Al centro della storia. Le nostre radici: Ranuccio lo stregone

"Ranuccio si divide tra i suoi possedimenti, è sempre più malato e per questo fa voto di liberare le terre dalle streghe in cambio di una ritrovata salute"

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Siamo all’inizio del XVII secolo e alla guida del Ducato c’è Ranuccio, figlio di Alessandro e marito di Margherita Aldobrandini che gli porta in dote 200.000 scudi, la loro unione viene celebrata dal Papa nella Cappella Sistina nonostante i malumori che intercorrono ancora tra i due nobili casati. Il matrimonio è segnato da vicissitudini negative, un primo figlio disabile, un figlio naturale, la salute cagionevole di Ranuccio e una vita quotidiana gestita tra superstizione e credulità. La storia, infatti, narra di un grande andirivieni di maghe, esorcisti e ciarlatani tra i quali un certo Oliviero Olivieri che vedendolo in difficoltà lo convince a consegnargli molte delle riserve d’oro del Ducato con la promessa che quell’oro, attraverso la pratica magica, si sarebbe moltiplicato. Ranuccio, una volta consegnate le casse d’oro e d’argento, lo dota di un grande laboratorio – officina e una volta ogni cinque giorni lo va a trovare per verificare gli sviluppi, dopo otto mesi, una mattina entrando dal giardino, non trova più né Oliviero né quello che gli aveva dato, si dice che tanta fosse la sua stupidità da aver creduto che dopo la moltiplicazione del tesoro l’alchimista fosse scappato con l’immenso valore su una carrozza ricoperta con un manto di rubini. Sempre a causa delle sue paure, fa processare e condannare la bella amante Claudia Colla colpevole, insieme con la strega Elena sua madre, di avergli attirato i malefici che portano alla congiura contro i Farnese per la conquista dei Ducati di Parma e di Castro.

Ranuccio si divide tra i suoi possedimenti, è sempre più malato e per questo fa voto di liberare le terre dalle streghe in cambio di una ritrovata salute. Un giorno, sulle colline parmensi, assiste ad uno spettacolo di giocolieri e saltimbanchi e il suo interesse è subito catturato dalle predizioni di Brema, una bellissima ragazza che si rivolge al figlio di Pomponio dicendo: “ Vedo un lago di sangue…”

L’ordine perentorio del Duca è quello dell’arresto ma la ragazza prima scappa e poi per intercessione di Pio Torelli, che s’innamora di lei perdutamente, le viene concessa la grazia.

Bema comincia a vivere nel gran castello sulle colline ma Ranuccio, ormai anche pieno di debiti, vuole impossessarsi dei beni dei Torelli, accusa Pio di tradimento e per questo ne ordina la decapitazione. Bema, vecchia e infelice per la morte del suo amore, decide di sparire. Solo molto tempo dopo viene ritrovata la sua mummia nelle segrete dell’antico castello sulle colline, narra la leggenda che ogni anno la notte tra il 18 e il 19 maggio appaia in tutta la sua bellezza sul balcone del maniero col viso rivolto verso Parma.

La Fata Bema, la sua notorietà arriva fin dentro le mura di Castro e nello Stato Pontificio, lì, nel frattempo, tra la Via Romea e il mare si fronteggiano nobili e orde di briganti. Il lago di Bolsena diventa una terra di mezzo tra due poteri, nel silenzio profondo delle acque l’isola Martana diventa il luogo ideale dove rinchiudere le amanti, le donzelle di nobile famiglia e gli avversari. Scorre ancora sangue tra gli Orsini e i Farnese, schiere di grandi armate si confondono tra i pescatori, negli accampamenti si sentono le grida che echeggiano sull’acqua: “ Catturateli”!

Le rive del torrente accanto al lago si fanno rosse, è il tempo di Odoardo Farnese che indispettisce Papa Urbano, si paventa una guerra tra la Curia e la Città. Nobili, affini e segretari della casata lasciano in fretta i palazzi portando con loro quel che racimolano all’interno della Zecca, Gradoli, Montefiascone e Viterbo sono in grande fermento, gli eventi precipitano e a far da mezzo persuasivo, come dire da ostaggio, è una magnifica donzella la cui famiglia è legata al Papa, per lei si aprono i cancelli della roccia in mezzo all’acqua, carcerieri e cavalieri la controllano giorno e notte, una cella in alto, sulla punta davanti all’immensa riserva di caccia, canta e prega tra le lacrime e i dolori del rapimento. Sbatte la tramontana nella notte e in lontananza riecheggiano i versi dall’altra terribile prigione, quella della Rocca di Capodimonte, ma quando tutto sembra perduto c’è un cuore aperto a una bella storia d’amore…ne rimane una Gemma

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