ACCADDE OGGI 28 GIUGNO 1914: L’ARCIDUCA FRANCESCO FERDINANDO D’AUSTRIA E SUA MOGLIE VENGONO ASSASSINATI A SARAJEVO

122

La “kaiserliche und königliche Doppelmonarchie” (duplice monarchia imperiale e regia), ciò che noi oggi qualifichiamo brevemente come “impero austro-ungarico”, dalla sua costituzione nel 1867 sino alla sua caduta, nel 1918, è stata una delle maggiori potenze geopolitiche mondiali.
Per estensione territoriale è inferiore soltanto all’impero russo; nel 1910 conta una popolazione di 52 milioni di abitanti; Vienna, la capitale, al momento dello scoppio della prima guerra mondiale è una magnifica metropoli di 2 milioni e 200 mila abitanti, la terza capitale più popolosa d’Europa.
L’impero austro-ungarico ha una configurazione istituzionale particolare: Austria ed Ungheria mantengono propri distinti parlamenti ministeri e costituzioni (erano infatti “monarchie costituzionali”); soltanto economia, politica estera e militare sono comuni.
Gli eserciti sono tre: quello comune, quello nazionale austriaco e quello magiaro.
Una pregiata resa letteraria dell’impero austro-ungarico al culmine del suo splendore è quella del grande romanzo storico-filosofico di Robert Musil “L’uomo senza qualità”.
L’arciduca Francesco Ferdinando è figlio del fratello dell’imperatore in carica, l’anziano Francesco Giuseppe I d’Austria (quello delle guerre d’indipendenza con il Piemonte) e quindi soltanto terzo nella linea di successione al trono, dopo Rodolfo, il figlio diretto di Francesco Giuseppe e dopo il proprio padre.
Nel 1889 il cugino Rodolfo viene trovato morto, probabilmente suicida, nella tragica vicenda di Mayerling, in circostanze mai del tutto chiarite, insieme all’amante, la diciassettenne baronessina Maria Vetsera.

Sette anni più tardi, nel 1896, muore il padre di Francesco Ferdinando: al tramonto del XIX secolo l’arciduca si trova a essere l’erede diretto al trono austro-ungarico.
Francesco Giuseppe è particolarmente longevo; gli anni passano e il 28 giugno 1914 Francesco Ferdinando e sua moglie Sophie si trovano in visita di stato a Sarajevo, capitale della Bosnia; quel giorno era anche festa nazionale della vicina Serbia.
La penisola balcanica è in quegli anni al centro degli interessi di Russia, Austria-Ungheria e impero ottomano che intendono esercitare ed estendere sull’area la loro interessata influenza; contemporaneamente è scossa da forti spinte nazionaliste che perseguono l’unità e l’indipendenza di tutti gli slavi della penisola.
L’influenza politica dell’Austria-Ungheria è particolarmente intensa sulla Bosnia e la visita di stato dell’arciduca mira a consolidare tale influenza.

Fra i gruppi nazionalisti slavi è particolarmente attivo il movimento “Mlada Bosna” (Giovane Bosnia) che mantiene stretti contatti con il gruppo terroristico serbo “Crna ruka” (Mano nera) di Belgrado.
Gavrilo Princip è un giovane esponente di Mlada Bosna e approfitta di quella circostanza per pianificare, insieme a cinque membri del gruppo, un attentato armato contro la coppia reale. Il momento prescelto è il passaggio, a bordo dell’automobile di stato, per le vie di Sarajevo.
Le circostanze dell’attentato di Sarajevo non sono state mai del tutto accertate, è certo tuttavia che l’attacco si svolge in due tempi: il 28 giugno di 108 anni fa gli attentatori lanciano alcune bombe contro il convoglio reale mancando però l’automobile dove trovavano posto l’arciduca e la consorte ma questa, incredibilmente, prosegue il suo percorso fino a quando Princip, armato di pistola, riesce a eludere e superare la scorta di sorveglianza, avvicinarsi all’auto ed esplodere due colpi di pistola mortali contro Francesco Ferdinando e Sophie.

L’attentato sarà il “casus belli” della guerra: Vienna incolpa dell’attentato il Regno di Serbia e la conseguente dichiarazione di guerra innesca la catena degli eventi che sconvolgerà il precario equilibrio di blocchi, alleanze e influenze su cui si reggeva il mondo nel primo Novecento, scatenando uno dei più grandi e sanguinosi conflitti della storia umana.
Su un fronte si schierano gli imperi centrali Tedesco, Austro-ungarico e Ottomano; dall’atra Francia, Regno Unito, Russia, Giappone e, un anno dopo, nel 1915, l’Italia.

Nel corso del conflitto entreranno in guerra Bulgaria, Persia, Romania, Portogallo, Brasile, Cina, Siam e Grecia.
Nel 1917 entrano anche gli USA, portando un contributo fondamentale al collasso degli imperi centrali.
Il risultato è una tragica contabilità: 70 milioni di soldati impegnati, 9 milioni quelli morti, 7 milioni le vittime civili e una catena interminabile di carestie ed epidemie.
Una coinvolgente rappresentazione dell’attentato di Sarajevo resta ancora oggi la celebre tavola dipinta da Achille Beltrame per la Domenica del Corriere.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui