ACCADDE OGGI 26 GIUGNO 1819: IL BARONE TEDESCO KARL VON DRAIS BREVETTA LA BICICLETTA

104

Il desiderio dell’uomo di accoppiare il movimento degli arti inferiori alla ruota per guadagnare velocità risale a tempi remoti e alcune fonti riferiscono che già nel 206 a.C., antichi cinesi avessero realizzato un rudimentale dispositivo meccanico adattato a questo scopo; ma non vi sono prove certe di questa precoce invenzione.
Nel celebre “Codice Atlantico” di Leonardo Da Vinci (fine 1400) compare un disegno che sembra essere il progetto di un prototipo di bicicletta ma diversi studiosi ritengono si tratti di un falso.
Dal punto di vista anatomico si direbbe che l’essere umano sia stato progettato per pedalare in bicicletta: due arti inferiori dotati di tre ampi snodi articolari – anca, ginocchio e caviglia – in grado di funzionare come un movimento “biella-manovella”, perfetti per trasferire il movimento alternato ad una ruota e gruppi muscolari sufficientemente potenti.
Tutto questo in teoria perché in pratica occorre risolvere un discreto numero di problemi ingegneristici che vanno dalla necessità di rendere il movimento compatibile con la forza muscolare umana a quelli della manovrabilità e leggerezza del mezzo.
In epoca moderna il primo esperimento di questo genere è il “celerifero”, realizzato dal francese Mède de Sivrac nel 1791 (due anni dopo la Rivoluzione Francese), costituito essenzialmente da un asse di legno dotato di due ruote (una davanti e una dietro) senza pedali, senza sterzo, senza freni in cui la propulsione si otteneva con la spinta dei piedi direttamente sul terreno; con il medesimo sistema si produceva la frenata. Il problema maggiore del celerifero era quello della sterzata: per cambiare direzione era necessario fermarsi, girare manualmente l’apparato, risalire e ripartire a spinta.
Il 26 giugno di 203 anni fa il barone tedesco Karl Drais brevetta un nuovo tipo di celerifero, questa volta dotato di ruota anteriore sterzante e di diverse parti in metallo; un prototipo da lui denominato “Laufmachine” (macchina da corsa) ma universalmente chiamato “draisina”.
Propulsione e frenata continuavano ad essere prodotte spingendo con i piedi sul terreno ma, grazie allo sterzo, la draisina poteva percorrere distanze notevoli in relativamente poco tempo. Il brevetto di Drais ha il merito di aver aperto la strada ad una lunga serie di importanti innovazioni tecniche, a cominciare dalla trasmissione per mezzo di pedali, inizialmente solidali con la ruota anteriore (cosa che implicava un diametro molto grande), più tardi saldati ad una ruota dentata collegata con una catena alla ruota posteriore, per arrivare alle ruote gommate, al cambio, al telaio pieghevole, alla fibra di carbonio e tutto il resto.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui