ACCADDE OGGI 4 APRILE 1968: VIENE ASSASSINATO MARTIN LUTHER KING; IL SOGNATORE DELLA RIVOLUZIONE NON VIOLENTA

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Michael King Jr., universalmente conosciuto come Martin Luther King, nasce il 15 gennaio 1929 ad Atlanta, la capitale della Georgia, uno degli stati di quel “profondo sud” degli USA mestamente famoso per le storie di schiavitù, di segregazione e assassini a sfondo razziale.
Il padre, Martin Luther King senior, era di origini nigeriane ed era anche il reverendo pastore della chiesa battista, una corrente del protestantesimo anglosassone; la madre, Alberta, era organista e corista di chiesa.
Il piccolo Mike (così era chiamato in famiglia) è molto legato al padre e lo accompagna in alcuni viaggi in Terra Santa, in Europa e persino nella Germania nazista, dove si era voluto recare per conoscere la terra di Martin Lutero.
Su consiglio del padre, nel 1948, a 19 anni, intraprende un corso di studi religiosi presso il Crozer Theological Seminary in Pennsylvania dove sarà un ottimo studente; nel 1950 partecipa ad una conferenza sul Mahatma Gandhi, figura alla quale viene spesso accostato. Nel 1951 si iscrive all’università di Boston; è qui che conosce Coretta Scott, che sposa nel ‘53. Nel ‘55 si laurea in filosofia. Un anno prima, nel ‘54 aveva accettato l’incarico di pastore presso una chiesa battista di Montgomery, capitale dell’Alabama, un altro stato del sud. Qui tiene il suo primo sermone dal titolo “le tre dimensioni di una vita completa”. Poco dopo entra nella NAACP (Associazione nazionale per la promozione delle persone di colore).

Il 1955 è l’anno di quello che verrà chiamato “il caso Rosa Parks”, la donna di colore arrestata e processata per essersi rifiutata di cedere il suo posto a sedere su un autobus, violando la norma per cui solo i bianchi avevano diritto ai posti a sedere.
L’arresto di Rosa innesca una grande reazione contro quel sopruso e viene costituito la MIA (associazione per il miglioramento di Montgomery) di cui Martin Luther King jr sarà presidente. Le forme di protesta praticate dalla MIA sono il boicottaggio e la non violenza.
Nel ‘56 King subisce il suo primo arresto da parte di un poliziotto con la falsa accusa di “eccesso di velocità”. La “reazione bianca” comincia a farsi sempre più violenta e non soltanto da parte del famoso gruppo estremista razzista Ku Klux Klan; cominciano ad arrivare tante lettere minatorie e il 30 gennaio ‘56 una bomba viene lanciata contro la sua casa. Tuttavia anche in quella circostanza il pastore predica la non violenza.
Ma il movimento per i diritti civili non si ferma e quanto sta accadendo in Alabama richiama presto l’attenzione fuori dei confini dello stato; il movimento guidato da Martin Luther King viene conosciuto in tutto il mondo e arrivano aiuti finanziari persino dal Giappone e dalla Svizzera.
Il ‘56 è l’anno delle prime vittorie del movimento non violento di King: il 19 giugno la Corte Distrettuale USA dichiara l’incostituzionalità della segregazione dei passeggeri neri sugli autobus; il 13 novembre la sentenza è confermata anche dalla Corte Suprema USA.

La doppia sentenza dà un grande impulso al movimento per i diritti civili e viene costituito il “Congresso dei leader cristiani degli stati del sud” (SCLC); un passaggio che conferirà all’intero movimento un coordinamento globale ed unitario. King ne diviene il capo e la sua foto compare sulla copertina di TIME.
Nel ‘57 inizia la campagna “Give us the Ballot” (dateci il voto), nel ’58 King incontra il presidente Dwight Eisenhower.
Tuttavia nemmeno la reazione bianca si ferma e poco dopo King è nuovamente arrestato, maltrattato e imprigionato; ma le accuse vengono facilmente dimostrate insussistenti e le autorità sono costrette a rilasciarlo.
Poco tempo dopo il copione dell’arresto viene nuovamente replicato ma questa volta scampa alla prigionia per un curioso episodio: il commissario di polizia versa lui la cauzione che King si rifiutava di pagare.
Gli anni ’60 portano aria nuova e la presidenza Kennedy; King lo incontra personalmente e il movimento per i diritti civili cresce ancora.
Ma crescono anche gli attacchi, le aggressioni e gli atti teppistici contro le persone e i beni del movimento; con loro si moltiplicano anche gli arresti e i periodi di detenzione in carcere.
Nel 1961, dopo l’ennesimo incarceramento e l’ennesima liberazione commenterà: «era la prima volta che ci buttavano fuori per forza da una prigione».

Nel ‘63 il presidente Kennedy fa approvare dal congresso un provvedimento che sancisce in modo chiaro e definitivo la parità dei diritti di bianchi e neri ma il provvedimento viene pesantemente osteggiato dagli stati del sud.
Il 28 agosto del 1963 è il giorno che passerà alla storia come giorno della celebre “marcia per il lavoro e la libertà” di Washington cui partecipano 250 mila persone; di queste solo 50 mila sono afroamericani.
Il 10 dicembre 1964 King riceve il Premio Nobel per la pace.

Ma la reazione contro il movimento si fa più rabbiosa e il 7 marzo 1965 è un’altra data storica: quella del “Bloody Sunday” (domenica di sangue; da non confondere col “Bloody Sunday” irlandese, cantato dagli U2) quando la prima di una serie di marce pacifiche fra Montgomery e la cittadina di Selma viene attaccata da gruppi di bianchi estremisti e dalla polizia; ma a quel tempo le TV erano già molto diffuse e le immagini di quel massacro faranno il giro del mondo.
In quella circostanza sono assassinati il pastore bianco James Reeb e l’attivista Viola Fauver. Malgrado gli assassini di Viola siano rapidamente identificati e uno di loro reo confesso la giuria razzista del processo che segue voterà per la loro assoluzione.

Ma la domenica di sangue non sazia l’odio razzista.
Il 4 aprile di 54 anni fa Martin Luther King arriva a Menphis, in ritardo a causa di un allarme bomba, e va ad alloggiare al consueto Lorraine Motel dove però c’è qualcuno in agguato ad attenderlo. Alle 18 esce sul balcone del motel e qui viene colpito alla testa da un colpo di fucile di precisione.
Muore in ospedale alle 19.05.

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