Nella campagna elettorale per le elezioni europee non si parla di Pac. Eppure l’agricoltura, specie nel Centro Italia sta vivendo una stagione complicata.

La Politica Agricola Comune (Pac) rappresenta l’insieme delle regole che l’Unione europea, fin dalla sua nascita, si è data riconoscendo la centralità del comparto agricolo per lo sviluppo dei Paesi membri. Gli obiettivi principali sono l’aumento della produttività del settore, la stabilizzazione dei mercati, la sicurezza degli approvvigionamenti e prezzi ragionevoli ai consumatori. L’attuale Pac, è sempre meno adeguata a rispondere alle sfide del presente sia sul piano della competitività del settore, sia rispetto alle problematiche agro-climatico-ambientali. La discussione sulla riforma, ferma nella Commissione Agricoltura del Parlamento europeo (Comagri), comporta il fatto che il settore primario dovrà continuare a fare riferimento a un politica disegnata ormai 10 anni fa.

Il rischio è che la riforma sia condizionata dai tagli al budget per il periodo 2021-2027.

La CIA Agricoltori di Viterbo è in allarme. “Con le nuove elezioni non si sa cosa succederà. Non è chiaro quali sono le intenzioni dei partiti. Sulla riforma non ci sono documenti ufficiali e non circolano nemmeno le bozze. Intanto l’agricoltura del viterbese soffre” è lo sfogo del responsabile provinciale della CIA di Viterbo, Nazareno Conti.

Nella Tuscia ci sono settori produttivi di punta: la zona nord è ricca di noccioleti, apprezzati in tutta Italia e all’estero, intorno al lago di Bolsena è fiorente il settore caprino e in Maremma l’ortofrutta. La zona della teverina è famosa per i vigneti.

“Il problema dei prezzi troppo bassi è diventato cruciale per la sopravvivenza dell’agricoltura. Le aziende non riescono a coprire i costi di produzione e se la Pac non sarà potenziata, molte di queste rischiano la chiusura con gravi ripercussioni sull’economia della zona e sull’occupazione” afferma Conti. In particolare soffrono le imprese della zootecnia. “Il prezzo dei concimi è del carburante è aumentato, ma quello del latte è rimasto fermo a vent’anni fa. Il 30% di queste aziende potrebbe essere costretta a chiudere”.

La CIA di Viterbo da tempo ha chiesto di incrementare i soldi sui premi comunitari favorendo le colture che soffrono. “Fino al 2005 nella zootecnia si prendevano premi sui capi di bestiame oltre che sui seminativi. Poi con la riforma è sparito il premio in più e ora si prendono solo premi sulle superfici. Ci hanno detto che è un problema di budget comunitario. Ma qui il settore è alle corde” incalza Conti.

C’è anche un altro aspetto. “Gli agricoltori sono pochi, l’ impatto dell’agricoltura in Italia è il 3% come occupazione e quindi interessa poco alla politica. Sono 450mila i coltivatori diretti iscritti all’Inps a livello nazionale ai quali si aggiungono quelli saltuari, della domenica, e si arriva a 700mila”.

La Tuscia raccoglie il 10% della forza lavoro in agricoltura che quindi è importante nella sua economia. L’aiuto comunitario è fondamentale.

I dati sono allarmanti. Dal 2015 il 10% delle imprese, tutte micro, ha chiuso. Oltre al danno economico si profila il degrado del territorio, con l’avanzata del bosco e problemi per la manutenzione. Le conseguenze sono frane e dissesti. È un tema che non può essere dimenticato dall’agenda politica.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui