ACCADDE OGGI 26 MAGGIO 1595: MUORE FILIPPO NERI, IL SANTO FONDATORE DELL’ORATORIO

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“Secondo apostolo di Roma”, “il santo della gioia”, “giullare di Dio”, due film, una colonna sonora e molto altro ancora; San Filippo Neri è probabilmente il santo moderno più rappresentato dentro e fuori Santa Romana Chiesa.

Diversamente da quanto molti pensano, San Filippo Neri non era romano ma fiorentino: Filippo Romolo Neri nasce nel capoluogo toscano il 21 luglio 1515 da buona famiglia (il padre era notaio) dove riceve la formazione e l’istruzione di base.
La prima formazione religiosa la riceve presso il convento di San Marco evangelista, noto perché lì aveva predicato il domenicano Girolamo Savonarola.
In San Marco ha modo di apprezzare in modo particolare le celebri inquiete e tormentate “Laude” di Jacopone da Todi e il testo umoristico “Facezie del Pievano Arlotto”. I nuclei della sua famosa coesistenza di fede e buon umore vengono da lì.
Malgrado questa importante fascinazione il giovane Filippo non avverte ancora alcuna vocazione e a 18 anni si trasferisce a Cassino presso uno zio, con lo scopo di apprendere e intraprendere la professione di commerciante.
È dopo questo trasferimento, che doveva destinarlo a un futuro professionale, che invece Filippo matura la sua vocazione religiosa; la prima opera di fede di questa nascente scelta di vita è la costruzione di una piccola cappella di preghiera nei pressi di Gaeta.

Alla morte dello zio, che si era molto affezionato al giovane nipote, riceve in eredità una cospicua somma di denaro; denaro che però rifiuta.
L’anno della svolta è il 1534, quando decide di recarsi pellegrino a Roma; qui diviene precettore dei figli del direttore della dogana pontificia dietro compenso di un sacchetto di grano e qualche oliva. Nello stesso tempo segue i corsi di filosofia all’Università della Sapienza (la medesima di oggi) e comincia a praticare opere di carità presso l’ospedale di San Giacomo; è qui che conosce il futuro San Camillo de Lellis, patrono dei malati, degli infermieri e degli ospedali.
Dieci anni dopo, nel 1544, compie un ulteriore radicale scelta: decide di vivere per strada, dormendo sotto i portici o in ripari di fortuna e di stare a stretto contatto con il “popolo dei senza dimora”, divenendone talvolta bersaglio di beffe e derisione, senza per questo mai far mancare benedizioni e buon umore: “Fratelli, state allegri, ridete pure, scherzate finché volete, ma non fate peccato!”; questo il tenore delle sue esortazioni.
Nello stesso tempo soccorre e aiuta gli infermi, gli abbandonati e i poveri e per rendere più efficace questa azione di assistenza costituisce la Confraternita della Santissima Trinità dei pellegrini.

Il 23 maggio 1551, all’età di 36 anni, presso la chiesa di San Tommaso in Parione, prende gli ordini sacerdotali ed è questa una nuova svolta nel suo percorso di fede e carità. Un particolare importante di questa svolta è la particolare caratterizzazione che conferisce al sacramento della confessione, che concepisce come un dialogo franco e aperto fra penitente e confessore e si racconta che trascorresse intere mattinate in compagnia dei penitenti celebrando la messa a mezzogiorno.
Tuttavia la carità e l’accoglienza rimangono il suo impegno primario e i locali di cui ha la disponibilità sono sempre pieni di bisognosi; una prossimità che però gli attira talvolta la riprovazione di altri sacerdoti e laici.
È in questo periodo che prende corpo e vita la più importante istituzione legata al nome e all’esperienza di San Filippo Neri: l’oratorio; in sostanza una comunità di fedeli, soprattutto giovani, che praticano l’amicizia, la carità, opere di bene e persino lo svago.
Il primo locale destinato a oratorio viene ricavato in un ex granaio presso la chiesa di San Girolamo della carità; tuttavia non tutti apprezzano questo modello comunitario e non saranno pochi, nel clero romano, ad osteggiare la forte caratterizzazione sociale dell’azione pastorale di Filippo, al punto che il cardinale Virgilio Rosari, vicario generale perpetuo di Roma, gli proibisce di celebrare il sacramento della confessione.

Ma altri importanti prelati lo prendono in amicizia e modello: quando il papa incarica il domenicano Alessandro Franceschi di effettuare ispezioni sull’oratorio questi riferirà i risultati delle sue osservazioni in termini altamente esaltanti ed elogiativi.
Nei primi anni 60 del ‘500 stringe profonda amicizia con il cardinale milanese Carlo Borromeo, il futuro San Carlo, anche lui avvezzo ad affrontare “contrasti tanto grandi et da persone tanto potenti che havriano impaurito ogni grand’animo”. Si racconta che Carlo Borromeo abbia molto cercato di convincere Filippo a trasferirsi con lui a Milano; ma il santo resterà a Roma.

Nel 1564 papa Pio IV gli affida la nuovissima Basilica di San Giovanni Battista de’ fiorentini ma Filippo, desideroso di continuare l’esperienza dell’oratorio, affida a sua volta la cura della basilica a giovani dell’oratorio divenuti essi stessi sacerdoti; tra questi Cesare Baronio e Alessandro Fedeli.
Grazie alla nuova sede l’oratorio diviene centro di educazione per i giovani; cosa che fa di Filippo un pedagogista, per l’epoca, rivoluzionario. In quel tempo l’educazione dei giovani era estremamente severa, non di rado accompagnata da botte e dure sanzioni.
Celebri i suoi richiami all’ordine: “state bboni…se potete”, “te possi morì ammazzato…ppé la fede!!”
Nel 1575 papa Gregorio XIII istituisce la Congregazione dell’Oratorio (poi Confoederatio Oratorii Sancti Philippi Nerii) concedendo come sede la chiesa romana di Santa Maria Vallicella, detta anche “chiesa nuova”, ancora nel rione Parione.
I religiosi della nuova congregazione vengono spesso chiamati “filippini” o “oratorini”.
Purtroppo, accanto alle opere di bene, Filippo accumula nel tempo anche svariate patologie, che sempre sopporterà con grande coraggio ma anche con notevole trascuratezza; verso la fine del ‘500 le sue condizioni di salute peggiorano.
Nelle prime ore del mattino del 26 maggio di 427 anni fa Filippo Neri, all’età di 80 anni, muore per l’aggravamento di una di queste patologie, probabilmente un’emorragia, passando dalla vita alla santità e, su questa terra, al ricordo perenne.
Su di lui sono stati realizzati due film, trasmessi dalla RAI, “State buoni se potete”, di Luigi Magni, con Johnny Dorelli e colonna sonora composta da Angelo Branduardi e “Preferisco il Paradiso”, di Giacomo Campiotti, interpretato da Gigi Proietti.

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