ACCADDE OGGI 9 DICEMBRE 2020: MUORE PAOLO ROSSI, EROE DEL “MUNDIAL” 1982

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Negli anni di Paolo Rossi le nazionali di calcio italiane funzionavano ancora secondo lo schema del “blocco”, ossia un pacchetto di giocatori tutti provenienti da un medesimo club in quel momento in auge, integrati poi con singoli giocatori prelevati dalle altre squadre. Così nel tempo abbiamo avuto il blocco interista, il blocco milanista, il blocco juventino etc. Il sistema del blocco garantiva non soltanto la qualità dei singoli ma soprattutto la coesione del gruppo essendo formato da giocatori abituati a giocare insieme nella propria squadra e a seguire posizioni, movimenti e schemi di gioco ben sperimentati. Oggi, al tempo della prevalenza dei giocatori stranieri, il sistema del “blocco” non c’è più e il mister Roberto Mancini è letteralmente obbligato a inventare l’intero gruppo azzurro; cosa che gli è riuscita benissimo ai recentissimi europei.
Ma nel campionato mondiale del 1982 dove tutti si aspettavano le giocate di Maradona, Paolo Rossi, che veniva dal blocco juventino, si comporterà come un freelance praticamente immarcabile.

All’età di nove anni Paolo Rossi è già in forza al “Santa Lucia”, la squadra di una frazione di Prato ma il suo vero primo allenatore è il papà Vittorio, una discreta ala destra del Prato (allora non c’erano i cosiddetti “esterni” ma si giocava ancora con l’ala destra “tornante” e il terzino sinistro “fluidificante”).
La prima decisiva svolta della sua carriera è l’ingaggio, nel 1976, al Lanerossi Vicenza, allora in serie B, dove incontra l’allenatore che sarà il suo maestro: Giovan Battista Fabbri. Fabbri intuisce subito che il ruolo di ala destra, cui solitamente venivano destinati i giocatori talentuosi ma fisicamente poco dotati per il goal, penalizzava le sue potenzialità e lo dirotta al centro dell’attacco. Paolo ripaga il favore e la fiducia del suo allenatore conquistando il titolo di capocannoniere ’76-’77 della serie B, con un bottino di 21 reti. Un risultato interessante per un esordiente.

In effetti Paolo non possedeva il fisico del “bomber” ma aveva il dono della velocità, di saper controllare come pochi il pallone negli spazi stretti e prevedere gli sviluppi dell’azione in corso, facendosi trovare al posto giusto e al momento giusto all’appuntamento con il goal e ancora oggi a guardare le registrazioni TV delle sue reti spagnole si fa fatica a comprendere come riusciva sempre a eclissarsi e sempre a sorprendere tutti (spettatori compresi) e mettere la palla in rete, realizzando la magica accoppiata di campione del mondo e capocannoniere. Accoppiata cui seguirà il “pallone d’oro”.
In altri termini Rossi era bravo a giocare senza palla non meno che con la palla.
Questo è ciò che disse una volta di sé:

“Forse sono stato il primo centrattacco rapido e svelto, che aveva nelle intuizioni la
sua dote principale, unita a una tecnica sopraffina. Uno dei segreti del mio successo
è stato quello di giocare intelligentemente, pensando sempre cosa fare un secondo
prima che mi arrivasse il pallone, proprio per supplire alla mancanza di qualità fisiche
eccelse. Giocare sull’anticipo era una mia grande prerogativa…”.

Nel 1981 la seconda svolta: Rossi approda alla Juventus dove rimarrà fino al 1985, integrandosi perfettamente in quel blocco che riuniva calciatori del calibro di Zoff, Cabrini, Gentile, Scirea, Tardelli, Brady etc., cui si aggiungeranno più tardi supercampioni come Platini e Boniek.
Nell’82, insieme al pacchetto dei nazionali juventini, partecipa all’avventura del campionato mondiale di Spagna, agli ordini del pragmatico mister Enzo Bearzot.

Le caratteristiche fisiche e di gioco di Rossi gli meritano la riduttiva qualifica di “attaccante di rapina” e non v’è dubbio che il suo exploit spagnolo sia stato enormemente facilitato dalla presenza in nazionale di colleghi tutt’altro che facili da marcare, come Bruno Conti e Francesco “Ciccio” Graziani, che con il loro movimento continuo tenevano in allarme costante le difese avversarie, favorendo le incursioni dell’imprevedibile Rossi.
Come succede spesso alle squadre che contano sull’organizzazione del gioco e un po’ meno sulla fisicità, gli esordi al “mundial” spagnolo non sono positivi e l’Italia fatica a qualificarsi nella fase 1 a gironi. Ma Bearzot lavora bene e a poco a poco mette in campo un team che metterà sotto tutti, compresi i “panzer” tedeschi.
Nella fase 2, ancora a gironi, l’Italia sconfigge l’Argentina – una delle favorite – per 2 a 1 con reti di Tardelli e Cabrini e poi il Brasile per 3 a 2 con tre reti di Rossi. Una partita passata agli annali del calcio.
Nella successiva fase delle semifinali a eliminazione diretta l’Italia batte la Polonia per 2 a 0 ancora con due reti di Rossi.
In finale l’Italia supera la Germania (allora “ovest”) per 3 a 1 con reti di Rossi, Tardelli e Altobelli.
È la consacrazione nazionale e internazionale e la consegna all’albo permanente delle glorie nazionali e per tutti diventa “Pablito”.

Purtroppo anche per Paolo Rossi si compie la parabola che non risparmia nessuno: la carriera nella Juventus, poi nel Milan e nel Verona fino all’abbassamento del rendimento, dei goal segnati e all’anonimato del ritiro.
Muore il 9 dicembre dello scorso anno, all’età di 64 anni, all’ospedale di Siena per le conseguenze di un tumore ai polmoni.

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