ACCADDE OGGI 30 AGOSTO 1860: NASCE GIUSEPPE “JOE” PETROSINO, IL PRIMO SUPERPOLIZIOTTO DELLA STORIA

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Giuseppe Petrosino nasce 161 anni fa a Padula, comune del salernitano famoso per i fatti del patriota Carlo Pisacane. La sua è una modesta famiglia ma il padre, sarto, si preoccupa di fornire un’istruzione ai figli e i quattro fratelli Petrosino sono tra i pochissimi che in paese sanno leggere e scrivere.
È il 1873 quando il 13-enne Giuseppe, insieme a tutta la famiglia, emigra negli USA e si sistema nel quartiere “Little Italy” di New York, allora infestato dalla cosca mafiosa “la mano nera”, perlopiù di origine siciliana. Così Giuseppe diventa Joe. Il giovanissimo Joe è un adolescente molto intraprendente e onesto: comincia col vendere giornali, poi lucida le scarpe dei facoltosi clienti e si mette d’impegno a studiare l’inglese. Nel 1877, a 17 anni, ha i requisiti per prendere la cittadinanza USA; l’anno dopo viene assunto dal comune di New York come netturbino e in poco tempo diviene caposquadra.
Sono questi gli anni che dirottano la sua biografica facendolo diventare il più famoso poliziotto della storia. Il passaggio non sarà semplice, per la diffidenza nei confronti degli italiani e perché era basso di statura (non arrivava a 160 Cm); in compenso era dotato di una forza erculea. I fattori decisivi per il salto di carriera e di livello sono due: le sue straordinarie doti di acume, intelligenza e senso etico e perché a capo dell’assessorato alla polizia di New York c’era in quegli anni il 37-enne Theodore Roosevelt, futuro 26° presidente USA (da non confondere con Franklin Delano Roosevelt, 32° presidente), che prende in grande stima il giovane Petrosino. Così, nel 1883, Petrosino entra nei ranghi della polizia di New York; due anni dopo è promosso sergente. In poco tempo Petrosino diventa lo spauracchio dei criminali di Little Italy, allora praticamente in mano alle cosche mafiose; la ragione profonda del suo impegno contro la “mano nera” derivava dalla circostanza che l’organizzazione mafiosa stava progressivamente incrinando i sentimenti di simpatia e fiducia che gli americani nutrivano in generale per gli italiani e questo, per uno dotato del senso etico di Petrosino, era assolutamente inaccettabile. In poco tempo Joe Petrosino diviene l’incubo dei criminali di Little Italy e oggetto di generalizzata ostilità.
Dal momento che nei dialetti meridionali “petrosino” è il nome del prezzemolo si diffonde la parola d’ordine “Petrosino ind’ ‘a minestra” come avvertimento della presenza del poliziotto nel quartiere italiano della metropoli USA.
Per i risultati ottenuti, nel 1905 Petrosino è promosso al grado di tenente e posto al comando di una squadra speciale (“italian squad”) di poliziotti italiani; una sorta di “antimafia” dell’epoca.
Nel 1909 Joe Petrosino giunge in Sicilia per condurre una delicata indagine sotto copertura su alcune cosche locali, quelle che detenevano il comando strategico dell’intera rete criminale mafiosa, comprese le filiali americane. Per motivi rimasti sconosciuti la missione, classificata “top secret”, finisce pubblicata sul New York Herald; ma Petrosino non si ferma. Le organizzazioni mafiose siciliane si vedono per la prima volta minacciate sul proprio territorio e pianificano un attentato.
Alle 20.45 di venerdì 12 marzo 1909 due killer, che evidentemente lo avevano accuratamente pedinato, nel giardinetto di piazza Marina di Palermo, tendono un agguato al famoso poliziotto sparandogli contro quattro colpi di pistola; tutti i presenti, come obbedendo ad un copione ben collaudato, si allontanano fuggendo. L’unico ad intervenire è un giovane marinaio anconetano evidentemente ignaro delle pratiche mafiose e omertose; sarà l’unico testimone a veder spirare il più grande poliziotto della storia.
Settantatré anni dopo la storia esibisce uno dei suoi celebri ricorsi con l’assassinio del generale dei Carabinieri Carlo Alberto Dalla Chiesa.

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