Al santuario di Santa Rosa l’ultimo commosso saluto a Baffino

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Viterbo – Tante volte Roberto Ubaldi era entrato nel santuario di Santa Rosa, anche con la divisa da Facchino, a pregare.
La sua e la nostra Rosina ora lo ha accolto in Cielo.

“Il prossimo trasporto della macchina di Santa Rosa sarà interamente dedicato a lui, a  Roberto. Baffino sarà da oggi in ogni facchino che sfilerà per le nostre strade”. Così ha detto commosso  il capofacchino Sandro Rossi ieri, 15 novembre, al funerale di Roberto Ubaldi, detto “Baffino”, deceduto a 41 anni a causa di una male incurabile. Accanto alla sua bara, durante tutta la cerimonia funebre, la sua giovane moglie. Baffino ha ricevuto l’omaggio e il ringraziamento di tutto il Sodalizio dei Facchini e della città di Viterbo, stretti attorno ai parenti in lacrime.
Il sindaco di Viterbo Giovanni Maria Arena, con gli occhi lucidi e tristi, ha salutato per l’ultima volta Roberto, con il presidente del Sodalizio dei Facchini Massimo Mecarini,  il capofacchino Sandro Rossi, tanti assessori e consiglieri comunali, i Facchini e moltissimi concittadini. La chiesa era gremita come la scalinata antistante il santuario.

La bandiera del Sodalizio avvolta intorno alla bara e tante rose rosse e bianche (i colori di Santa Rosa e della divisa dei Facchini) hanno accompagnato Roberto prima sulla salita verso il Santuario, quella salita che i Facchini percorrono correndo con la Macchina sulle spalle il 3 settembre. Stavolta c’è un peso più grave. Un peso sul cuore oltre che sulle spalle. Il peso del dolore per la perdita di un amico, un fratello, un viterbese che, con il suo sorriso, la sua simpatia,  la spontaneità sapeva conquistare tutti. Ha lasciato la giovane moglie Ilaria e una figlia piccola, la sua dolcissima Sara. Ha lasciato la mamma Marina, il fratello Aldo e i suoi amati famigliari e parenti.


Il carro funebre, dopo la cerimonia, nella discesa di Santa Rosa fino a piazza del Teatro è stato accompagnato dai Facchini e dalle Harley Davidson che erano la sua passione.  Cuore e motori. Aveva un mestiere che amava , quello di amministratore di condominio, una bella famiglia, tanti amici. Ma a volte la vita riserva salite molto più ripide di quella verso il santuario. Ora Roberto è fra le braccia di Santa Rosa. I lunghi applausi della folla presente ieri non erano per incitare i Facchini. Erano per dire “Grazie” a Roberto per quello che ha fatto per la città e per tutti noi. Erano per dirgli che lo penseremo sempre e, in particolare,  ogni 3 settembre, quando la luce della Macchina che lui portava con fatica e amore illuminerà di nuovo la città.
Dieci anni di Trasporti, per Baffino, anche se la Macchina è ormai ferma da due anni a causa della pandemia. “Ma a noi la pandemia fa un “Baffino”! Si sente risuonare in chiesa. I Facchini sanno sollevare la Macchina anche da ferma con la forza della loro fede.
Sotto la Macchina di Santa Rosa Baffino era spalletta aggiuntiva. Era entrato  orgogliosamente a far parte dei Facchini nel 2011.
“Roberto – ha detto don Alfredo Cento durante l’omelia – è nella comunione dei santi. Questo significa che ogni volta che c’è la messa, i santi sono tutti attorno all’altare. E ogni volta, attorno all’altare ci sarà anche Roberto”.
“EVVIVA BAFFINO! EVVIVA SANTA ROSA!”.
Siamo tutti di un sentimento; un sentimento di tristezza, di grande dolore, forse un po’ di rabbia,  ma anche di amore, di riconoscenza, di fede e di speranza di una vita migliore per Baffino e per tutti noi.

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