ACCADDE OGGI AGOSTO 1941: ESCE IN FORMA CLANDESTINA IL “MANIFESTO DI VENTOTENE”, IL SEME DA CUI NASCERA’ L’UNIONE EUROPEA

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La rubrica “Accadde oggi” esce questa volta priva del puntuale riferimento giornaliero perché il giorno esatto dell’uscita del “Manifesto di Ventotene” non soltanto non si conosce ma probabilmente non esiste, essendo il documento politico più importante del Novecento uscito clandestinamente dall’isola laziale in parti e in giorni successivi del mese di agosto di 80 anni fa.
Malgrado giornali e TV non lo raccontino anche l’Unione Europea è un brevetto italiano.
In quegli anni l’isola di Ventotene era luogo di confino politico, una delle tante zone dove il regime fascista isolava i dissidenti e gli intellettuali non allineati. Fra le personalità confinate nel 1941 c’erano Altiero Spinelli (1907-1986), filosofo, economista e letterato ed Ernesto Rossi (1897-1967), economista e giornalista, i due estensori materiali del manifesto; ma alle discussioni hanno partecipato diversi altri confinati.
Spinelli aveva già scontato 10 anni di carcere, una parte dei quali a Viterbo; Rossi 20 anni, comminati da uno dei tanti “tribunali speciali” funzionanti in quel periodo, perché il regime fascista non si fidava della magistratura ordinaria.
La concentrazione a Ventotene di Spinelli, Rossi e di almeno altri 800 confinati politici fecero dell’isola tirrenica il più importante laboratorio politico del tempo e il “Manifesto” ne è la sintesi pubblica.
Il “Manifesto di Ventotene” getta le basi per la federazione degli stati europei ed è opportuno precisare che non si tratta di una delle ricorrenti utopie di matrice ottocentesca ma di un solido progetto politico-istituzionale qualificato tanto sul piano teorico che su quello della prassi. Ovviamente, in un’Europa dilaniata dalla seconda guerra mondiale, l’idea poteva apparire utopistica ma i visionari di Ventotene consegnarono al continente e al mondo un percorso che non chiedeva altro che essere sperimentato:

“[…] far eseguire nei singoli stati federali le sue deliberazioni dirette a mantenere un ordine
comune, pur lasciando agli stati stessi l’autonomia che consenta una plastica articolazione
e lo sviluppo di una vita politica secondo le peculiari caratteristiche dei vari popoli.”

Il Manifesto esce clandestinamente e a pezzetti grazie ad alcune donne, mogli o parenti dei confinati sull’isola; l’opera verrà ricomposta dal filosofo socialista Eugenio Colorni (1909-1944), anche lui passato per Ventotene. Colorni scriverà l’introduzione e ne curerà stampa e diffusione.
Il Manifesto di Ventotene avrà un grande successo e riscuoterà consensi praticamente in tutti gli ambienti intellettuali italiani ed europei.
Il lungo cammino dell’Europa parte da lì.

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