ACCADDE OGGI 29 SETTEMBRE 1944: HA INIZIO IL MASSACRO PASSATO ALLA STORIA COME L’ECCIDIO DI MARZABOTTO

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L’eccidio di Marzabotto è in realtà un insieme di stragi di civili rastrellati a caso dai tedeschi e dai fascisti in vari comuni appenninici della provincia di Bologna, tra il 29 settembre e il 5 ottobre 1944. Marzabotto ha dato il nome al tragico evento ma rastrellamenti e fucilazioni hanno interessato anche i vicini comuni di Grizzana (oggi Grizzana Morandi, in onore del pittore Giorgio Morandi), Monzuno e Camugnano. Le vittime complessive, secondo stime del 1994, sono 1676.
Le fucilazioni di massa di civili rastrellati a caso sono una conseguenza della “dottrina Kesserling”, dal nome del feldmaresciallo Albert Konrad Kesserling, comandante delle operazioni militari tedesche in Italia, autore del celebre quanto macabro motto “per ogni tedesco 10 italiani”.
Quello di Marzabotto segue di poco più di un mese un altro orrendo massacro di civili italiani: quello di S. Anna, frazione di Stazzema (LU) in cui, in tre ore di fucilazioni continue, vengono assassinate 560 persone, tra cui molti bambini.
La colpa dei caduti emiliani è quella di trovarsi a ridosso della cosiddetta “linea gotica”, la seconda linea difensiva dei tedeschi costituita con lo scopo di fermare l’avanzata verso nord degli alleati anglo-americani dopo la “linea Gustav”, allestita tra Lazio e Campania, ma sfondata dalle operazioni alleate nel ’43-’44.
La linea gotica era diventata teatro di continue e importanti azioni da parte delle formazioni partigiane le quali, conoscendo benissimo il territorio, erano praticamente imprendibili. Il monte Sole, quello sul quale insistono i comuni martiri, era un ottimo rifugio e tutti i tentativi di espugnarlo da parte della wehrmacht, delle SS e delle milizie fasciste erano stati respinti con perdite.

Frustrato da questi insuccessi Kesserling incarica il maggiore di origini austro-ungheresi Walter Reder di organizzare il massacro sistematico della popolazione civile (Reder è considerato anche probabile co-assassino del cancelliere austriaco Engelbert Dollfuss, ucciso a Vienna nel 1934 perché favorevole all’autonomia dell’Austria dalla Germania). La mattina del 29 settembre di 77 anni fa i reparti di Reder, SS e fascisti italiani rastrellano ogni casa, ogni frazione, ogni villaggio, ogni casolare ed ogni comune dell’area del monte Sole mitragliando chiunque, da solo, in famiglia o in gruppo si fosse trovato sulla loro strada. Vengono assassinati anche un gruppo di civili che si erano rifugiati in una chiesa per pregare.
Ricerche successive hanno ricostruito episodi di violenza inaudita: neonati decapitati e bambini arsi vivi; mesi dopo il massacro viene ritrovato il corpo decapitato del parroco Giovanni Fornasini.

Un’appendice dolorosa e vergognosa all’eccidio è collegata ai processi seguiti al crollo del nazismo e alla cattura dei maggiori criminali di guerra tedeschi e fascisti, molti dei quali poterono godere di protezioni occulte, sconti di pena, depistaggi, fughe e dell’archiviazione nel celebre “armadio della vergogna”.

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