ACCADDE OGGI 30 MARZO 2013: MUORE AD ACILIA FRANCO CALIFANO, IL CALIFFO DELLA CANZONE

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Franco Califano una “vita spericolata” l’ha vissuta davvero.
Gli inizi promettono una biografia molto diversa per colui che sarebbe poi diventato ”il califfo della canzone italiana”. Figlio di un militare, secondo di tre figli, Franco Califano nasce il 14 settembre 1938 a Tripoli, in Libia, allora colonia italiana. Con lo scoppio della seconda guerra mondiale la famiglia rientra in Italia, trasferendosi poi a Roma alla fine della guerra.
Dopo la prematura scomparsa del padre frequenta scuole ecclesiastiche e un istituto di ragioneria. Opta per un corso serale perché durante il giorno aveva cose più interessanti da fare.
Inizia presto ascrivere poesie ma, rendendosi rapidamente conto di non possedere i bioritmi giusti per quel genere di scrittura, si dedica alla composizione di canzoni. Una vocazione che interrompe a causa di un discreto successo come attore di fotoromanzi; si trasferisce a Milano perché la Milano degli anni ’50 e ’60 era un laboratorio di opportunità.
Ma il successo non arriva e per questo torna a Roma dove, a 19 anni, si sposa con Rita Di Tommaso; dal matrimonio nasce la figlia Silvia.

A Roma riprende a coltivare la mai sopita vocazione di autore di canzoni e il successo questa volta non si fa attendere: “E la chiamano estate”, scritta nel 1965 per Bruno Martino e “La musica è finita”, con musica di Umberto Bindi, portata al successo da Ornella Vanoni nel ‘67, sono brand permanenti della memoria collettiva degli italiani.
Grazie a questi successi, nel ‘72 ottiene di incidere un intero album (un format, quello del “long playng”, allora ancora poco diffuso in Italia, dove si continuava a preferire il prodotto 45 giri) dal titolo “ ‘N bastardo venuto dar sud”, di contenuto autobiografico, poco ricordato se non per il brano “Semo gente de borgata”, portato poi al successo dai “Vianella”, ossia i coniugi Edoardo Vianello e Wilma Goich.
Il ‘72 è anche l’anno in cui viene coinvolto, insieme a Walter Chiari e Lelio Luttazzi, in un clamoroso caso di droga dal quale sarà successivamente assolto. Un episodio che contribuisce a creare intorno a lui l’aura di “artista bello e maledetto”.

Nel ‘73 compone, insieme a Mario Baldan Bembo, quello che è probabilmente il suo maggior hit autoriale: “Minuetto”, portato al successo internazionale da Mia Martini.
Il ’73 è un anno ricco di soddisfazioni perché “Un grande amore e niente”, scritto a 6 mani per Peppino di Capri, vince a San Remo.
Dopo tanti anni vissuti da autore per la voce di altri arriva finalmente il successo personale: nel ‘76 pubblica il celebre album “Tutto il resto è noia”, il tempo in cui gli italiani, dopo un’iniziale diffidenza, avevano cominciato ad apprezzare il “long playng”; il 33 giri vende un milione di copie restando in classifica per quasi due mesi.

I contenuti amari e scabrosi del disco gli meritarono l’appellativo “il Pasolini della canzone”.
A partire dal ‘79 interpreta anche parti in diversi film per alcuni dei quali scriverà anche la colonna sonora; tra questi “Viola bacia tutti”, del 1998 e “Questa notte è ancora nostra”, del 2008.
Ma l’eclettismo del “Califfo” non si ferma: diventa personaggio televisivo, autore di libri, tutti di ispirazione autobiografica, come “Ti perdo – Diario di un uomo da strada”, “Il cuore nel sesso”, “Sesso e sentimento” e “Calisutra” (unione di Califano e Kama-sutra) cimentandosi anche nell’attività di produttore discografico per big come Gabriella Ferri, Ricchi e Poveri e Donatella Rettore.
Nel 1984 Califano viene arrestato per traffico di stupefacenti e associazione a delinquere di stampo camorristico, nello stesso filone in cui è coinvolto anche il noto conduttore televisivo Enzo Tortora; le accuse si sostengono su rivelazioni di pentiti di camorra. Inizialmente le accuse vengono ritenute credibili, anche in conseguenza del fatto che “il Califfo” intratteneva pubblici rapporti con il boss Francis Turatello; rapporti che Califano ha sempre ammesso. Ma le accuse dei pentiti non saranno considerate attendibili dai giudici e lui e Tortora saranno assolti.


Gli anni ’90 e 2000 sono anni che, per un personaggio del calibro di Califano, si potrebbero qualificare come di tranquillo galleggiamento, in cui alterna apparizioni televisive a serate in vari locali, mettendo in valore i suoi cospicui “cavalli di battaglia”.
Inaspettatamente, in quegli anni, cominciano a comparire problemi di salute e persino economici; problemi che lo indurranno a invocare la “Legge Bacchelli”, la legge per il sostentamento degli artisti caduti in condizione di indigenza.
Franco Califano muore per infarto ad Acilia il 30 marzo 2013, esattamente nove anni fa, congedandosi con una delle sue celebri frasi: “Mi accorgerò di essere vecchio solo cinque minuti prima di morire”.

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