ACCADDE OGGI – 3 maggio 2005: assolti i colpevoli della strage di piazza Fontana

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Può accadere che un soggetto riconosciuto colpevole di reato venga assolto? Sì, può accadere in forza del principio giuridico “ne bis in idem”, ossia “non due volte per la medesima cosa”, quando i riconosciuti colpevoli siano stati precedentemente assolti con sentenza definitiva. Fu così che Franco Freda, Giovanni Ventura ed altri, tutti della cellula eversiva e terroristica Ordine Nuovo, nella sentenza del 3 maggio 2005 vennero giudicati non processabili malgrado fosse stata definitivamente accertata la loro diretta responsabilità e persino individuato l’esecutore materiale dell’attentato del 12 dicembre del 1969 alla Banca Nazionale dell’Agricoltura di Milano. Per la medesima ragione i parenti delle vittime furono “condannati” al pagamento delle spese processuali.

La strage, passata alla storia come “strage di piazza Fontana”, è uno dei più dolorosi e opachi episodi della storia italiana. La vicenda è stata talmente raccontata che pochissimi sanno come sono andate effettivamente le cose. Un intreccio di eversione, terrorismo, depistaggi, servizi segreti deviati, false accuse, falsi accusati, falsi suicidi e indebite interferenze e protezioni da destare raccapriccio.

Questa la sintetica ricostruzione dei fatti.

Alle 16.37 del 12 dicembre 1969 una bomba piazzata nella Banca Nazionale dell’Agricoltura causa 17 morti e 88 feriti. Il primo di una lunga serie di attentati che insanguinerà l’Italia fino ai primi anni ’90. Le indagini si indirizzarono subito verso “gruppi anarcoidi” e i primi ad essere incolpati furono gli anarchici Pietro Valpreda e Giuseppe Pinelli; entrambi poi facilmente dimostrati innocenti già a seguito delle prime indagini. Ma Giuseppe Pinelli, trattenuto oltre le 48 ore consentite per il fermo di polizia, morì a causa di una misteriosa caduta dal 4° piano della questura di Milano dove era ancora sotto interrogatorio. La prima versione ufficiale fu di “suicidio” ma, quando tale versione apparve poco credibile, la motivazione venne mutata in “caduta accidentale a seguito di malore” ed è questa ancora oggi la versione ufficiale. Le organizzazioni di sinistra accusarono il commissario Luigi Calabresi della morte di Pinelli ma le indagini hanno accertato che Calabresi non si trovava nella sala dell’interrogatorio al momento della caduta.

Calabresi morirà assassinato il 17 maggio 1972 da un commando formato da Ovidio Bompressi e Leonardo Marino su mandato di Giorgio Pietrostefani e Adriano Sofri, tutti del gruppo “lotta continua”.

Pietrostefani è recentemente tornato al centro dell’attenzione pubblica in quanto membro del gruppo dei terroristi italiani rifugiati in Francia per il quale l’Italia, dopo un lungo negoziato, ha finalmente ottenuto l’estradizione.

Le indagini e i processi sulla strage di piazza Fontana sono una lunga scia di eventi, contro-eventi, depistaggi e lungaggini, a cominciare dalle sedi: il primo processo inizia il 23 febbraio 1972 a Roma, viene poi trasferito a Milano e poi a Catanzaro. Malgrado questa insolita catena di cambiamenti le indagini portarono facilmente verso la cosiddetta “pista nera” e la prima sentenza fu la condanna all’ergastolo per i neofascisti Freda e Ventura e per Guido Giannettini, giornalista e membro dei servizi segreti italiani. Curiosamente venne condannato anche l’anarchico Valpreda per “associazione a delinquere”.

Ma la successiva sentenza d’appello ribaltò tutto: assolse tutti gli imputati dall’accusa di strage ma li condannò a 15 anni per altri reati. Solo Valpreda si vide confermare la condanna originaria. La successiva sentenza di in Cassazione confermò le assoluzioni ma ordinò un nuovo processo d’appello. Tutti i nuovi processi si conclusero con assoluzioni con l’eccezione del generale Gianadelio Maletti e del capitano Antonio Labruna, dei servizi segreti italiani, riconosciuti colpevoli di depistaggio e di aver cercato di far evadere Giovanni Ventura. Ma Maletti non ha mai scontato la pena essendosi rifugiato in Sudafrica. In un’intervista del 2000 rilasciata a Repubblica Maletti dichiarerà che l’americana CIA ha avuto un ruolo nelle stragi fasciste italiane.

Negli anni ’90 il magistrato Guido Salvini scopre un nuovo filone di indagini che, nel confermare il ruolo di Freda e Ventura, portò al rinvenimento dell’esecutore materiale dell’attentato: Delfo Zorzi. Ma Zorzi era già da tempo scappato in Giappone dove tuttora gode di immunità e fa l’imprenditore.

All’inchiesta seguirono altri tre processi, nel 2001, con condanne, nel 2004, con assoluzioni ed è questa la ragione dell’assoluzione definitiva e obbligata del 3 maggio di 16 anni fa.

Una significativa appendice al filone stragista è stato il processo aperto sulla morte dell’anarchico Giuseppe Pinelli: quando il giudice Carlo Biotti decise la riesumazione e l’autopsia della salma di Pinelli venne prima ricusato, poi sospeso dalle funzioni e poi processato; ma la sentenza terminò con l’assoluzione con formula piena. Tuttavia la sentenza di morte accidentale restò.

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