Accadde oggi – Messia dei neri o Satana? Il 21 febbraio 1965 Malcom X fu assassinato

124

Quanti di noi oggi conoscono e ricordano Malcolm X?

Si fece portavoce di una filosofia radicale di uguaglianza razziale e ben presto abbandonò il suo “cognome da schiavo”, Little, sostituendolo con la X.

“Dare la ‘X’ a qualcuno è come accettare un certo mistero, una certa possibilità di potenza negli occhi di un pari o di un nemico.  La ‘X’ annunciava cosa eri e cosa eri diventato: Ex-fumatore, Ex-alcolista, Ex-cristiano, Ex-schiavo.”

Nei suoi discorsi esortava la popolazione nera a liberarsi dalle catene del razzismo “con ogni mezzo necessario”, compresa la violenza. Venne assassinato a New York il 21 febbraio 1965, presso la Ballroom Audubon di Manhattan, dove avrebbe dovuto tenere un discorso.

Malcolm Little, noto anche col nome islamico El-Hajj Malik El-Shabazz, era nato a Omaha, il 19 maggio 1925.
Suo padre, predicatore battista, morì nel 1931. Ufficialmente sembra che fosse stato investito da un tram; tuttavia, nella sua autobiografia, Malcolm sostenne che il padre era stato assassinato dallo stesso gruppo di sostenitori della “supremazia bianca”, denominato Black Legion (Legione Nera), che aveva perseguitato da sempre la sua famiglia costringendola a trasferirsi più volte.

La madre di Malcolm, originaria di Grenada, era nata in seguito a uno stupro da parte di un bianco.

Louise soffrì in seguito di gravi crolli emotivi: fu dichiarata insana di mente e rinchiusa in un istituto psichiatrico. I figli furono separati tra famiglie affidatarie diverse e orfanotrofi.
Malcolm frequentò la scuola ottenendo ottimi risultati. Abbandonò gli studi quando uno dei suoi migliori insegnanti gli disse che diventare un avvocato di fama non era “un obiettivo realistico per un negro”.

Lasciata la scuola, Malcolm ebbe i primi problemi con la legge. Si trasferì poi a Boston, presso la sorella maggiore Ella Little Collins.

In seguito trovò lavoro come lustrascarpe e cameriere.
Trasferitosi poi nel quartiere di Harlem, a New York, si diede a una serie di attività illegali, fra cui spaccio di droga, gioco d’azzardo, sfruttamento della prostituzione, estorsione e
rapina.

A  20 anni, Malcolm fu arrestato e condannato a dieci anni. Alla Charlestown State Prison si guadagnò il soprannome di Satana per il suo continuo imprecare urlando  contro Dio e la Bibbia.

Nel 1948, mentre era in carcere, Malcolm ricevette una lettera dal fratello Reginald che gli chiedeva di unirsi alla Nation of Islam (NOI). La NOI si autodefiniva una “setta islamica militante”. La sua tesi centrale era che la maggior parte degli schiavi africani erano musulmani prima di venire catturati e che quindi i neri avrebbero dovuto riconvertirsi all’Islam. La NOI era un gruppo “nazionalista nero”, ossia auspicava la creazione di una nazione nera separata all’interno degli Stati Uniti.

Malcolm fu affascinato dagli insegnamenti del capofila della NOI, Elijah Muhammad. Con l’aiuto della sorella, riuscì a ottenere il trasferimento in una colonia penale a Norfolk dove aveva maggiore libertà.
Era solito dire:
“Se non state attenti, i media vi faranno odiare le persone che vengono oppresse e amare quelle che opprimono.”

Per arricchire la propria cultura e migliorare la grafia, trascrisse a mano un intero dizionario; quindi iniziò a corrispondere con Elijah Muhammad quotidianamente. Alla fine Malcolm X fu scarcerato per buona condotta e sottoposto a libertà vigilata, il 7 agosto 1952, prima dello scadere della sua condanna.

È una figura spesso contrapposta a Martin Luther King, che predicava l’integrazione e la nonviolenza.

Diceva infatti:
“Sii pacifico, sii cortese, obbedisci alla legge, rispetta tutti; ma se qualcuno ti mette le mani addosso, mandalo al cimitero.”

L’ unica volta in cui Malcolm X incontrò Martin Luther King – nel “Campidoglio” degli Stati uniti nel mese di marzo del 1964 – gli disse: «Adesso finirai sotto indagine».  Malcolm X aveva appena rotto con il suo maestro e con la Nation of Islam, e sperava di dare vita a un fronte unito di gruppi di liberazione dei neri che passasse anche da un riavvicinamento con King.

L’incontro ebbe luogo un anno prima della morte di Malcolm, mentre entrambi attraversavano un periodo intenso di viaggi e discorsi  sui diritti civili.
Ma mentre Malcolm scherzava con King, neanche lui era consapevole del grado di controllo cui le varie agenzie statali li stavano sottoponendo.

Nei suoi ultimi mesi di vita, Malcolm aveva ammorbidito il suo antagonismo all’approccio non violento di King e parlava con gli amici di minacce di morte.

Il 21 febbraio 1965, Malcolm fu ammazzato a colpi di fucile sparati a distanza ravvicinata nella sala da ballo Audubon di New York, di fronte a sua moglie, Betty Shabazz, e ai suoi figli. Sebbene a sparargli siano stati in diversi, la morte venne attribuita alle ferite causate dai colpi di un fucile a canne mozze, usato da un uomo che indossava un lungo cappotto apparso improvvisamente in prima fila. Un altro uomo con una pistola, Talmadge Hayer, venne arrestato sulla scena del crimine; gli spararono alle gambe in mezzo alla calca.

Altri due uomini, Norman 3X Butler e Thomas 15X Johnson, furono arrestati. Entrambi hanno sempre dichiarato la loro innocenza.

La polizia non aveva prove contro di loro, ma le accuse nei loro confronti, più deboli, vennero sommate a quelle di Hayer, e furono condannati tutti e tre a vent’anni.

Attraverso una serie di documenti che demoliscono le accuse contro Johnson e Butler, Abdur-Raman Muhammad sostiene che questi uomini dicevano la verità: loro due erano innocenti e solo Hayer, che aveva confessato, era colpevole.

La settimana prima che Malcolm tenesse il suo fatidico discorso all’Audubon Ballroom, a San Valentino, la sua casa era stata bruciata. Mentre riuscì a evacuare moglie e figli prima che la casa venisse divorata dalle fiamme, ci volle quasi un’ora perché la polizia arrivasse.

Malcom X e Martin Luther King: entrambi assassinati, il 21 febbraio 1965 l’uno, il 4 aprile 1968 l’altro.

Due date rimaste nella storia. Ma non è morta con loro la volontà di riscatto, di uguaglianza e di libertà. “Io ho un sogno, che i miei quattro figli piccoli vivranno un giorno in una nazione nella quale non saranno giudicati per il colore della loro pelle, ma per le qualità del loro carattere. “Il sogno di Martin Luther King e di Malcom X sarà sempre anche il nostro.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui