Al Sistema Museale di Ateneo dell’Unitus si pensa all’orientamento degli studenti

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Intorno e davanti al Coro dei Monaci, il nucleo più antico del Complesso monumentale di Santa Maria in Gradi – oggi prestigiosa sede dell’UNITUS – si estende il grande spazio espositivo dello SMA (Sistema Museale di Ateneo).

La dottoressa Vera Anelli, che abbiamo incontrato proprio nelle eleganti sale espositive dello SMA, ci racconta che cosa narra la leggenda.

E cioè che a Raniero Capocci, notaio pontificio, sarebbe apparsa in sogno una donna con le sembianze della Vergine Maria che, recando in mano una torcia, lo accompagnò sulla salita fuori porta Romana, là dove in mezzo alla foresta c’era poco distante una chiesetta. “Qui tu dovrai costruire una chiesa più grande”, gli ordinò la Vergine. Raniero, che era giovane, nobile e molto facoltoso, obbedì e in qualche anno nel 1244 sorse al posto della chiesetta preesistente quello che poi è divenuto il grande complesso conventuale dei Domenicani.

“Lo spazio espositivo dello SMA – ci dice la dottoressa Anelli – nasce nel 2015 con lo scopo di raccontare il patrimonio dell’Università degli studi della Tuscia dislocato nei vari dipartimenti con specifiche finalità di conservazione e ricerca. Solamente il Museo della città e del territorio è al di fuori dell’Università, ma donato all’ Università, ed è visitabile a Vetralla.”

“Era necessario pensare a dare visibilità a questo grande patrimonio sia artistico-culturale che scientifico – continua Anelli – in particolare pensando alle scuole e ai compiti di orientamento scolastico che l’Università cerca di assolvere”.

In effetti la funzione didattica è quella che caratterizza e dà valore a questo spazio espositivo, a cui si può accedere dal chiostro medievale trecentesco di Santa Maria in Gradi.

Facile immaginare che molti ragazzi in visita allo SMA siano rimasti affascinati dagli esempi esposti della collezione di anatomia comparata e di zoolologia, conservata nella sua interezza al DEB ( Dipaertimento di Scienze Ecologiche e Biologiche ) o dalla banca del Germoplasma, che viene custodita all’Azienda Agraria didattico-sperimentale dell’UNITUS con lo scopo di preservare i semi germinativi di circa 250 specie rare o minacciate di estinzione, in particolare di felci e orchidee a livello europeo.

Quanti ragazzi avranno deciso di diventare zoologi, biologi o botanici dopo aver visitato lo SMA? Lo scheletro ricomposto allo SMA di un semplice cavallo, che nella fantasia di un ragazzo assume subito le sembianze misteriose di un dinosauro, magari ha deciso del destino di un ragazzo o di una ragazza di terza media portato dalla scuola in visita allo SMA. “Sì lo scheletro del cavallo colpisce molto gli studenti, perché ha il fascino del preistorico- ci conferma divertita Vera Anelli.

In tutto le collezioni dipartimentali e museali presentate come in una anteprima allo SMA sono 14, 10 scientifiche e 4 storico-artistiche.

“Le collezioni dei dipartimenti – chiarisce la dottoressa Anelli – non sono visitabili dal pubblico e dalle scuole, perché sono destinate allo studio specialistico e alla ricerca. Quindi ne possiamo avere un’idea concreta e precisa soltanto qui allo SMA.”

Nel futuro del Sistema Museale di Ateneo ci auguriamo che possa presto diventare realtà quello che adesso è solo un progetto dedicato alla storia di Santa Maria in Gradi, che da carcere si è trasformato negli anni ‘90 in luogo culturale e di formazione dei giovani.

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