ACCADDE OGGI 4 OTTOBRE 1582: PAPA GREGORIO XIII EMANA LA BOLLA CHE SOSTITUISCE IL  CALENDARIO GIULIANO CON IL NUOVO CALENDARIO CHE VERRÀ DETTO   PER QUESTO “GREGORIANO”

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Tutti da bambini abbiamo imparato la filastrocca “trenta giorni ha novembre con aprile giugno e settembre; di ventotto ce n’è uno tutti gli altri ne hanno ventuno” ma non tutti sanno che questa particolare convenzione rimanda a Giulio Cesare e alla bolla pontificia “Inter gravissimas”, emanata il 24 febbraio 1582 da papa Gregorio XIII allo scopo di correggere un errore presente nel precedente “calendario giuliano” che col tempo aveva accumulato un cospicuo sfasamento fra il calendario legale e il decorso reale astronomico delle stagioni e un errore nella determinazione della Pasqua cristiana che, anziché cadere nella prima domenica dopo il plenilunio di primavera cadeva in un giorno diverso, causando errori anche nelle periodizzazioni liturgiche correlate, come la quaresima e la Pentecoste. 

Il calendario giuliano era stato sviluppato dall’astronomo egizio Sosigene di Alessandria (I secolo a.C.), probabilmente il massimo astronomo del suo tempo, consigliere di Cleopatra e stimato da Giulio Cesare, citato anche da Giacomo Leopardi (che era anche un dotto storico dell’astronomia) nel suo libro “Storia dell’Astronomia dalla sua origine sino al secolo MDCCCXI”, scritto all’incredibile età di 15 anni, successivamente continuato da Margherita Hack. 

Sarà proprio Giulio Cesare ad adottare il calendario di Sosigene ed estenderlo a tutta l’area ricadente entro la sfera d’influenza di Roma; è da qui che viene la denominazione “giuliano”. 

Uno dei meriti di Sosigene è stato quello di aver introdotto l’anno bisestile ogni 4 anni per compensare la circostanza che il giro del sole intorno alla Terra – come si credeva allora – non consta di 365 giorni esatti ma di 365 giorni e 6 ore; le predette 6 ore determinano un’eccedenza di un giorno ogni quattro anni che veniva compensata con l’introduzione del 29 febbraio dell’anno bisestile.

L’errore del calendario giuliano stava in una quantità minima: 11 minuti e 14 secondi di anticipo dell’anno reale astronomico rispetto ai 365 giorni e 6 ore considerati da Sosigene; questo vuol dire che al puntuale completamento dell’orbita del pianeta Terra intorno al sole il calendario Giuliano era ancora indietro di 11 minuti e 14 secondi. Ne conseguono due errori: 

a) le 6 ore eccedenti oltre i 365 giorni sono in realtà un po’ di meno: 5 ore, 48 minuti e 46 secondi; 

b) il recupero di un giorno ogni 4 anni risulta eccessivo, in grado così di determinare un ritardo cumulativo progressivo del calendario legale rispetto al tempo reale astronomico pari a circa un giorno ogni 128 anni. 

Prendendo come date di riferimento il 325 d.C., anno in cui il Concilio di Nicea aveva stabilito la regola per la determinazione della Pasqua e il 1582, anno della riforma gregoriana, si era andato accumulando un ritardo di 10 giorni del calendario rispetto al tempo astronomico reale, con conseguente sfasamento stagionale e della Pasqua rispetto alle prescrizioni conciliari.

La riforma gregoriana stabilisce di recuperare gli errori del calendario giuliano attraverso due modalità:

1) allo scopo di recuperare i 10 giorni perduti, si dispone che il giorno successivo al 4 ottobre 1582 si salti direttamente al 15 ottobre (esattamente venerdì 15 ottobre);

2) l’adozione di un diverso metodo di determinazione della durata media dell’anno basato sul ricalcolo degli anni bisestili. Secondo la riforma gregoriana non ogni 4 anni va effettuata la compensazione bisestile ma secondo la modalità seguente: a partire dal 1582 saranno da considerare bisestili gli anni multipli di 100 (come 1.100, 1.200, 1.300 etc.) soltanto se divisibili per 400, quindi diventano bisestili soltanto il 1.600, il 2.000 etc. e tutti gli altri anni non multipli di 100 in cui la numerazione risulti multipla di 4, come 2012, 2016, 2020 etc.

Con questa riforma del sistema di compensazione giuliana si riusciva a recuperare anche il ritardo degli 11 minuti e 14 secondi annui sfuggiti a Sosigene. 

Per la sua riforma papa Gregorio XIII si avvale di una commissione di otto validissimi esperti astronomi e di cronologia ecclesiastica presieduta dal dotto cardinale Guglielmo Sirleto (1514-1585); fra i membri figura anche il laico Antonio Lilio, molto stimato dal papa, come il fratello Luigi insigne studioso.

Dai resoconti risulta che parte notevole dei risultati della commissione sono stati prodotti proprio da Lilio, come si deduce anche dal bassorilievo funerario di Gregorio XIII in San Pietro in cui è rappresentato Antonio Lilio inginocchiato mentre porge al papa il libro contenente il nuovo calendario.

In Italia e in molti stati cattolici europei la riforma entra in vigore il 4 ottobre di 439 anni fa; in altri stati cattolici entro i 5 anni successivi. Negli stati caratterizzati dalla prevalenza della religione protestante, anglicana e ortodossa la riforma verrà introdotta alcuni secoli più tardi; in paesi non cristiani, come Turchia, Giappone e Egitto nel periodo a cavallo fra ‘800 e ‘900.

Le chiese ortodosse russa, serba e di Gerusalemme mantengono tuttora il calendario giuliano e questo determina lo sfasamento di 13 giorni nelle ricorrenze religiose comuni.

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