ACCADDE OGGI – 25 MAGGIO 1922 – Nasce Enrico Berlinguer: l’uomo che traghettò il Pci fuori dall’orbita sovietica

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Gli anni ’70-’80 sono stati anni di divisioni, tragedie e battaglie, dominati da dei grandi leader: Aldo Moro, Giorgio Almirante ed Enrico Berlinguer. Ma grazie a loro furono anche anni di civiltà, di conquiste e di modernità.

Enrico Berlinguer nasce a Sassari il 25 maggio del 1922, esattamente 99 anni fa; il prossimo anno ricorrerà il centenario della nascita.

La famiglia Berlinguer è un’antica nobile famiglia sarda; il padre, Don Mario, era avvocato antifascista e “Cavaliere ereditario”, che nell’araldica tedesca costituisce titolo di massimo riconoscimento; la madre, Mariuccia Loriga, cugina della madre dell’ex Presidente della Repubblica Francesco Cossiga, era figlia di Giovanni Loriga, medico e studioso, autore di importanti pubblicazioni scientifiche, tradotte anche per l’estero.

Due anni dopo Enrico nasce Giovanni Berlinguer, scienziato e parlamentare; politico di primo piano è stato anche il cugino Luigi Berlinguer, che fu anche ministro della pubblica istruzione.

Brillante studente, con la passione per la filosofia e il diritto, nel 1943, a 21 anni, si iscrive al Partito Comunista Italiano iniziando una lunga militanza che lo portò presto ai vertici del partito.

Il 12 gennaio del 1944 insieme ad altri giovani compagni comunisti sardi organizza una manifestazione per chiedere “pane, pasta e zucchero”, generi che scarseggiavano fra i ceti popolari della Sardegna di allora; alla manifestazione seguì un manzoniano assalto ai forni col furto di 80 Kg di pane.

Per questo Enrico finì arrestato e ammanettato nella caserma intitolata a Gerolamo Berlinguer, un suo importante antenato. Di questa esperienza raccontò più tardi: “la galera era stata formativa”.

Per impegno e intelligenza Enrico Berlinguer scalò tutti i gradi del PCI fino a venire eletto, nel 1946, a 24 anni, membro del Comitato Centrale e segretario del Fronte della Gioventù, l’organizzazione giovanile del PCI di allora, successivamente convertita in Federazione Giovanile Comunista Italiana (FGCI).

Nel 1957 passò a dirigere l’Istituto delle Frattocchie, ossia la scuola di formazione del partito.

Nello stesso anno si sposa con Letizia Laurenti; dal matrimonio nascono quattro figli: Biancamaria, la nota giornalista RAI, Maria Stella, Marco e Laura.

Dopo una breve parentesi sarda come dirigente regionale del PCI, viene richiamato a Roma nell’Ufficio di Segreteria.

Nel 1961 Enrico Berlinguer, per la prima volta, con una celebre relazione davanti al Comitato Centrale, imprime una svolta decisiva nella storia del PCI: l’indipendenza e l’autonomia dal PCUS, il partito comunista russo.

Nelle elezioni politiche del 1968 venne candidato capolista nel Lazio ottenendo 150 mila preferenze, diventando per la prima volta deputato; nel 1972, a Milano, in occasione del XIII congresso del PCI, viene eletto segretario nazionale; nelle elezioni politiche dello stesso anno ottiene 230 mila preferenze.

La segreteria di Berlinguer fu una dura lunga prova, con l’Italia insanguinata dal terrorismo di destra e di sinistra e da un periodo di collaborazione con la storica avversaria, la Democrazia Cristiana, allora dominata dalla figura di Aldo Moro, collaborazione scarsamente compresa dai suoi contemporanei, che culminò nel celebre “compromesso storico”, probabilmente la maggiore esperienza di riforme mai avvenuta nell’Italia repubblicana. Il settore in cui si ebbero le maggiori ricadute del compromesso storico è stato sicuramente la scuola, con l’emanazione del Decreti Delegati (in vigore ancora oggi), il tempo pieno, l’integrazione degli alunni disabili e molto altro ancora.

Il 7 giugno 1984, durante un comizio a Padova, Berlinguer accusa un grave malore, di intensità tale da costringerlo ad interrompere il discorso ed a un ricovero d’urgenza; gli viene diagnosticato un grave ictus; la morte sopraggiunse quattro giorni dopo, l’11 giugno.

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