ACCADDE OGGI 28 MARZO 2004: ALEX ZANARDI TORNA A CORRERE DOPO IL TERRIBILE INCIDENTE DEL 2001

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Alex Zanardi non è l’uomo dei record; è lui il record. Nel palmarès di Alex non ci sono soltanto vittorie, coppe e medaglie; ci sono due amputazioni traumatiche, una gravissima emorragia fermata praticamente con le mani, sedici operazioni chirurgiche, sette arresti cardiaci e un’estrema unzione.
Ma l’uomo che viene dall’Emilia non si ferma.
Alex nasce a Bologna il 23 ottobre 1966 e nella terra dei motori è difficile non appassionarsi alle auto da corsa; specialmente quando scopri di avere un talento naturale per questo sport estremo. La famiglia è una normale famiglia di gente che lavora; la madre Anna fa la sarta mentre il padre è idraulico; ma in Emilia la normalità coincide con l’essere speciali e a 14 anni Alex riceve in regalo dal padre un Kart; un po’ di apprendistato e nel 1982, a 16 anni corre già per il campionato nazionale 100 cc. con il padre che gli fa da meccanico. Malgrado la sproporzione delle risorse a disposizione l’adolescente Alex arriva terzo facendosi notare per le non comuni capacità di controllo di un mezzo di gran lunga inferiore rispetto a quelli degli altri concorrenti; al punto che il titolare di un’industria di pneumatici gli offre una sponsorizzazione nella categoria superiore, che prevede anche gare all’estero. Tre anni dopo, nel 1985 passa all’importante team “Parilla” conquistando il titolo italiano, vincendo tutte le gare eccetto una. Ma l’ascesa non si ferma: vince due volte il Gran Premio di Hong Kong, rivince il titolo italiano e nel 1987 diventa campione europeo.
Erano gli anni in cui si permetteva di stare davanti ad un altro giovane concorrente molto promettente: un certo Michael Shumacher che lo batte una volta perché in quella gara Alex è costretto a ritirarsi per incidente.

Il passaggio alle auto da corsa è prevedibile e inevitabile; l’esordio è, ovviamente, nelle formule minori dove ottiene immediatamente ottimi risultati.

La vittoria più importante di quella stagione e di tutta la sua vita è però un’altra, fuori dalle piste, quando nel ‘90 conosce la sua compagna di vita: la moglie Daniela.
Il 1991 è l’anno del passaggio alla formula 3000 e della consacrazione: nonostante un mezzo chiaramente inferiore (una condizione che lo accompagnerà per tutta l’esperienza di pilota professionale) guadagna 8 “pole” su 10 gare finendo dietro soltanto all’assai meglio equipaggiato Christian Fittipaldi, nipote del celebre campione Emerson.
Tuttavia tutti notano la classe di Alex e il salto in formula 1 è un passaggio fisiologico, dapprima alla Jordan, poi alla Minardi e infine alla Lotus.

Nel 1993, per un guasto alle sospensioni ha un pauroso incidente a oltre 240 Km/h che gli causa uno stiramento alla schiena che lo farà diventare più alto di 3 Cm ma lo tiene lontano dalle corse per un bel po’. Un guaio cui se ne aggiunge un altro: il ritiro della Lotus dalla Formula 1 per problemi economici; nel 1995 Alex è senza contratto. Nel ‘96 ottenne un ingaggio al team Ganassi che però corre in gare americane dove tuttavia otterrà sempre buone performance, risultando costantemente inserito nelle liste dei favoriti. Nel ‘98 si laurea campione USA; un successo che convince la Williams a ingaggiarlo per il ritorno in formula 1 nell’anno successivo. Ma il riadattamento alla formula 1 non è facile e i risultati saranno discontinui e il rapporto con il team si interrompe.
Nel 2001 passa alla Formula CART con una Reynard Honda ed è quello l’anno del grande incidente quando, il 15 settembre, sul circuito tedesco di Lausitzring, in una gara di livello europeo, mette una ruota su una chiazza d’olio e acqua perdendo il controllo della vettura che si pone di traverso finendo investito in pieno ad altissima velocità dal pilota Alex Tagliani. Un incidente dal quale, in teoria, non si esce vivi; ma la teoria non si applica a gente come Alex Zanardi. Per uno con quella tempra, terminato il lunghissimo e complicatissimo trattamento chirurgico e riabilitativo niente è precluso; nemmeno la possibilità di tornare a correre.

È così che il 28 marzo di 18 anni fa Alex Zanardi scende nuovamente in pista per il campionato ETCC formula CART, pilotando una BMW 320i appositamente modificata, ottenendo un ottavo e un nono posto.
Il preludio, l’anno successivo, alla vittoria a Oschersleben, in Germania, nel campionato WTCC; in sostanza l’inizio di una seconda carriera.
Dopo un’esperienza nella categoria Superturismo opta per una terza carriera: decide di cambiare genere di corse e sperimenta così il “paraciclismo” in handbike, la bicicletta dove si pedala con le braccia; un compito non semplice per chi non può bilanciare i carichi di lavoro con le gambe. Sovvertendo ogni previsione anche qui emerge rapidamente: 4° posto nel 2007 alla maratona di New York; maglia tricolore ai campionati italiani del 2010; medaglia d’argento nella prova a cronometro del 2011 in Danimarca e 5° nella tappa in linea.
Nel 2012 ci sono i Giochi paralimpici di Londra; questi i risultati: oro nella cronometro, oro nella tappa in linea, argento nella staffetta insieme a Francesca Fenocchio e Vittorio Podestà. Per queste vittorie Alex viene designato portabandiera azzurro; al termine delle paraolimpiadi viene nominato “atleta del mese”.

Nel 2013, in Canada, vince la coppa del mondo e nel successivo campionato del mondo vince tre medaglie d’oro.
Nello stesso anno, ai mondiali USA vince due ori nella cronometro e nella staffetta e l’argento nella tappa in linea, giungendo dietro il sudafricano Ernst Van Dyk.
Il 19 giugno 2020 il destino si accanisce di nuovo su Alex: nel comune di Pienza (SI), nel corso di un’esibizione in handbike di atleti paralimpici rimane coinvolto in un incidente con un camion riportando un grave politrauma cranico che lo obbligherà ad un ulteriore lungo e difficile percorso ospedaliero.
Attualmente sta affrontando, come sempre da vero atleta, cicli di terapie riabilitative al centro iperbarico di Ravenna.
Forza Alex, ti stiamo aspettando. Ci conforta sapere che sei in ottime mani: c’è Daniela con te.

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