Troppe accuse agli italiani e pochi mea culpa, cosa non ha realmente funzionato?

Acta non verba, basta scaricare le colpe solo sugli italiani: cosa ha fatto il governo per prevenire la seconda ondata?

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Dobbiamo ammetterlo, in una prima fase i numeri davano ragione al governo: infatti i contagi erano notevolmente calati e di conseguenza anche i decessi e le persone in terapia intensiva. Sembrava che Conte fosse riuscito nel proprio obiettivo: sconfiggere il covid-19.

Tuttavia sono bastati pochi mesi a riportare il Premier – che si era paragonato a Churchill – con i piedi per terra. I numeri stanno nuovamente crescendo, anche se i tamponi effettuati sono maggiori. Chiariamo una cosa: la situazione al momento non è minimamente paragonabile a quella di Marzo, i posti in ospedale al momento ancora ci sono, ma per quanto ancora?

E’ opportuno dunque buttare un occhio a ciò che verrà, iniziando a dire che attualmente il 94% dei contagiati sono o asintomatici o paucisintomatici, quindi persone a cui il covid – fortunatamente – fa poco o nulla. Il restante 6% sta svolgendo la propria convalescenza o a casa o in ospedale. Naturalmente se i contagi continueranno a crescere, saranno maggiori le probabilità di contagio nella cosiddetta fascia “debole” (anziani, malati oncologici…), con un conseguente aumento dei posti letto occupati negli ospedali. L’altro giorno si parlava di un possibile “lockdown natalizio”, Conte affermava che molto dipenderà dal comportamento degli italiani. Sicuramente gli italiani hanno affrontato con leggerezza i mesi post-lockdown ma, a conti fatti, cosa ha realmente fatto il governo per contenere la tanto temuta “seconda ondata”?

Si è parlato di bonus monopattini, di banchi a rotelle, senza concentrarsi veramente su un vero piano di contenimento della pandemia, trovandoci oggi ad affrontare la situazione in maniera per certi versi scriteriata o, se vogliamo, all’italiana. Dove sarebbe dovuto intervenire il governo? Tenterò di dare delle risposte:

Sicuramente il tracciamento non ha funzionato come avrebbe dovuto: come fatto notare giustamente  dall’Huffington Post: “Perché il sistema dei tamponi è andato in crisi nel momento in cui si è passati da una media di 50mila al giorno a una di 100mila, nonostante tanti virologi avessero predetto che quest’autunno ci sarebbe stato un boom di richieste? Che fine ha fatto il piano da 300mila tamponi al giorno che Crisanti ha consegnato al governo? Perché il via libera ai test rapidi è stato dato solo un paio di giorni fa? E quanti giorni dureranno i cinque milioni di test veloci tanto strombazzati da Arcuri?”. E ancora: perché non sono state aumentati i posti di terapia intensiva?

Anche la questione vaccini non ha funzionato, infatti il governo chiedeva agli italiani di vaccinarsi contro l’influenza, rendendo così più facile la distinzione di quest’ultima dal coronavirus. Tutto giusto, se non fosse che le farmacie italiane non ricevono abbastanza dosi per soddisfare la richiesta.

mezzi pubblici invece sono luogo, inevitabilmente, di assembramenti. D’altronde il Cts aveva garantito che il virus non avrebbe coinvolto autobus e metro, salvo poi tornare sui propri passi alcuni giorni dopo. Non sarebbe stato opportuno studiare un piano per permettere gli spostamenti in sicurezza?

Lascia perplessi anche come i posti di terapia intensiva siano rimasti invariati. Perchè non ne sono stati aggiunti altri viste le previsioni di nuove ondate autunnali?

Infine, la sola idea di aver pensato ad un nuovo lockdown lascia veramente attoniti, come è possibile considerare una strategia del genere la normalità? La chiusura totale – che per certi versi si è rivelata fallace – deve essere una misura d’emergenza, non un habitué.

Siamo in una fase cruciale e non avere un piano risulta veramente ridicolo, Conte & co. è ora di svegliarsi. Acta non verba.

 

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