ACCADDE OGGI 24 MAGGIO 1883: VIENE APERTO AL TRAFFICO IL CELEBRE PONTE DI BROOKLYN

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L’idea non è affatto originale perché ponti sospesi sostenuti da cavi erano già in uso da secoli in Tibet. La differenza rispetto alla tradizione tibetana la fanno i numeri: 6 corsie (tre per ogni direzione di marcia) lunghe 1825 metri per 26 di larghezza, mantenute sospese da quattro possenti cavi d’acciaio formato ciascuno da oltre 5 chilometri e mezzo di filo zincato, ancorati ai poderosi estremi del ponte e a due grandi piloni intermedi, emergenti dall’East River, alti 84 metri, distanti 300 m dagli estremi e simmetrici rispetto al centro. I quattro cavi, per il tramite di tiranti verticali, mantengono in sospensione la base del ponte, formata da travi d’acciaio del peso ciascuna di quattro tonnellate.
Tra i numeri vanno ricordati anche i costi economici, 15,5 milioni di dollari di allora, 600 operai e i costi umani: 27 vittime a causa di incidenti vari, tra cui l’embolia gassosa durante le lavorazioni subacquee. Tra le vittime anche alcuni progettisti; persino l’ingegnere immigrato tedesco John Augustus Roebling, autore del progetto, resta seriamente ferito in un incidente.
Il ponte era stato ideato da tempo per collegare l’isola di Manhattan con il quartiere di Brooklyn di New York, attraversando il fiume East River ed è il primo al mondo ad essere realizzato in acciaio secondo la tecnica della sospensione per mezzo di cavi.
La costruzione inizia nel 1869 (un anno prima che in Italia si compisse il passo maggiore verso l’unità), sotto la presidenza di Ulysses S. Grant e richiederà 14 anni di intensi lavori; la cerimonia dell’apertura al traffico viene celebrata il 24 maggio di 139 anni fa.
L’opera è un vero esperimento ingegneristico, reso esteticamente attraverso un mix di eleganti geometrie lineari e paraboliche
Per una curiosa coincidenza storica, da quest’altra parte dell’Atlantico, più o meno in quegli anni, viene realizzata un’altra grande opera: il traforo ferroviario del Frejus, per collegare Francia e Italia, voluto da Vittorio Emanuele II, su progetto interamente italiano, cui i francesi contribuiscono con 19 milioni di lire.
In quei decenni il mondo comincia a farsi più breve.

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