ACCADDE OGGI 24 APRILE 1915: INIZIA L’OLOCAUSTO (DIMENTICATO) DEGLI ARMENI

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L’Anatolia, meglio conosciuta come “Asia minore”, è la grande penisola da sempre cerniera strategica fra oriente e occidente, culla di grandi civiltà storiche (anche la celeberrima Troia sorgeva da quelle parti). Nell’area nord-orientale dell’Anatolia, appena un po’ a sud del Caucaso, è ubicata la Repubblica dell’Armenia che, malgrado la vicinanza dei mari Caspio e Nero, non ha sbocchi sul mare. Nonostante questa geografia defilata il popolo armeno vanta una grande storia che riconosce ascendenze dirette da Noè; il biblico monte Ararat sorge proprio nelle vicinanze.
Nell’800 a.C. l’Armenia ha già la configurazione di “impero” e nel 301 d.C. è la prima entità statale ad adottare la religione cristiana. Ma gli Armeni non si fermano all’adozione: diventano predicatori e diffusori del cristianesimo e studi recenti hanno rivelato importanti evidenze sull’origine armena del venerato primo vescovo di Forlì S. Mercuriale.
Nel 1453 gli ottomani di Maometto II conquistano Costantinopoli, che cambia nome e diventa Istanbul e fondano l’impero ottomano; ma i rapporti con i vicini Armeni saranno ottimi e gli scambi tra le due entità nazionali diventano così intensi che le comunità armene si integrano perfettamente nella società turca, al punto da far nascere la distinzione tra Armeni e Armeni occidentali, ossia quelli inseriti nella comunità ottomana.
Sfortunatamente questo felice e secolare equilibrio si guasta nel 1800 quando, da nord-est la Russia preme per uno sbocco sul mediterraneo ai danni della Turchia; un proposito mai del tutto accantonato. Da quel momento i turchi accusano gli armeni di stare dalla parte della Russia.
La situazione precipita durante la prima guerra mondiale; le ricostruzioni di quei tragici eventi sono controverse e contrastanti e il cosiddetto “genocidio” o “olocausto” armeno è soggetto a quella particolare procedura storico-politica detta del “riconoscimento”, sottoposta cioè alla valutazione discrezionale di ciascun singolo stato. Attualmente sono una trentina gli stati che hanno riconosciuto il genocidio armeno ma in questo riconoscimento pesano interessi strategici e le differenze politiche, militari ed economiche fra la piccola Armenia e la grande Turchia (che sta anche nell’alleanza NATO).
Le fonti armene asseriscono che nel biennio 1915-1916, in piena prima guerra mondiale, le autorità turche pianificano ed attuano una campagna di massacri e stragi contro di loro; anche il numero delle vittime non è certo; le fonti più accreditate stimano un numero fra 200 mila e un milione e 800 mila.
La campagna contro gli armeni inizia la notte tra il 23 e il 24 aprile di 107 anni fa con una prima ondata di arresti e deportazioni che colpisce soprattutto intellettuali, giornalisti, scrittori e politici residenti a Istanbul; molti di loro vengono massacrati direttamente in strada.
Un ufficiale di origine venezuelana in servizio nell’esercito turco, Rafael de Nogales Mendez (1879-1936), ha ricostruito molti di quei massacri in un libro intitolato “Quattro anni sotto la mezzaluna”.
Le autorità turche non negano del tutto i massacri ma li riconducono non a una campagna premeditata e pianificata bensì ad una guerra civile incontrollata e a carestie.
Tuttavia il 24 aprile è per tutti gli armeni del mondo il giorno dedicato alla commemorazione.

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