ACCADDE OGGI 4 LUGLIO 1300: ROMEO E GIULIETTA S’INCONTRANO E DANNO VITA ALLA STORIA D’AMORE PIU’ FAMOSA DEL MONDO

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Potenza della narrazione: poche cose hanno commosso il mondo come i racconti di Paolo e Francesca e Giulietta e Romeo.
Fedele al teorema narrativo – già noto ai greci – per cui niente è più realistico della finzione, William Shakespeare (1564-1616), sul finire del 16° secolo, mette in scena la tragedia perfetta. Perfetta ed eterna.
Nulla di strano dunque che un evento di pura invenzione letteraria finisca nelle cronologie dedicate alla memoria collettiva del tempo.

Il 16-enne nobile Romeo Montecchi di Verona sta attraversando un brutto periodo e gli amici, per distrarlo, lo convincono a partecipare al ballo in maschera in programma presso la bella dimora dei Capuleti (nella realtà storica “Cappelletti”), dove vive la 14-enne incantevole Giulietta. Sfortunatamente i Capuleti sono acerrimi e d’antica data nemici dei Montecchi.
Fonti storiche confermano che Montecchi e Cappelletti siano famiglie veramente esistite, citate anche da Dante nel canto VI del purgatorio, non bellamente definiti “color già tristi”.
Secondo alcune ricostruzioni cronologiche il 4 luglio di 722 anni fa ha luogo la sfarzosa festa da ballo in casa Capuleti; niente lascia presagire che quel lieto raduno avrebbe dirottato i destini dei due giovani veronesi e quando Romeo e Giulietta si incontrano subito si innamorano e anche quando scoprono di appartenere alle due famiglie irriducibilmente nemiche si giurano eterno amore.
Shakespeare colloca nel 2° atto la famosa scena del balcone, quando i due giovani non soltanto dichiarano il loro eterno amore ma decidono di sposarsi segretamente confidando che alla fine il matrimonio avrebbe portato la pace fra le loro famiglie.

Ma una sorte ria e l’odio malvagio degli uomini si mettono di traverso e una cupa scia di sangue e di morte trasformano quel gentile patto d’amore e di pace in un incubo mortale che, come una maledizione biblica, si abbatte sui due giovani innamorati conducendoli a una fine orribile, gettando lo spettatore in uno spettrale senso d’impotenza.
L’autore de “Le allegre comari di Windsor” ci consegna questa volta il lugubre messaggio che odio e sangue sempre prevarranno.

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