ACCADDE OGGI 6 NOVEMBRE 1917: SUL FRONTE OCCIDENTALE DELLA 1^ GUERRA MONDIALE SI CONCLUDE LA TERZA BATTAGLIA DI YPRES

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La recente ricorrenza del “4 novembre” ha attirato l’attenzione degli italiani sulla vittoria di Vittorio Veneto ma non va dimenticato che lo scenario della prima guerra mondiale era molto più ampio e articolato e che uno dei teatri più critici era il cosiddetto “fronte occidentale”, aperto nell’agosto 1914 – quando l’Italia ancora non era entrata in guerra – dall’esercito tedesco il quale, violando la loro neutralità, con un attacco fulmineo invade Belgio e Lussemburgo, penetra nella Francia nord-orientale e in 35 giorni arriva a soli 50 Km da Parigi.
Dietro una scia di devastazioni, la fucilazione di migliaia di civili belgi e francesi e persino l’incendio dell’Università di Lovanio e della sua celebre biblioteca storica.
L’invasione verrà arginata dalle forze anglo-francesi con la “battaglia della Marna”, dal nome del fiume che scorre ad est di Parigi, combattuta dal 5 al 13 settembre 2014. Un enorme bagno di sangue con circa 100 mila morti per ciascun fronte; per non prendere Parigi dalla parte dei tedeschi; per salvarla, dalla parte anglo-francese.
Dopo quel massacro la linea del fronte si attesterà, senza più progressi, lungo una striscia di trincee contrapposte praticamente dal Mare del Nord fino alla Svizzera. Per più di due anni la trincea, con il fango, i ratti, le pulci e gli escrementi sarà la tana abituale per centinaia di migliaia di soldati con la morte come compagna di vita.

La città belga di Ypres, nelle Fiandre (la regione nord del Belgio, allora ancora molto paludosa), si trova proprio nell’occhio del ciclone del fronte e, come si intuisce dalla denominazione di “terza battaglia”, sarà teatro di ripetuti sanguinosi quanto inutili combattimenti. Il nome della città è legato anche al tristemente famoso gas “iprite” (detto anche “gas mostarda”), un gas tossico che provoca gravi lesioni all’apparato respiratorio, impiegato dall’esercito tedesco per sfondare le trincee anglo-francesi.

Il fronte occidentale e le battaglie di Ypres sono ricordati, oltre che per i massacri e le impossibili condizioni dei soldati, anche per i numerosi episodi di diserzione, ammutinamento e le spietate repressioni mediante fucilazione, specialmente nell’esercito francese. La situazione dell’esercito francese era diventata così critica che il peso della battaglia di Ypres ricadrà quasi interamente sulle truppe britanniche, supportate da contingenti canadesi, australiani e neozelandesi.
Più eloquenti delle ricostruzioni storiografiche sono le testimonianze dirette dei sopravvissuti:

“…l’aria puzzava di rancido, di stantio, di marcio e di morte […] a volte, invece di sentire la melma sotto gli scarponi, mi succedeva di galleggiare su di essa, mentre calpestavo qualcosa di gonfio e ben più compatto. Si trattava di cadaveri, orrendamente sfigurati dalla morte per annegamento in questa palude d’inferno.” Charles Miles, soldato semplice britannico.

La battaglia di Ypres ha inizio il 31 luglio 1917 su iniziativa inglese, in conformità con i piani del generale britannico Douglas Haig (1861-1928), una figura controversa, giudicato da taluni studiosi un “ottuso”, da altri un innovatore. In effetti i piani di Haig prevedevano l’impiego della rivoluzionaria arma del carro armato e persino uno sbarco dal mare del nord, nella zona della città portuale belga di Ostenda, sul fianco destro delle linee tedesche; sbarco che però non si farà mai per insormontabili difficoltà logistiche, per la mancanza di mezzi adeguati e per la scarsa credibilità presso i comandi britannici.
Di fatto la battaglia consisterà in una serie di offensive di terra, talvolta supportate dall’aviazione, con enormi perdite per britannici e tedeschi, al punto da generare serie ripercussioni in Gran Bretagna, sulla stampa e a livello politico e aperte posizioni contrarie alla prosecuzione della guerra persino all’interno delle gerarchie militari, al punto che all’inizio di agosto le attività militari praticamente si fermano.
Le operazioni riprendono il 20 settembre agli ordini del generale britannico Herbert Plumer che mette a punto una strategia semplice quanto efficace: un fuoco di artiglieria molto potente e preciso sulle linee nemiche seguito da un rapido avanzamento della fanteria cui segue un immediato riposizionamento più avanzato dell’artiglieria; una strategia denominata “Creeping Barrage” (sbarramento mobile) per distinguerla dal tradizionale “sbarramento fisso” basato su posizioni e fortificazioni stabili. Una strategia che però richiedeva uno stretto coordinamento tra artiglieria e fanteria. Plumer ha il merito di aver saputo ottimizzare tale coordinamento e grazie a questo riuscirà a raggiunge tutti gli obiettivi territoriali fissati. L’avanzata britannica procede malgrado il clima autunnale avesse trasformato il campo di battaglia in un’immensa palude. Una tappa decisiva di questa avanzata è la vittoria nella “Battaglia di Broodseinde” del 4 ottobre, che Plumer definirà “la più grande vittoria dopo la Marna” e i tedeschi “la giornata nera del 4 ottobre”.

Il 6 novembre di 104 anni fa le truppe alleate riescono finalmente a prendere Passchendaele, frazione del comune belga di Zonnebeke, ponendo così fine alla battaglia di Ypres e segnando un poderoso passo avanti verso la vittoria finale della Triplice Intesa (Gran Bretagna, Francia e Italia).
Questa l’orrenda contabilità dell’evento: 62 mila morti e 164 mila feriti per l’esercito britannico: 83 mila morti, 250 mila feriti e 26 mila prigionieri per i tedeschi.

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