Addio a Sario Ricci, libero pensatore, dj e amico dei viterbesi

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Giuseppe Ungaretti conclude la poesia “Sono una creatura” con un ossimoro “La morte si sconta vivendo”.
E Sario Ricci la morte l’ha sentita, scontata e vista tante volte nella sua breve vita, ma l’ha sempre affrontata con determinazione, forza di volontà, ironia e a volte con rabbia.
Sario, con il suo accento del Sud, la sua forte personalità, il suo essere socievole, schietto e aperto, ha lasciato un enorme vuoto nei suoi familiari e in chi ha avuto il piacere e l’onore di conoscerlo.

Amava definirsi libero pensatore, scrittore, ghibellino, cultore musicale a tempo pieno, ma chi lo conosceva sa che era anche schietto, ottimista, generoso e con un cuore grande.

Un cuore che spesso gli ha dato problemi; con una buona salute che non lo ha accompagnato per molto: lo vedevamo spesso su Facebook attaccato alla macchina per la dialisi, oppure ci parlava degli interventi chirurgici che aveva dovuto affrontare, ma era sempre sorridente e ironico. Diceva spesso:
“Abbiate cura della vostra persona, non lasciatevi sopraffare dagli eventi e dalle difficoltà quotidiane, sorridete alla vita! Volere è potere”. Incitava se stesso e noi, con una determinazione non comune. Era nato l’8 luglio 1962.

Il 1 dicembre scorso su Facebook aveva scritto: “Stavo pensando a questo Natale. Gli auguri li possiamo trasformare, chissà se ci porteranno fortuna…e poi, scherzosamente, come era solito fare, aveva mandato a quel paese il 2020 raccomandandoci di non leggere gli oroscopi per l’anno nuovo.

Amante e cultore della buona musica, storico e caro dj, adorava le sue bellissime figlie, la moglie Roberta e la cagnolina Alice, volata in Cielo prima di lui, che spesso rivedeva in sogno. Chissà, forse l’ha ritrovata ora, lontano dai fili della dialisi, con il suo amico Piero, con Luciano, compagni di turno nelle lunghe ore in ospedale.

Ha scritto un libro di successo “Fakebook”; amava la cultura, le buone letture, i fumetti, ha contribuito alla realizzazione di Tuscia comics.

Ironizzava sulla politica e sul nostro mondo, in modo diretto, senza mezzi termini, come era solito fare.
Aveva vissuto per un periodo a Rimini, rimasta nel suo cuore, ma poi si è innamorato della Tuscia, che lo aveva accolto e amato. Addio, Sario. La tua musica non è finita. Ha solo svoltato l’angolo. Continuerà a suonare in chi ti ha amato.

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