ACCADDE OGGI 6 DICEMBRE 1889: LA LUCE CON UN CLIC; L’INVENTORE USA THOMAS ALVA EDISON OTTIENE IL BREVETTO DELLA LAMPADINA

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Quale mai potrà essere il dispositivo meritorio del titolo de “la più importante invenzione della storia”? Fino agli inizi del ‘700 la risposta era facile: un ex-aequo di ruota e fuoco. Ma già dalla fine di quel secolo, con la comparsa del motore a vapore, dell’elettricità, delle macchine, degli aeromobili etc. la scelta comincia ad essere assai improbabile e improponibile.
In questo scenario la modesta “lampadina” risplende di luce propria, e non solo metaforicamente.
La lampadina contribuisce a rischiarare le nostre abitazioni, le nostre città e le nostre strade tra il tramonto e l’alba liberandoci dalla schiavitù di candele, fiaccole e lucerne a olio; al punto da diventare nei fumetti simbolo delle idee geniali.

In pochi decenni le città si trasformano in abitati cablati dall’elettricità.
Il 6 dicembre di 132 anni fa al geniale inventore e imprenditore USA Thomas Alva Edison (1847-1931) viene riconosciuta la controversa paternità dell’invenzione della lampadina e la titolarità del brevetto ma, come vedrete, anche in questa circostanza c’è lo zampino degli italiani e, al di là di quanto decidono i tribunali, anche la lampadina è un’invenzione a più mani, un risultato cui in tanti hanno dato il proprio decisivo contributo ed è tuttora in fase di evoluzione.
Sotto il punto di vista strettamente tecnico-scientifico la luce è un mix di radiazione elettromagnetica e particelle ultraveloci denominate “fotoni”, emessi direttamente dagli atomi di un corpo quando questi vengano opportunamente “eccitati”. Il sole e le stelle sono enormi bolle di idrogeno e altri elementi i cui atomi sono continuamente eccitati.
Sul nostro pianeta uno dei modi più semplici per eccitare gli atomi è quello di riscaldarli ed è per questo che calore e luce ricorrono spesso insieme. Se scaldate un metallo ad un certo punto questo diviene incandescente e luminoso e lo stesso avviene bruciando materiali a base di carbonio come legna, carbone e sostanze quali benzina, metano o la cera di una candela.
Quanto noi chiamiamo “fiamma” è in realtà una nuvola di molte migliaia di minutissime particelle carboniose incandescenti prodotte dalla combustione e se si mette una lastra di vetro sopra la fiammella di una candela si vede come quella si annerisca rapidamente a causa del deposito delle particelle carboniose raffreddate rilasciate dalla combustione della cera.
Per secoli abbiamo utilizzato la combustione per fare luce ma la combustione ha il difetto di richiedere una scorta cospicua di combustibile e per avere molta luce occorre bruciare molto combustibile e questo pone limiti fisici alla trasportabilità ed all’intensità della luce prodotta attraverso questo millenario sistema.
Nella transizione fra ‘700 e ‘800, quando si vide che il passaggio di corrente elettrica in alcuni conduttori ne provocava il surriscaldamento e una forte incandescenza, l’idea di sfruttare questo fenomeno per ottenere una sorgente luminosa diviene una prospettiva concreta.
L’enorme vantaggio derivante da un dispositivo del genere era quello di liberare dalla dipendenza del consumo di combustibile; rimaneva la dipendenza dalla corrente ma con la non piccola agevolazione che per rifornire di elettricità un dispositivo era sufficiente un filo conduttore.
Nell’800 molti geniali studiosi si mettono al lavoro per realizzare un dispositivo del genere e quasi tutti si concentrano in direzione di un’ampolla di vetro da cui viene sottratta l’aria, contenente un filamento entro il quale far circolare la corrente in modo da farlo diventare incandescente. L’assenza dell’ossigeno, normalmente contenuto nell’aria, permetteva una maggiore durata del filamento.
Nel 1879 l’inventore piemontese Alessandro Cruto (1847-1908) mette a punto una lampadina a filamento di gran lunga più efficace ed efficiente rispetto ai modelli allora esistenti, innalzando la durata di 40 ore raggiunta da Edison a 500 ore. Malgrado la superiorità della lampadina di Cruto sui modelli americani l’inventore italiano non potrà brevettare il suo gioiello per mancanza di finanziatori disposti ad investire sul progetto.
Edison dispone invece di capitali ingenti e di molti geniali ricercatori e tecnici al suo servizio vincendo così la battaglia legale per il riconoscimento di padre della lampadina e per il brevetto.
Ma il progresso non si ferma alla lampadina di Edison perché più tardi arriveranno la “lampada fredda”, in cui ad eccitarsi non è un filamento percorso da corrente ma un gas (come il neon) rarefatto attraversato da un flusso di elettricità e il “diodo a emissione di luce” (Light Emitting Diode; LED) in cui un semiconduttore attraversato da corrente emette luce senza passare attraverso la fase del riscaldamento.
Grazie a questa catena di invenzioni la nostra vita, è il caso di dirlo, è diventata più luminosa.

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