ACCADDE OGGI 3 DICEMBRE 1967: IL CHIRURGO SUDAFRICANO CHRISTIAAN BARNARD ESEGUE IL PRIMO TRAPIANTO DI CUORE DELLA STORIA

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Da tempo immemore Il cuore è mito letterario e simbolo di amore e di bene e nell’antichità si credeva fosse la sede delle emozioni per via della sua capacità di variare i battiti a seconda degli stati d’animo e ogni giorno della nostra disincantata contemporaneità milioni di cuoricini virtuali fanno il giro della web-sfera.
Ma in questo caso la realtà supera la fantasia perché il cuore è un organo estremamente sofisticato e intelligente in grado di rimodulare continuamente il suo regime di funzionamento in ragione delle esigenze dell’organismo provvedendo a far giungere ad ogni distretto corporeo, compreso se stesso, tramite il sangue, la corretta quantità di ossigeno, nutrimento, ormoni, anticorpi e persino medicine e portare via anidride carbonica e scorie metaboliche.
Il cuore gode della particolare caratteristica di generare da sé i segnali elettrici necessari a produrre le contrazioni che spingono il sangue in tutte le arterie dell’organismo.
Sfortunatamente, come tutti gli organi, anche il cuore può incorrere in problemi e stati patologici. Molte patologie cardiache possono essere curate con trattamenti farmacologici, con il massaggio cardiaco, il defibrillatore o con interventi chirurgici di precisione, come il bypass aorto-coronarico o la riparazione/sostituzione di una valvola cardiaca ma quando la patologia è di livello sistemico sono necessari interventi più radicali.

Anche i trapianti, prima di diventare un’opzione medica, hanno attraversato una lunga fase mitologica e probabilmente la massima espressione di questa mitologia è “Frankestein”, il personaggio gotico generato dalla fantasia di Mary Shelley (moglie del grande poeta britannico Percy B. Shelley), costruito unendo insieme varie parti di cadaveri.
A cavallo fra ‘800 e ‘900 la chirurgia aveva fatto progressi notevoli e trapianti di organo cominciavano ad essere sperimentati su animali ma in quell’epoca non si conosceva ancora bene un importante attore nascosto: il sistema immunitario che combatte e attacca ogni entità estranea che penetra nel nostro organismo; figuriamoci quando ad essere trapiantato è un intero organo. Un fenomeno che i medici chiamano “rigetto”.

Ma il rigetto non è l’unico problema correlato al trapianto di cuore perché per essere trapiantato occorre un cuore vivo (il cosiddetto “cuore battente”) e questo implica che il donatore sia dotato di un sistema circolatorio ancora in buono stato e nei primi decenni del ‘900 la cessazione del battito cardiaco era ancora la condizione per la certificazione di morte; la nozione di morte cerebrale non era ancora del tutto accettata.

È probabile che il cardiochirurgo Christiaan Barnard, il 3 dicembre di 54 anni fa, all’ospedale
Groote-Schuur di Città del Capo, abbia potuto guadagnare il titolo di pioniere ed effettuare il primo trapianto di cuore della storia perché i vincoli etici in vigore in quegli anni in Sudafrica erano più deboli che altrove. In effetti i più avanzati nel campo del trapianto cardiaco erano i cardiochirurghi americani ma negli USA, ad espiantare un cuore battente, si rischiava l’incriminazione per omicidio.
Il trapianto fu eseguito da Barnard su Luis Washkansky, uno sportivo lituano affetto da una gravissima insufficienza cardiaca; la donatrice era Denise Darvall, una giovane donna di 25 anni investita da un’automobile per la quale il padre aveva dato il consenso per l’espianto.
L’intervento è portato a termine da un’equipe di venti persone; si racconta che Christiaan Barnard, al termine dell’ultima connessione abbia detto “Cristo, funzionerà!”.
In effetti Washkansky reagisce bene al prodigioso intervento e dopo un giorno e mezzo è in grado di parlare ma morirà 18 giorni dopo a causa di una grave polmonite, sopraggiunta probabilmente a causa dei farmaci immunosoppressori utilizzati per rallentare il rigetto.

Ma una nuova via alla cardiochirurgia era stata aperta e nel giro di qualche decennio il trapianto (non soltanto) di cuore diviene un protocollo standard della medicina moderna.
Per i lettori de “La mia città news” ricordiamo due poli di eccellenza dell’ospedale di Belcolle: il reparto di
Cardiologia ed Emodinamica, diretto dal dott. Luigi Sommariva, che effettua esami di ecocardiografia transtoracica, transesofagea, da stress farmacologico, Holter pressorio, Holter cardiaco, ECG a riposo e da sforzo al cicloergometro e attività ambulatoriali dedicate rivolte a pazienti con cardiopatia ischemica o con scompenso cardiaco.
L’UTIC, Unità Terapia Intensiva Cardiologica, diretta dal dott. Francesco Serra.

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