ACCADDE OGGI 4 DICEMBRE 1563: VIENE ASSASSINATA LA CELEBRE “BARONESSA DI CARINI”

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La tragica fine della nobile Laura Lanza non è mai stata del tutto ricostruita, ma diversi riscontri storici convergono con la versione dell’omicidio raccontata dalla tradizione siciliana. Quello che è certo è che la futura “baronessa di Carini” nasce il 7 ottobre 1529 a Trabia, oggi comune ricompreso nella città metropolitana di Palermo, dal primo matrimonio del barone e conte Cesare Lanza con la nobildonna Lucrezia Gaetani da Gaeta (“Gaeta”, “Gaetani”, “Caietani” e “Caetani” derivano tutti dall’antico nome “Caieta” della città laziale).
Come accadeva regolarmente nelle famiglie nobili di quel periodo, il barone e conte Lanza prepara per la bella figlia un matrimonio combinato con un rampollo di un’altra ricca casata: i Carini di Palermo.

È così che la 14-enne Laura viene letteralmente “ceduta” in sposa a don Vincenzo II, figlio di Pietro III barone di Carini, casato in cui erano confluiti anche diramazioni dei casati “La Grua” e “Talamanca”, con ascendenze pisane e catalane. Per effetto del matrimonio, la giovanissima Laura si trasferisce nel castello di Carini e acquisisce il titolo di “baronessa”. Nel castello del marito vivrà per vent’anni mettendo al mondo otto figli.
Tuttavia i matrimoni combinati sortivano sovente sgradevoli effetti collaterali inducendo mariti e mogli a cercare soddisfazione sentimentale al di fuori dalle stanze domestiche ma, se questa pratica era benevolmente tollerata per i mariti, lo era molto meno per le mogli e non di rado l’adulterio femminile veniva lavato col sangue.

La tradizione racconta che la giovane baronessa abbia intrecciato una lunga relazione sentimentale con un cugino del marito, tal Ludovico Vernagallo e, una volta scoperta, il padre avrebbe ordinato l’assassinio della coppia.

Non esistono prove storiograficamente accertate di questo tragico epilogo ma soltanto pochi riscontri verificabili, come gli atti di morte dei due amanti, stilati da Vincenzo Badalamenti, parroco del duomo di Carini. La morte della baronessa è attestata al 4 dicembre di 458 anni fa, quando aveva 34 anni.

Tra i riscontri figurano anche i molti dolorosi racconti dei cantastorie siciliani, gli “street-media” di allora, che per secoli tramanderanno la leggenda della bella baronessa colpita al cuore che, con la mano, lascia un’impronta insanguinata sul muro.
«Vurria ‘na canzunedda rispittusa […] la megghiu stidda (stella; ndr) chi rideva in celu,
anima senza cappottu e senza velu; la megghiu stidda di li Serafini…povira Barunissa di Carini»

La tradizione racconta anche che il duplice omicidio verrà tenuto nascosto dalle famiglie, la baronessa tumulata segretamente nel duomo di Carini e il padre assassino non soltanto sarà assolto con il beneplacito del re di Spagna, perché questo genere di delitti erano allora giustificati, ma addirittura gratificato con l’ulteriore titolo di conte.

Secondo fonti più recenti, il corpo della baronessa sarebbe stato tumulato nella cripta della famiglia Lanza nella chiesa di Santa Cita a Palermo.

Dopo le storie cantate dai poeti di strada siciliani, la tragica vicenda della baronessa di Carini è stata rappresentata in un’opera teatrale del 1912 e in due sceneggiati RAI: uno del 1975 diretto da Daniele D’Anza e interpretato da Ugo Pagliai e Janet Agren e un altro del 2007, con la regia di Umberto Marino e interpretato da Vittoria Puccini e Luca Argentero.

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