ACCADDE OGGI 5 NOVEMBRE 1856: MUORE L’ARCHEOLOGO, SCIENZIATO, LETTERATO FRANCESCO ORIOLI, NATO A VALLERANO (VT)

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Francesco Orioli nasce a Vallerano il 18 marzo 1783 in una famiglia della media borghesia. Il padre Giovanni è medico e avrà una notevole influenza sulla prima formazione del figlio per il quale ha in mente un percorso di studi; della madre, Caterina Valeri, le biografie sono avare di notizie. Inoltre Giovanni Orioli ha buone relazioni con Roma dove vive il fratello Michelangelo.
I primi studi Francesco li compie in parte nelle scuole della provincia di Viterbo e in parte nello storico “Collegio Romano” di Roma, l’istituzione formativa religiosa fondata nel Cinquecento da Ignazio di Loyola. Nel febbraio 1802, all’età di 19 anni, è canonico nell’importante Chiesa Collegiata di San Lorenzo Nuovo (VT), costruita a metà degli anni ’70 del Settecento su progetto dell’architetto Francesco Navone, contestualmente al nuovo centro di San Lorenzo.

Ma il giovane Francesco ha un carattere irrequieto e dai molti interessi e in una delle sue frequentazioni romane presso lo zio Michelangelo decide di abbandonare la carriera ecclesiastica per iscriversi alla facoltà di giurisprudenza dell’Università La Sapienza. Presto anche le lezioni di diritto perderanno interesse preferendo i corsi di medicina e scienze fisiche e naturali. Nel 1804, a 21 anni, è di nuovo a Viterbo dove insegna chimica e letteratura al liceo vescovile. Il periodo viterbese durerà nove anni durante i quali prende corpo la sua eclettica cultura multidisciplinare che abbraccerà l’archeologia, le scienze, la letteratura, la medicina e la politica. Per un po’ riprende la vocazione ecclesiastica e frequenta la storica “Accademia degli Ardenti” (una delle più antiche accademie d’Italia, ispirata da Petrarca e fondata nel 1480 dal letterato Viterbese Sante Cesara, antecedente persino a quella della “crusca”) e stringe amicizia con il domenicano Pio Semeria (1767-1845), originario di Albenga ma dal 1782 assegnato al Convento della Quercia, studioso di storia “per se stesso” (io non scrivo per altri ma per me). Contemporaneamente frequenta il dott. Giuseppe Matthey (1776-1835) e il crescente l’interesse per gli studi medici, letterari, storici e scientifici dirotta definitivamente la sua biografia verso il laicato. Al periodo viterbese risalgono anche la passione e gli studi per l’archeologia dei siti etrusco-romani e le prime pubblicazioni. In questo periodo comincia a maturare le prime forme di pensiero politico in senso liberale ed antimonarchico.
Nel 1813 ottiene un incarico di insegnamento di fisica all’Università di Perugia, dove si trasferisce. Qui, nel dicembre dello stesso anno sposa Orsola Martinelli; dal matrimonio nascono sette figli. Due anni dopo è professore di fisica all’Università di Bologna. Nel capoluogo emiliano-romagnolo che, con l’eccezione della parentesi napoleonica, apparteneva allora allo stato pontificio, approfondisce gli studi nella fisica e le applicazioni nel campo della meteorologia, della medicina e dell’archeologia; stringe legami personali con Giacomo Tommasini, un pioniere della nuova medicina scientifica e contribuisce alla fondazione della Società medico-chirurgica bolognese.
Durante il soggiorno bolognese inizia la sua collaborazione con il mensile “L’Antologia di Firenze”, pubblicato per iniziativa di Giovan Pietro Vieusseux, fondatore del celebre “Gabinetto Vieusseux” di Firenze che, in futuro (dal 1925 al 1929) sarà diretto da Bonaventura Tecchi, scrittore e germanista di Bagnoregio (VT). Gli articoli fiorentini riguardano soprattutto l’archeologia etrusca. Per la “Biblioteca Italiana” di Milano e gli “Opuscoli Letterari” di Bologna pubblica i risultati dei suoi studi archeologici condotti in provincia di Viterbo.
Mentre studia e pubblica si avvicina alle idee politiche liberarli e per questo incorre nei controlli da parte delle polizie monarchiche; nel 1828 è sottoposto a interrogatorio da parte della Commissione Speciale per le Romagne; ma ne esce scagionato e può conservare gli incarichi di docente.
Nel 1831 partecipa all’insurrezione liberale delle Romagne e per questo finirà imprigionato a Venezia a seguito dell’intervento militare dell’Austria; viene scarcerato e esiliato. Il 30 aprile dello stesso anno è in Francia dove vive insegnando “Antichità romane ed etrusche” alla Sorbona e collaborando con “l’Institut archéologique”. Nel 1835 è chiamato a pronunciare un discorso per le esequie di Vincenzo Bellini, operista italiano deceduto in Francia.
Dal 1837 prosegue l’esilio nell’isola greca di Corfù; per vivere insegna fisica. Nel frattempo continua a pubblicare articoli e testi di vari contenuti, soprattutto medici e storici.
Nel luglio 1846, in occasione dell’elezione di papa Pio IX viene concessa l’amnistia agli oppositori politici e Orioli può rientrare in Italia; il 7 agosto sbarca ad Ancona; poco tempo dopo è a Roma.
Nel 1848 il papa concede lo “statuto” dello Stato Pontificio, una forma di quasi-costituzione comprendente anche alcune rappresentanze elettive e Orioli è eletto nel collegio di Viterbo; assume inoltre la carica di membro del Consiglio di Stato, cosa che gli attira le critiche dei liberali viterbesi. Le ultime pubblicazioni della sua vita attestano un progressivo avvicinamento al conservatorismo, alla condanna della “sovranità popolare” e alla titolarità esclusiva del re nel concedere “le riforme che la vera sapienza politica consiglia e vuole”.
Muore a Roma il 5 novembre di 165 anni fa.

Alla memoria di Francesco Orioli è intitolato l’Istituto di Istruzione Statale Superiore di via Villanova 2 E di Viterbo.

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