ACCADDE OGGI 4 SETTEMBRE 476: IL CONDOTTIERO BARBARO ODOACRE DEPONE L’ULTIMO IMPERATORE ROMOLO AUGUSTOLO PONENDO FINE ALL’IMPERO D’OCCIDENTE; LA STORIA ENTRA NEL MEDIOEVO

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La caduta dell’impero romano d’occidente (476 d.C.) è non soltanto il caposaldo storico che stabilisce il passaggio dall’età antica (o “tardo-antica”, secondo convenzioni più recenti) al Medioevo ma un evento dalla potente simbologia tragica. Lo storico e accademico Arnaldo Momigliano (1908-1987) ha colto in essa “il valore di archetipo di ogni decadenza e quindi simbolo delle nostre paure”. Una concezione che per secoli ha indotto a considerare il Medioevo come il tempo dei “secoli bui” e della barbarie; fortunatamente la storiografia contemporanea ha modificato questo atteggiamento ideologico e riqualificato la storia secondo una prospettiva più scientifica ed obiettiva e non è un caso che oggi si tende a parlare più di “scienze storiche” che di “storia”.
Inoltre la mitologia classica e il cinema hanno non di rado raccontato le vicende barbariche come l’invasione di orde di guerrieri incolti e sanguinari; in realtà si è trattato perlopiù della lenta contaminazione di flussi migratori, iniziata già in epoca proto-romana con i celti e i galli e non pochi generali e imperatori romani verranno dalle etnie che premono ai confini della romanità e che proprio la contiguità con l’impero aveva reso più prosperi, più organizzati e più desiderosi di vivere da romani.
L’esercito di Annibale che secoli prima aveva condotto la campagna d’Italia era in massima parte formato da etnie celte e galliche.

La caduta dell’impero romano d’occidente non è stato un collasso improvviso ma l’esito di un progressivo deterioramento che ha le sue radici già nel 3° secolo quando, in cinquant’anni, si susseguono ben 21 imperatori, tutti acclamati dall’esercito e tutti morti assassinati. Gli storici definiscono questo periodo la “crisi del terzo secolo”.
Nel 293 d.C., nel tentativo di porre fine alle faide per il potere e riportare stabilità l’imperatore di origini dalmate Diocleziano (244-313) dà luogo ad una profonda riforma geopolitica denominata “tetrarchia”: suddivide l’Impero Romano in due entità statali, l’Impero Romano d’occidente e l’Impero Romano d’oriente, ciascuna governata da un “Augusto”; ciascun Augusto avrebbe poi nominato un “Cesare”, ossia il proprio diretto successore di modo che in caso di congiura mortale il successore era già pronto a succedergli.
Le capitali dei nuovi imperi sono Mediolanum (l’attuale Milano) in occidente e Nicomedia a oriente; Roma resta la sede del senato d’occidente. Il decentramento tra Roma e Mediolanum comporta anche la separazione di fatto fra i due maggiori poteri della Roma imperiale: il senato e l’imperatore; un ulteriore fattore di disgregazione dell’occidente. Da quel momento la città di Roma attraverserà una fase di fatale inarrestabile declino.
Nel 402 la capitale d’occidente è trasferita a Ravenna.
La riforma di Diocleziano produrrà nel tempo un ulteriore pericoloso mutamento nella gerarchia dei poteri: nel tardo impero il potere reale passerà progressivamente ai militari e il generale più importante assumerà il titolo di “magister militum”, una sorta di Capo di Stato Maggiore della Difesa contemporaneo ma con poteri praticamente illimitati; l’imperatore sarà talvolta ridotto a mero capo fantoccio.
In una situazione tanto precaria l’Impero Romano d’Oriente non manca di esercitare una forma di potere politico sostitutivo su quello d’occidente e nel 474 l’imperatore d’oriente Leone I detto “il Trace” nomina il dalmata Giulio Nepote imperatore d’occidente; la prima mossa di Giulio Nepote sarà quella di rimuovere il gallo-romano Ecdicio dal grado di “magister militum” e sostituirlo con Flavio Oreste di Pannonia (una regione a nord della Dalmazia). Ma il nuovo magister militum non ricambia il favore e, forte dell’appoggio dell’esercito, rovescia Giulio Nepote e, il 31 ottobre 475 insedia il proprio figlio adolescente Romolo Augustolo imperatore d’occidente. Romolo Augustolo sarà l’ultimo imperatore d’occidente perché una coalizione di Eruli, Sciri e Turcilingi, sotto il comando dello sciro Odoacre (433-493) chiede terre in Italia, travolge la resistenza di Oreste a Pavia e, il 4 settembre 476, occupa la capitale Ravenna deponendo il giovanissimo Romolo Augustolo ponendo così fine alla millenaria storia di Roma antica.
L’impero romano d’oriente sopravviverà per altri mille anni.
Il 4 settembre di 1545 anni fa la storia entra nel Medioevo.

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