A rilanciare l'ipotesi FdI dopo lo stop all'ampliamento di Fiumicino e la riduzione dei voli a Ciampino

Aeroporto, riprende quota il terzo scalo laziale a Viterbo

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Riprende quota la possibilità per la nostra città di dotarsi di uno scalo per i voli low cost. E a farsi interprete di questo rilancio è Mauro Rotelli, deputato di Fratelli d’Italia, promotore di un incontro ieri a Viterbo per fare il punto sullo stato dell’arte e sui possibili vantaggi che l’infrastruttura comporterebbe per Viterbo e provincia.

L’ipotesi torna in gioco “dopo la bocciatura dello sviluppo dell’aeroporto di Fiumicino – per ulteriori 1300 ettari – e la limitazione del traffico aereo su Ciampino” evidenzia Rotelli.

Ma l’evento, organizzato da FdI, suona anche come un invito alla mobilitazione di tutti i rappresentanti politici viterbesi. Anche alla luce della mozione presentata da un consigliere regionale di Latina, approvata dalla Pisana, a prendere in considerazione l’aeroporto militare di Latina come terzo scalo laziale. Un déja vu che riporta le lancette indietro nel tempo!

Sino alla fatidica data del 21 dicembre 2012 quando lo scalo viterbese subì un brusco, ultimo e definitivo ‘atterraggio’ e che Giulio Marini – all’epoca sindaco – ha bollato come “un furto con scasso ai danni di Viterbo e del suo territorio. L’attuale capogruppo di Fi in Comune, presente all’incontro, ha ripercorso le tappe fondamentali del sogno di Viterbo di avere le ali: dall’accelerazione nel 2007 con il governo Prodi e il ministro Bianchi sino alla pietra tombale del 2012 – quando a 8 giorni dalla scadenza della legislatura – “il governo, mai eletto, Monti con un decreto del presidente del consiglio dei ministri cancella l’aeroporto e i 300 milioni destinati a Viterbo per destinarli a Fiumicino”.

Marini rivela anche di aver presentato in merito, come sindaco, un ricorso al Tar. “Mai discusso! E senza esito a distanza di 6 anni”.

Un’anomalIa. Ma non l’unica, stando alle dichiarazioni dei relatori.

Antonio Pellicanò, del comitato Fuori Pista che raggruppa i residenti di Ciampino, Fiumicino e zone limitrofe, parlando di “poteri forti” pone l’accento sulla proroga concessa ad Aeroporti di Roma.

“La società nel 1974 ottenne la concessione dallo Stato per 35 anni. Nel ’99 è stata rinnovata sino a giugno 2044, non è chiaro con quali atti”.

E sul decreto Monti: “Nei primi giorni di dicembre 2012 nel contratto di programma si parlava di Viterbo che poi sparisce, insieme a tutti i riferimenti, nel documento del 21 dicembre!”.

Di “enorme anomalia” parla anche il senatore Giovanbattista Fazzolari, per 5 anni dirigente settore aeroporti per la Regione.

“Viterbo come terzo scalo laziale compare nel Piano nazionale aeroporti nel febbraio 2012, successivamente scompare per poi riapparire sino alla definitiva sparizione nel dicembre dello stesso anno”.

Altra anomalia: il transito di 100 milioni di passeggeri su un unico aeroporto senza prevedere uno scalo di supporto in Centro Italia. E ancora: “Il 25% dei low cost sbarca a Fiumicino, creando concorrenza sleale alla nostra compagnia di bandiera! Mentre in Germania a Francoforte, così come negli aeroporti internazionali di Francia e Spagna, solo il 5 percento e comunque di compagnie collegate a quella di bandiera”.

Per Fazzolari “occorre rivedere le concessioni ai privati, favorendone la gestione solo se porta vantaggio allo Stato, proprietario del bene pubblico!”.

Pragmatico l’intervento di Fabio Belli dell’Ance, imprenditore.

“In uno studio del 2007 si prevedeva per l’aeroporto di Viterbo, nel giro di tre anni, un volume di 5 milioni di passeggeri”.

E rivela: “Ci sono diverse società interessate a realizzare nella nostra città uno scalo aeroportuale altamente tecnologico”.

E conclude con l’appello a muoversi affinché Viterbo “venga inserita nel nuovo Piano di sviluppo aeroportuale! La realizzazione dello scalo sarebbe la locomotiva per avere nuove infrastrutture di collegamento: dalla ferrovia al raddoppio della Cassia”.

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