ACCADDE OGGI – 26 OTTOBRE 1871: NASCE A ROMA IL POETA E FAVOLISTA TRILUSSA

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Carlo Alberto Camillo Mariano Salustri nasce a Roma il 26 ottobre di 150 anni fa da Vincenzo, di professione cameriere e Carlotta Poldi, sarta. Nel giro di tre anni muoiono la sorella Elisabetta e il padre; la madre è costretta a trasferirsi prima nella storica via di Ripetta e poi nella casa del padrino di Carlo Alberto, il marchese Ermenegildo Del Cinque, nell’altrettanto storica piazza di Pietra. Alcune fonti raccontano che sarà proprio Ermenegildo a far conoscere a Trilussa (anagramma di Salustri) il poeta dialettale Filippo Chiappini (1836-1905), epigono del celeberrimo poeta Giuseppe Gioacchino Belli (1791-1863), autore degli altrettanto celebri “Sonetti romaneschi”, una sorta di analisi etnografica della plebe romana condotta con gli strumenti della poesia e di un’affettuosa ironia. È molto probabile che Chiappini eserciterà sul futuro Trilussa una sorta di imprinting letterario e filosofico.

Malgrado l’acuta intelligenza e le pressioni della madre Trilussa sarà un pessimo scolaro e non completerà gli studi; verso la fine del 1800 frequenta la Società Polisportiva Lazio dove stringe amicizia con il poeta, commediografo e antropologo Luigi “Giggi” Zanazzo, direttore della rivista “Rugantino” e il poeta, commediografo e giornalista Nino Ilari.

Nel 1887, quando Trilussa ha 16 anni, compone il sonetto satirico nei confronti della stampa “L’invenzione della stampa”; l’opera sarà pubblicata sul “Rugantino” il 30 ottobre 1887; è questa la prima pubblicazione firmata con lo pseudonimo Trilussa.

Incoraggiato dal successo Trilussa passa alla pubblicazione, sempre sul Rugantino, di una trentina di “madrigali”, ossia composizioni cantabili a più voci, denominate “stelle”, dedicate alle più belle ragazze di Roma. Il grande successo delle “stelle” convince molti altri autori a imitare la produzione trilussiana e lo stesso Trilussa a rielaborare le proprie “stelle” per farne una distinta pubblicazione: “Stelle di Roma”.
Nel 1885 comincia a sperimentare un nuovo format letterario: la “favola” in romanesco.
Nel 1889 pubblica “Versi romaneschi”; l’opera riscuote grande successo ma gli attira le critiche dei circoli belliani che lo accusano di impiegare un romanesco annacquato.
Nel 1890 pubblica l’almanacco “Er Mago de Bborgo. Lunario pe’ ‘r 1890” che contiene un sonetto per ogni mese ed uno finale, alcune prose in romanesco e i disegni di Adriano Minardi, detto Silhouette.
Grazie al successo dell’almanacco Trilussa comincia a pubblicare su varie riviste, anche di tiratura nazionale, come il “Don Chisciotte della Mancia”, alternando composizioni dialettali tradizionali ad articoli satirici verso la politica. Nel 1893, la rivista assume la denominazione di “Don Chisciotte di Roma” e Trilussa, a 22 anni, diviene membro stabile della redazione.
Nel ’94 pubblica, per l’editore Voghera, la sua seconda raccolta: “Quaranta sonetti romaneschi” (in realtà 41). Il rapporto con Voghera durerà per ben 25 anni.
Sul finire del 1895 scrive per il Don Chisciotte la sua prima favola di successo: “La cecala e la Formica”.
Nel 1898 pubblica una nuova raccolta di sonetti contenenti un elemento autobiografico: “Altri sonetti. Preceduti da una lettera di Isacco David Spizzichino, strozzino”. In quel periodo Trilussa, in difficoltà economiche, aveva chiesto un prestito all’usuraio citato nel titolo e, tardando a restituire la somma, si era visto recapitare una dura lettera ammonitrice.
Da quel momento Trilussa diviene un personaggio famoso, richiesto in tanti salotti della capitale; all’avvento del fascismo rifiuterà la tessera ma sarà tollerato dal regime e non riceverà sanzioni o restrizioni.

Nel 1928 è padrino al battesimo del futuro grande giornalista sportivo Sandro Ciotti.
Il 1° dicembre 1950, dopo la fine della seconda guerra mondiale, la caduta del fascismo e della monarchia, il presidente della Repubblica Luigi Einaudi lo nomina senatore a vita.
Trilussa, già da tempo malato, muore il 21 dicembre 1950 all’età di 79 anni, non prima di aver dichiarato: “M’hanno nominato senatore a morte”.

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