ACCADDE OGGI 31 OTTOBRE 1795: NASCE A LONDRA JOHN KEATS, IL POETA IL CUI NOME FU SCRITTO NELL’ ACQUA

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Guardando alla parabola esistenziale di John Keats diviene inevitabile l’accostamento al quasi coetaneo Giacomo Leopardi (1798-1837); come il grande poeta italiano sviluppa una precocissima e pervasiva passione letteraria consumando letteralmente la gioventù sui libri e sulle carte per morire giovanissimo a Roma all’età di 25 anni.
Diversamente dal poeta recanatese Keats nasce in una famiglia di modesti lavoratori: il futuro padre Thomas, garzone in una taverna nella zona di Moorgate (un’antica porta di Londra costruita dai romani, demolita nel 1762), nel 1794 sposa la figlia del proprietario e subentra al suocero nella gestione del locale. Dal matrimonio nascono cinque figli di cui John è il primogenito. Nel 1803 i genitori iscrivono John alla scuola privata del reverendo John Clarke dove avrà un percorso controverso: si appassiona alla letteratura ma rivela anche un carattere indocile e insofferente. Di questa esperienza gli rimarrà la duratura amicizia con il colto ed esuberante Charles C. Clarke, figlio del reverendo.

Dal 1804, quando John ha nove anni, la vita si accanisce sui fratelli Keats: il padre muore in un incidente, qualche anno dopo muore anche la madre malata di tubercolosi e un fratello muore giovanissimo; la nonna materna non è in grado di provvedere ai nipoti che vengono affidati a due tutori. John viene tolto dalla scuola del reverendo Clarke e mandato come apprendista in una farmacia di Edmonton, città a nord di Londra oggi inclusa nell’area metropolitana della capitale britannica. Ma per l’irrequieto John la pratica farmaceutica è troppo angusta e, nel 1815, all’età di 20 anni, abbandona l’apprendistato e si iscrive alla scuola di medicina del Guy’s Hospital, un importante ospedale nel sud-est di Londra. Malgrado i buoni risultati di studente John è tutt’altro che soddisfatto e si concentra, da autodidatta, negli studi letterari e poetici, incoraggiato in questo dall’amico Charles C. Clarke. Si appassiona alle opere del poeta britannico Edmund Spenser (1552-1599), elevato nel ‘500 al rango di “poeta di stato” dalla regina Elisabetta I, a Torquato Tasso, all’Iliade e all’Odissea, tradotti in inglese dal poeta, drammaturgo e traduttore George Chapman (1559-1604), al poeta, scrittore, teologo e statista John Milton (1608-1674) e a molti altri autori. Le biografie attribuiscono all’anno 1813 la sua prima composizione poetica, non a caso denominata “Imitation of Spenser”. In questo denso e appassionato periodo di studio e formazione si lega di profonda amicizia al poeta e critico Leigh Hunt (1784-1859), direttore del giornale “The Exanimer”, che proprio su questo foglio pubblicherà la poesia “O Solitude” di Keats.


La passione letteraria diviene così intensa da indurre Keats ad abbandonare gli studi di medicina al Guy’s Hospital. Nel 1817 pubblica il suo primo volume di versi e in poco tempo diviene figura di riferimento per il Romanticismo britannico e per molti giovani letterati ed artisti contemporanei tra i quali Percy Bysshe Shelley (1792-1822) e Lord Byron (1788-1824).
Keats, Shelly e Byron saranno accomunati in un’unica mitologica eterna memoria collettiva per la loro contemporaneità generazionale e stilistica e per la comune morte precoce.


Il nome di Shelley è inoltre legato a quello della moglie, Mary Shelley (1797-1851), autrice del celeberrimo romanzo “Frankestein”.
Il 1818 è un anno cruciale perché è probabilmente in questo periodo che Keats si ammala di tubercolosi, perché, in ottobre, conosce la 18-enne Frances (Fanny) Brawne Lindon (1800-1865) con la quale avrà una contrastata relazione sentimentale che tuttavia durerà fino alla morte di lui e perché è l’inizio di quello che gli studiosi del poeta britannico definiscono “annus mirabilis”: fine 1818 e 1819.
Nell’appartato ritiro nel quartiere londinese di Hampstead compone e pubblica opere che gli daranno fama mondiale; tra queste la raccolta di poesie “Poems”, i poemi “Endymion” (in realtà iniziato nel 1817), ispirato alla multiforme mitologia di Endimione, bellissimo giovane, archetipo di tutte le bellezze, amato dalla dea Selene e “Hyperion”, anch’esso centrato sulla natura della bellezza, “Lamia”, che affronta il difficile rapporto tra ragione e sentimento e “The Eve of St Agnes”, opera dedicata all’amore.
Un altro filone di quell’anno magico sarà quello delle odi: “Ode to Psyche”, “Ode on a Grecian Urn”, “Ode to a Nightingale”.
Ma mentre compone le sue condizioni di salute peggiorano al punto che i medici gli suggeriscono di trasferirsi in Italia, dove il clima è migliore; insieme all’amico Joseph Severn (1793-1879), importante pittore con opere esposte nei maggiori musei di Londra, anche lui interessato ai soggetti italiani, decide di trasferirsi a Roma.
Il 13 settembre 1820 Keats e Severn si imbarcano per Roma ma il viaggio non sarà facile perché una forte tempesta costringe la nave a dirottare su Napoli dove il poeta è sottoposto ad una dura quarantena per sospetto contagio di colera. Quando finalmente il 14 novembre raggiunge Roma la salute di Keats è ulteriormente peggiorata. Nel suo soggiorno romano va ad abitare in Piazza di spagna, nella palazzina che si trova sulla destra accanto alla scalinata di Trinità dei Monti.
Il 30 novembre scrive quello che probabilmente è il suo ultimo testo: una lettera indirizzata all’amico Charles Armitage Brown in cui racconta: “Ho la sensazione continua che la mia vita reale sia già passata, e di star quindi conducendo un’esistenza postuma”.
John Keats muore il 23 febbraio 1821, all’età di 25 anni; è sepolto nel cimitero acattolico di Roma vicino alla Piramide Cestia. Nella tomba non sono riportati né nome né data ma un epitaffio nel quale si legge “Qui giace un uomo il cui nome fu scritto nell’acqua”.

Nella casa di Piazza di Spagna, dal 1909 è istituita la “Keats-Shelley House”, una casa-museo aperta al pubblico contenente una preziosa collezione di opere d’arte, manufatti, manoscritti e prime edizioni delle opere di Keats, Shelley e Lord Byron insieme a numerosi oggetti donati o appartenuti ad amici ed estimatori dei tre grandi poeti tra cui Jorge Luis Borges, Oscar Wilde, Mary Shelley, Walt Whitman etc. e a una grande biblioteca specializzata nel romanticismo britannico.

“[…] Per quanto diversi fossero gli amici che ebbe, a ognuno egli diede qualcosa di sé stesso e ne ricevette in cambio un affetto raro per profondità di sentimento. Si può dire che la bellezza delle sue poesie è un riflesso della bellezza della sua vita”. Ernest de Sélincourt (1870-1943) critico letterario britannico

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