ACCADDE OGGI 6 APRILE 2009: ALLE 3 DI NOTTE UN GRANDE SISMA DEVASTA L’AQUILA

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La Grande Madre Terra ci nutre e ci sostiene ma nelle sue viscere si agitano forze mostruose: temperature di migliaia di gradi e pressioni di milioni di atmosfere. Questo fa della Terra il giardino globale che tuttavia ogni tanto ci ricorda cosa si agita sotto i nostri piedi.
La scossa che il 6 aprile di 13 anni fa sconvolge L’Aquila è soltanto l’acuto emergente di un insieme di movimenti sismici iniziati l’anno precedente (2008) e rientrati in regime di normalità 3 anni più tardi, nel 2012. Quattro anni di convivenza con il rischio e la paura.
Questo perché L’Aquila si trova al centro di una depressione della superficie terrestre dell’area appenninica denominata “conca Aquilana”, percorsa dal fiume Aterno, interessata da tempo da fenomeni analoghi.
La fenomenologia come quella de L’Aquila si manifesta perché la crosta terrestre non è affatto una superficie ferma e continua ma uno spessore caratterizzato da fratture e “placche” in movimento e probabilmente molti lettori de LA MIA CITTÀ NEWS avranno sentito parlare della celebre “deriva dei continenti”, ossia l’insieme delle rotte dei continenti in moto da centinaia milioni di anni sulla parte superficiale del nostro pianeta.

Si tratta di movimenti che non percepiamo perché avvengono su tempi estremamente lunghi; tuttavia in questa incessante rincorsa si susseguono scontri, tensioni, sprofondamenti e sollevamenti, come quelli dell’Appennino e ciò che percepiamo nitidamente sono gli improvvisi assestamenti delle placche sotto la spinta di tali lenti moti globali.
Precedenti restituiti dalla nostra memoria storica relativi all’Appennino centrale sono il terremoto del 1349, quello del 1461, quello del 1703, conosciuto come il “grande terremoto” e quello del 1915.

I sismologi hanno stimato una ricorrenza di eventi sismici significativi con una media di uno ogni 300 anni.
A tale riguardo è opportuno richiamare che l’INGV, Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, è un’eccellenza nazionale e internazionale, apprezzato in tutto il mondo.

La scossa che ha messo in ginocchio L’Aquila si scatena alle 3.32 del 6 aprile 2009; l’INGV registra una magnitudo pari a 6.3 Mw, una particolare scala detta “magnitudo momento” (spesso confusa con la vecchia “scala Richter”, oggi considerata poco valida) correlata con l’energia rilasciata dall’onda sismica. L’epicentro viene rilevato tra le frazioni Roio Colle, Genzano di Sassa e Collefracido ma la scossa è distintamente avvertita in quasi tutta l’Italia centrale.

Nei giorni immediatamente successivi vengono registrate circa 10 mila scosse secondarie.
Le vittime sono 309, 1.600 i feriti di cui 200 classificati come “gravissimi”; i danni stimati ammontano a 10 miliardi di euro.
Diversi sono i salvati, estratti vivi dalle macerie, talvolta a distanza di molte ore dai crolli, tra questi Maria D’Antuono, di 98 anni, 30 ore dopo.
Uno degli episodi più strazianti è la morte di Giovanna Berardini, incinta e prossima al parto, insieme al marito e al figlio; nell’elenco delle vittime redatto a conclusione dei censimenti seguiti al sisma figura anche la piccola che doveva nascere il giorno successivo.

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