ACCADDE OGGI – 5 marzo 1993: la “Freccia Nera” Ben Johnson viene squalificato a vita

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La velocità ha la pelle nera. Dal mitologico Jesse Owens (quattro ori nei cento, duecento, staffetta e salto in lungo alle olimpiadi del 1936; quelle che fecero infuriare il führer Adolf Hitler) al recordman Usain Bolt, la velocità in pista parla afroamericano. Negli anni ’80 la velocità maschile era una contesa fra due grandi assi: lo statunitense “figlio del vento” Carl Lewis (nove ori e un argento olimpionici, otto ori, un argento e un bronzo ai campionati del mondo) e il canadese Ben Johnson.

Lo sconosciuto Ben Johnson in poco tempo rovesciò le carte: ai mondiali di Roma del 1987 letteralmente bruciò Lewis sui cento stabilendo il nuovo record mondiale di velocità con 9”83. L’anno successivo, alle olimpiadi di Seul, Johnson fece il bis, superando nuovamente il grande rivale e abbassando ulteriormente il record a 9”79.

Johnson aveva inventato anche un nuovo metodo di partenza, detto “a rana”, con entrambi i piedi allineati sulla linea di partenza, anziché il tradizionale posizionamento con uno più in avanti dell’altro. In questo modo, alla partenza, poteva contare sulla spinta di entrambe le gambe e a un terzo della gara aveva già staccato tutti.

Ma pochi giorni dopo la storica impresa di Seul, nei suoi campioni di urina venne rinvenuto l’anabolizzante “Winstrol”; per questo subì la squalifica olimpica e l’oro assegnato a Lewis.

Ma come stavano veramente le cose? Il giornalista sportivo scozzese Richard Moore scrisse un libro-verità su quella gara con un titolo che la dice lunga sullo sport di quegli anni: “La più sporca gara della storia”; e ne aveva ben d’onde: sei degli otto finalisti dei cento risultarono utilizzatori di sostanze dopanti, compreso Carl Lewis. Ma solo Johnson venne squalificato.

Più tardi Johnson riconobbe di aver assunto sostanze dopanti anche nel precedente mondiale del 1987 e rivelò come stavano davvero le cose: gli atleti si dopavano perché lo facevano tutti e senza l’aiuto della chimica nessuno aveva la benché minima speranza di successo.

Nel 1991, terminata la squalifica di Seul, Johnson tornò a gareggiare ma senza successo (forse se ne intuisce il motivo); ma due anni dopo, in una gara in Canada, venne trovato nuovamente positivo e l’International Association of Athletics Federation (IAAF) ne dispose la squalifica a vita.

La speranza è che la parabola di Ben Johnson ci abbia portato uno sport finalmente pulito.

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