ACCADDE OGGI 30 NOVEMBRE 1895: NASCE A BAGNOREGIO IL FUTURO VESCOVO VINCENZO BONAVENTURA MEDORI

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Bonaventura e Medori; un nome ed un cognome che suonano come un marchio di riconoscimento e appartenenza a Bagnoregio, la cittadina patria di San Bonaventura e conosciuta in tutto il mondo per Civita.

Probabilmente sono in pochi a conoscere vita e opere del Vescovo Vincenzo Bonaventura Medori, nato il 30 novembre di 126 anni fa nel gioiello altolaziale e lì sepolto nella chiesa di Sant’Agostino.
Tuttavia nella chiesa cattolica vige la “genealogia episcopale”, in sostanza la ricostruzione delle linee di discendenza tra consacratore e consacrato nell’ordinazione episcopale e scorrendo quella di Vincenzo Bonaventura Medori si riscontrano nomi illustri, che hanno fatto la storia della chiesa, tra cui il cardinale Luigi Caetani, del medesimo casato di papa Bonifacio VIII, i papi Benedetto XIII, Benedetto XIV e Clemente XIII, i cardinali Marcantonio Colonna e Carlo Odescalchi e il mai dimenticato ultimo vescovo di Bagnoregio, Luigi Rosa.

Vincenzo Bonaventura compie la sua formazione seminarile a Bagnoregio e viene ordinato sacerdote il 9 luglio 1922 nella chiesa di San Donato, dall’allora vescovo Ludovico Antomelli, già vicario apostolico in Libia nel 1913. Il primo incarico è quello di vicario parrocchiale a Lubriano, in sostanza lo stretto collaboratore del parroco per diventare presto vicario generale della diocesi, ossia stretto collaboratore del vescovo a capo della diocesi. Il 17 luglio 1945 è nominato da papa Pio XII vescovo della diocesi campana di Calvi e Teano, a sua volta appartenente all’arcidiocesi di Napoli. La consacrazione avviene poco più di due mesi dopo, il 30 settembre, nella medievale cattedrale di Teano; il vescovo consacratore è proprio Luigi Rosa, vescovo di Bagnoregio.

Un percorso che è testimonianza delle qualità personali di Vincenzo Bonaventura; qualità che mette particolarmente in luce nella ricostruzione morale e organizzativa della diocesi campana; la sua biografia racconta anche una costante vicinanza al difficile mondo dei lavoratori. La stessa biografia racconta pure del suo mai interrotto attaccamento per la diocesi di Bagnoregio, testimoniato dal restauro a proprie spese della chiesa di Sant’Agostino.
Muore il 12 agosto 1950, all’età di 54 anni, per una grave malattia polmonare ed è sepolto proprio nella chiesa dedicata a Sant’Agostino.

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