ACCADDE OGGI 9 APRILE 1948: NASCE PATTY PRAVO, LA SACERDOTESSA DEL POP ITALIANO

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Se qualcuno in Italia che merita l’appellativo di “pop star” questo qualcuno è Patty Pravo.
“Pop” viene da “popular” quando negli USA anni ’60 qualcuno pensa alla possibilità di fare arte con i prodotti della cultura popolare. I pittori della “pop art”, come Andy Warhol, dipingono la Coca Cola, Marylin, i fumetti e persino gli elettrodomestici. Gli USA di quegli anni erano un laboratorio culturale in pieno fermento e i giovani musicisti americani si chiedono a loro volta se non sia possibile sperimentare qualcosa di simile in musica. È così che i giovani musicisti prendono le più popolari forme musicali di allora, il “rock and roll”, il “country”, il “blues” e il “folk”, le manipolano e ne traggono prodotti di alta qualità.
Il futuro premio Nobel Bob Dylan, Leonard Cohen, Crosby, Stills, Nash & Young e tutti gli altri sono alcuni degli eroi del nuovo corso; un’onda che presto si propaga al resto nel mondo.

La giovane Nicoletta Strambelli, nata il 9 aprile di 74 anni fa a Venezia, certamente ignorava che quell’onda presto avrebbe raggiunto anche lei; ma negli anni ‘60 i tempi cambiano in fretta.
La famiglia Strambelli era di modeste origini; il padre motoscafista e la madre casalinga; ma a tirar su la ragazza provvedono i nonni Domenico e Maria. È così che la bambina comincia a studiare danza e pianoforte presso il prestigioso Teatro la Fenice; a 10 anni entra al Conservatorio Benedetto Marcello dove segue anche il corso di direzione d’orchestra. Un’opzione che la dice lunga sulle aspirazioni della precoce Nicoletta. Sfortunatamente nel 1962 muore il nonno Domenico e l’irrequieta quattordicenne si rifugia a Londra per due giorni; giusto il tempo di assaporare da vicino i nuovi ritmi e bioritmi che venivano da ovest e dirottare se stessa su Roma.
Qui mette subito in valore le sue due doti migliori: una voce particolarmente ricca di variazioni e timbri e una capacità interpretativa di grande intensità espressiva. Comincia a esibirsi nei locali romani, tra i quali il celebre Piper; frequentazione che le meriterà l’appellativo di “ragazza del Piper”. Un locale frequentato da gente come Renzo Arbore, Luigi Tenco, Gianni Boncompagni etc.; e anche diversi agenti in cerca di nuovi talenti emergenti. Allora si faceva chiamare “Guy Magenta”, nome che presto cambiò in “Pravo” ispirandosi al verso dantesco “guai a voi anime prave”.
Al Piper viene notata dall’agente Alberigo Crocetta e il passo dal palco alla sala di incisione è breve: nel 1966, a 18 anni, incide per la RCA “Ragazzo triste”, versione nostrana di “But your’re mine” della coppia Sonny & Cher. Un successo clamoroso: la canzone viene trasmessa persino da Radio Vaticana mentre la RAI censura verso “il mondo ci apparterrà”, considerato eccessivamente rivoluzionario, ottenendo di emendarlo con il più tranquillo “il mondo ci ospiterà”.
Da allora inizia una serie di successi, quasi tutti rifacimenti di hit anglosassoni: “Qui e là”, “Se perdo te”; ma il successo è solo in parte frutto della scelta delle canzoni, molto dipende dalla sua potenza interpretativa e dalla sua caratterizzazione come “personaggio”, assolutamente fuori dagli standard dei suoi colleghi composti ed ordinati degli anni ’60. Non fa mistero di essere favorevole a divorzio, aborto e alla libertà sessuale per uomini e donne.
Nel 1967 è tra gli artisti italiani che accompagnano la tournée italiana del celebre gruppo rock britannico “The Who”.
Per una strana combinazione del destino, il suo maggiore successo arriva, nel 1968, da una canzone che non le piaceva: “La bambola”. Non le piaceva perché la figura di una donna “fatta girare” da un uomo era totalmente divergente dal suo profilo di persona indipendente e libera. Tuttavia “La bambola” vende 40 milioni di copie in tutto il mondo finendo nelle classifiche di 6 stati esteri; persino in Finlandia.
Sfortunatamente il grande successo de “La bambola” e di altri singoli oscura un altro prodotto passato in ombra: l’incisione dell’album “Patty Pravo” (un 33 giri; un format che allora si chiamavano “long playng”) dove ripropone i suoi successi insieme ad alcune cover internazionali, come “Yesterday” dei Beatles. L’album figura nella classifica dei migliori 100 dischi italiani di sempre, redatta dalla prestigiosa rivista internazionale “Rolling Stones”.
Sul finire degli anni ’60 rifiuta la proposta di figurare nel film di Vittorio De Sica “Il giardino dei Finzi-Contini”, tratto dall’omonimo romanzo di Giorgio Bassani ma la sua vocazione di performer globale si realizza doppiando Jacqueline Kennedy in un docu-film di Gianni Bisiach.
Nello stesso periodo ingaggia un gruppo rock inglese, i “Cyan Three”, per farsi accompagnare in una serie di concerti e incisioni e intrattiene una relazione sentimentale con il batterista Gordon Angus Faggetter.
Il rapporto col gruppo si conclude nel 1971.
Negli anni ’70 compie un’importante duplice maturazione, poco compresa dal pubblico: la ricerca di nuovi riferimenti esistenziali (che alcuni banalizzano in “guida spirituale”), che troverà in Linda Wolf e di un nuovo stile espressivo, più maturo, in grado di comunicare la sua interiorità. Un cambiamento che riguarderà anche il look, che diventa austero, talvolta sacerdotale.
Escono brani come “La solitudine”, “Non andare via” (adattamento italiano, di Gino Paoli, del celeberrimo classico “Ne me quitte pas” di Jacques Brel); un brano molto apprezzato dal pubblico francese che ricambia il riguardo: il capodanno 1970 la TV francese manda in onda lo speciale “Bravo Pravo”; un onore mai riservato ad un artista non francese. In quella circostanza rivela una capacità interpretativa tale da meritarle il titolo di Édith Piaf italiana.
Negli anni successivi cambia diverse case discografiche, guidata dalla continua ricerca di spazi di autonomia.
Nel 1973 esce “Pazza idea”, che scala le classifiche sia come singolo che come album; il successo è bissato nel 1977 con “Pensiero stupendo”, scritto da Ivano Fossati e Oscar Prudente.
Negli anni ’80, anche a seguito di polemiche, accuse e dicerie sui suoi comportamenti personali, si trasferisce negli USA; alcune sue foto vengono pubblicate su Playboy e Playmen.
Nel 1984 rientra in Italia dove torna ad esibirsi; ma con una grande novità: una cura estremamente studiata del look, negli abiti e nelle acconciature, riccamente elaborati, inusitati e persino provocatori, assecondate da movenze, esibizioni ed una vocalità da rito sacerdotale. Patty colpisce ancora.
Da allora è un’intermittenza di apparizioni pubbliche, ma solo in circostanze che la convincono e coerenti con il suo pensiero.
Nel 2010 un’ulteriore emersione: “Pensiero stupendo” e il mai presentato “Sogno” entrano nella colonna sonora di “Le mine vaganti”, del regista Ferzan Ozpetek; il film vince Nastro d’argento e il Premio Lunezia per il miglior brano originale.
Auguri Patty; continua a sorprenderci.

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