Per la televisione inventò il celebre personaggio di Pappagone

ACCADDE OGGI- 24 AGOSTO 1903: NASCE PEPPINO DE FILIPPO, IL MIGLIOR “PARTNER” DI TOTÒ

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Chi non ricorda la celebre lettera dettata da Totò a Peppino nel film “Totò, Peppino e… la malafemmena?” Da morire dalle risate! Una comicità irresistibile, vera, eccezionale. Per anni recitarono insieme Totò e Peppino, facendo divertire milioni di persone.

I due attori, infatti, avevano una straordinaria intesa e una capacità di compensarsi, e Peppino De Filippo può considerarsi senza dubbio il partner migliore di Totò; da Totò, Peppino e i fuorilegge, La banda degli onesti .a tanti altri film immortali, ci hanno travolto con la loro bravura.

Peppino De Filippo, all’anagrafe Giuseppe De Filippo  era nato a Napoli, il 24 agosto 1903.

Fratello di Eduardo e Titina, trascorse i primi anni d’infanzia a Caivano e si esibì sui palcoscenici sin da bambino. Dopo esperienze con diverse compagnie teatrali, nel 1931 fondò con i fratelli la Compagnia Teatro Umoristico: i De Filippo.

Ebbero subito grande successo e fecero tournée in tutta Italia.

Tuttavia nel 1944, per dissidi con il fratello Eduardo (dovuti anche alla relazione che Peppino aveva iniziato con Lidia Maresca, che divenne poi la sua seconda moglie), Peppino lasciò la compagnia. Interpretò Il guardiano di Harold Pinter, diretto da Edmo Fenoglio nel 1977 con Ugo Pagliai e Lino Capolicchio, e L’avaro di Molière. Sempre nel 1977 Peppino pubblicò, per l’Editore Marotta, l’autobiografia Una famiglia difficile.
Lavorò sia a teatro che al cinema  con grandi registi come Fellini e Lattuada in Luci del varietà e nell’episodio Le tentazioni del dottor Antonio, inserito in Boccaccio ’70.

Per la televisione inventò il celebre personaggio di Pappagone, presentato nella trasmissione Scala reale; un umile servitore, al servizio del Cummendatore Peppino De Filippo, in cui convergono le tipiche maschere del teatro napoletano (Pulcinella e Felice Sciosciammocca).

Creò un gergo particolare ed esilarante.
I suoi piriché, ecquequà, carta d’indindirindà divennero modi di dire diffusissimi fra gli italiani dell’epoca. Morì a causa di un tumore nel 1980 e fu sepolto nella tomba di famiglia al cimitero del Verano.

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