ACCADDE OGGI – 28 MAGGIO 1974: UNA BOMBA PROVOCA LA STRAGE DI PIAZZA DELLA LOGGIA A BRESCIA

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Gli storici l’hanno battezzata “strategia della tensione”; un piano eversivo che coinvolgeva organizzazioni dell’estrema destra e strutture dei servizi segreti, già sperimentata e persino espressa in forma di dottrina politica dal capitano francese Yves Guérin-Sérac, membro dell’organizzazione paramilitare clandestina OAS (Organisation de l’Armée Secrète), importata in Italia negli anni dal 1969 al 1980. La strategia consiste sostanzialmente nel diffondere un clima di insicurezza collettiva attraverso una ben pianificata catena di attentati diretti contro cittadini comuni in modo da aprire la strada ad un regime autoritario e dittatoriale.

In Italia la strategia della tensione venne inaugurata il 12 dicembre 1969 con la strage di Piazza Fontana (17 morti), continuò con la strage di Piazza della loggia di Brescia, esattamente 47 anni fa, con l’attentato al treno Italicus del 4 agosto 1974 (12 morti) e si concluse con la strage di Bologna del 2 agosto 1980 (85 morti). Tutte provocate mediante cariche esplosive collocate in obiettivi precedentemente individuati; in Italia furono reclutati anche membri di organizzazioni mafiose.

Piazza della loggia di Brescia venne individuata perché in quel martedì nero era prevista una manifestazione pubblica; alle 10:12, con la piazza gremita, deflagra una carica di oltre un chilogrammo di esplosivo nascosta in un cestino dei rifiuti: tre persone morirono sul colpo, tre durante il trasporto in ospedale e due dopo il ricovero a causa delle gravi ferite riportate. I feriti furono 102.

Le indagini furono ostacolate dal consueto sbarramento di depistaggi, tuttavia portarono alla condanna di alcuni membri dell’organizzazione neofascista Ordine Nuovo, di Maurizio Tramonte, elemento di collegamento con i servizi segreti italiani e di due personaggi già detenuti: Carlo Digilio (esperto in esplosivi) e Marcello Soffiati (addetto al trasporto delle cariche). Diversi furono gli imputati assolti tra cui Delfo Zorzi, il generale dei carabinieri e dirigente dei servizi segreti (SISMI) Francesco Delfino e il dirigente del MSI, fondatore di Ordine Nuovo, Pino Rauti. Delfo Zorzi verrà successivamente definitivamente riconosciuto come l’esecutore materiale della strage di Piazza Fontana del 1969; ma è tuttora latitante in Giappone.

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