Nel ’53 sposa Maria Teresa Ferretti, conosciuta nel ’48; nel ’57 nasce la figlia Paola. Il matrimonio durerà sino alla morte di lui.

Gli anni ’50 sono anni di grande impegno giornalistico; nel ’58 entra in “Paese Sera” e comincia a collaborare con la RAI e la BBC come autore di programmi per bambini.
Nel 1960 pubblica “Filastrocche in cielo e in terra”, con illustrazioni originali dell’artista, designer e scrittore Bruno Munari (1907-1998), edito da Einaudi; una collaborazione replicata nel ’64 con “Il libro degli errori”.

Nel ’62, ancora per Einaudi, esce il celebre “Favole al telefono”, che racconta del ragionier Bianchi, piazzista sempre in giro per lavoro che tutte le sere trova il modo di telefonare a casa e raccontare una fiaba alla figlioletta; i racconti sono così belli che le centraliniste si fermano per ascoltarli.
Nel ’66 cura il programma RAI, prodotto su un analogo format inglese, Giocagiò, in cui compare anche il giovanissimo Claudio Lippi.

Nel biennio ’67-’68 pubblica articoli, filastrocche e poesie sulla rivista a fumetti “Pioniere Noi Donne”, supplemento di “Noi Donne”, rivista dell’UDI (Unione Donne Italiane).
Nel 1970 vince il premio Hans Christian Andersen, una sorta di Premio Nobel dedicato alla letteratura per l’infanzia.
Nel ’73 pubblica il suo capolavoro: “Grammatica della fantasia”, un saggio pedagogico rivolto a educatori, genitori ed animatori in cui realizza la sintesi della sua lunga esperienza di scrittura creativa pensata per i bambini.

Nel ’76, insieme alla giornalista ed ex partigiana Marisa Musu fonda il CGD, Coordinamento dei Genitori Democratici, impegnato nella promozione dell’insegnamento democratico nella scuola italiana.
Nel ’78 pubblica “C’era due volte il Barone Lamberto ovvero I misteri dell’isola di San Giulio”, una novella per ragazzi.
Il 10 aprile 1980 si ricovera in una clinica romana per un problema circolatorio alla gamba sinistra; morirà quattro giorni dopo, il 14 aprile, non ancora 60-enne, per una crisi cardiaca.
Nello stesso anno esce postumo la raccolta di racconti per ragazzi “Il gioco dei quattro cantoni”.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui