ACCADDE OGGI 3 GENNAIO 1889: A TORINO AVVIENE IL CELEBRE CROLLO MENTALE PUBBLICO DEL FILOSOFO FRIEDRICH NIETZSCHE

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Sostiene il filosofo e matematico britannico Alfred N. Whitehead (1861-1947) che “tutta la storia della filosofia occidentale non è che una serie di note a margine su Platone”.
Dunque niente di nuovo rispetto a quanto non avessero già trovato i greci?
Se il dogma di Whitehead dovesse riconoscere eccezioni a tale sorprendente stagnazione tra queste certamente ricadrebbero i tedeschi Immanuel Kant (1724-1804) e Friedrich Wilhelm Nietzsche (1844-1900).
Friedrich Niestzsche è tra i massimi filologi della classicità greca ma è anche uno dei più estremi innovatori del pensiero filosofico moderno e l’innovazione può essere considerata il suo maggiore stigma identitario.
La spinta innovativa del grande filosofo tedesco è riscontrabile ad almeno due livelli: quello della produzione intellettuale e quello della sua parabola esistenziale e non poche delle sue prese di posizione corrono lungo il sottile borderline dislocato tra lucidità e follia.
Nietzsche è anche il filosofo che innalza ironia, provocazione e parodia a metodo critico e anche questo contribuisce a collocarlo tra i più inesorabili innovatori del pensiero contemporaneo.
Questi alcuni dei suoi celebri aforismi tratti dai suoi scritti:

“Non può esserci un Dio perché, se ce ne fosse uno, non crederei che non sia io.”

“Così mi disse una volta il diavolo: «Anche Dio ha il suo inferno: è il suo amore per gli uomini».”

“Dovunque mi arrampichi io sono seguito da un cane chiamato ‘ego’.”

“Il sognatore mente a se stesso, il bugiardo solo agli altri.”

«Dio è morto! Dio resta morto! E lo abbiamo ucciso noi!»

“Il futuro influenza il presente tanto quanto il passato.”

Si racconta che diversi decenni dopo la morte del filosofo, la futura stella del rock USA Jim Morrison, al conseguimento del diploma, ai genitori che gli chiedevano cosa desiderasse in premio, abbia indicato l’opera completa di Nietzsche…

A fine Ottocento Nietzsche è un filosofo controverso ma ormai ampiamente affermato, con alle spalle una ricca serie di fondamentali pubblicazioni; tra queste si ricordano “La nascita della tragedia dallo spirito della musica, ovvero grecità e pessimismo” (1872); “La filosofia nell’epoca tragica dei Greci” (1870-1873); “Considerazioni inattuali” (1876); “Umano, troppo umano” (1878); “La gaia scienza” (1882); “Così parlò Zarathustra” (1885), l’opera in cui è prefigurata l’insorgenza dell’oltreuomo (o “superuomo”) e “Al di là del bene e del male” (1886).
Nel 1888 decide di trasferirsi a Torino, dove trova le condizioni ottimali per riflettere e continuare a scrivere; qui darà alle stampe “L’Anticristo”, “Il crepuscolo degli idoli” e “Ecce Homo”.
Il 3 gennaio 1889 accade l’episodio che passerà alla storia come il suo “crollo mentale”.
Secondo alcune ricostruzioni il 3 gennaio di 133 anni fa, in piazza Carignano, assiste alla scena di un cocchiere che fustiga a sangue il suo cavallo; l’episodio scatena una violenta reazione nervosa nel filosofo che crolla in un pianto dirotto, abbraccia il cavallo e lo bacia.
Non ci sono riscontri storiografici certi di questo episodio; quello che è sicuro è che le condizioni mentali di Nietzsche cominciano a peggiorare ma le diagnosi di questo peggioramento saranno diverse e mai definitivamente chiarite, oscillanti fra tumore, neurosifilide e altre patologie mentali.
Tra le varie ipotesi una oggi tra le più accreditate è la “CADASIL”, una malattia rara, di natura genetica, trasmessa in linea soltanto maschile, che determina un grave e progressivo deterioramento della circolazione sanguigna nel cervello.
Un importante riscontro di questa ipotesi sta nella circostanza che padre e nonno del filosofo siano entrambi morti a causa di una malattia cerebrale mai identificata.
Gli ultimi anni di vita del filosofo saranno un lungo e doloroso itinerario fra cliniche psichiatriche svizzere e tedesche.
Morirà nel 1900 per le conseguenze di una polmonite dopo oltre undici anni di paralisi e demenza progressiva.

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