ACCADDE OGGI – 7 SETTEMBRE 1303: SI CONSUMA IL CELEBRE OLTRAGGIO DELLO “SCHIAFFO D’ANAGNI”

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Sul finire del 13° secolo la curia romana era lacerata dal feroce contrasto tra la famiglia dei Caetani e quella dei Colonna. La famiglia Caetani era divenuta importante dopo l’elezione di papa Bonifacio VIII, al secolo Benedetto Caetani (Anagni, 1230 – Roma, 1303), avvenuta nel 1294, 23 anni dopo il conclave di Viterbo (1268-1271). Grazie al nepotismo messo in atto da Bonifacio VIII i Caetani ottengono grandi privilegi: i territori di Sermoneta, Bassiano, Ninfa, S. Donato e il marchesato di Ancona. Inoltre re Carlo II di Napoli, bisognoso dell’appoggio papale, nomina il fratello di Bonifacio conte di Caserta.
Dopo Bonifacio i Caetani avranno ancora nove cardinali e svariate decine di nobili.
Sfortunatamente la politica pro-famiglia di Bonifacio gli procurerà anche molti nemici, al punto che i Caetani saranno costretti a costituire un proprio gruppo armato di difesa.
Tra i nemici dei Caetani i più acerrimi sono i Colonna, un’antica famiglia patrizia romana che nella sua lunga storia ha espresso un papa, 23 cardinali e numerosi nobili, condottieri militari, senatori, diplomatici e studiosi.
Gli screzi tra i Caetani e i Colonna perdureranno nei secoli 14° e 15° degenerando talvolta in risse e tumulti fino al limite della guerra civile; nel 1500 papa Alessandro VI (1431-1503), celebre per essere il padre di Lucrezia Borgia, arriverà a confiscare tutti i beni dei Caetani nello stato pontificio per donarli alla figlia; ma alla morte di Alessandro i Caetani torneranno in possesso dei loro beni.
Nell’ambito dei rivali Colonna spicca la figura di Giacomo Colonna (1270-1329) detto Sciarra, nomignolo che allora significava “rissoso, attaccabrighe”; al tempo di Sciarra lo scontro tra i Caetani e i Colonna raggiunge l’apogeo della dimensione geopolitica coinvolgendo il re francese Filippo IV (1268-1314) detto “il bello” (Philippe le Bel), che aveva stretto rapporti con i Colonna.
Bonifacio VIII risponde a questa alleanza ostile con le bolle “Salvator Mundi”, che revoca tutti i privilegi già concessi a Filippo e “Unam Sanctam” con cui riafferma il primato della chiesa di Roma sul potere politico.
Filippo replica con una campagna diffamatoria accusando Bonifacio di aver fatto assassinare il predecessore papa Pietro da Morrone (Celestino V), di negare l’immortalità dell’anima, di simonia, eresia e sodomia e incarica il Consigliere di Stato Guglielmo di Nogaret di arrestare il papa e condurlo a Parigi.
Nei primi di settembre del 1303 Nogaret e Sciarra Colonna, con un gruppo di armati penetrano in Anagni, dove si era rifugiato il papa e prendono in ostaggio Bonifacio; le cronache raccontano che il 7 settembre di 718 anni fa Sciarra Colonna abbia schiaffeggiato il papa col suo guanto di ferro ma non v’è certezza documentata che le cose siano andate esattamente così e svariate ricostruzioni storiografiche parlano di “oltraggio di Anagni” piuttosto che di “schiaffo”. Comunque l’episodio passerà alla storia come “lo schiaffo di Anagni”.
Bonifacio sembra perduto ma a suo favore gioca il contrasto intervenuto tra Sciarra Colonna e Guglielmo di Nogaret in quanto il primo pretende di giustiziare il papa immediatamente mentre il Consigliere, fedele al mandato ricevuto, intende condurlo prigioniero a Parigi; al prolungarsi di questo contrasto una parte della cittadinanza di Anagni insorge, scaccia gli invasori e libera il papa.
Bonifacio rientrerà a Roma il 25 settembre per morire appena 16 giorni dopo, l’11 ottobre 1303. Bonifacio VIII viene sepolto in una splendida cappella in S. Pietro realizzata dal grande scultore e architetto Arnolfo di Cambio che tuttavia sarà abbattuta in occasione dei lavori per la realizzazione della nuova basilica di Bramante e Michelangelo.
L’oltraggio sarà stigmatizzato anche da Dante Alighieri, che non era certo un estimatore di Bonifacio, nella Divina Commedia, ai versi 85-90 del Canto XX del Purgatorio:

“Perché men paia il mal futuro e ‘l fatto,
veggio in Alagna intrar lo fiordaliso,
e nel vicario suo Cristo esser catto.

Veggiolo un’altra volta esser deriso;
veggio rinovellar l’aceto e ‘l fiele,
e tra vivi ladroni esser anciso.”

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