La regista alla mostra del cinema di Venezia presenta il suo film "Omelia Contadina", un attacco alla monocoltura intensiva. E così si fa di tutta l'erba un fascio

Alice Rohrwacher si scaglia contro i noccioleti della Tuscia: l’ultima follia ambientalista

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Già lo scorso anno Alice Rohrwacher cercò di attaccare i noccioleti per via dell’impatto ambientale che avrà lo sviluppo della monocoltura del nocciolo “fortemente – come affermato dalla Rohrwacher – voluto dalla Ferrero e avallato dalle autorità locali”.

Secondo la regista “La coltura estensiva del nocciolo richiede grandissimi consumi di acqua e comporta l’uso di concimazioni e interventi antiparassitari che, come dimostra l’esperienza della zona dei Monti Cimini, hanno praticamente ucciso il lago di Vico”.

Come tutte le battaglie ambientaliste c’è una parte su cui si può concordare ed una parte, invece, che risulta letteralmente inaccettabile. Se da un lato deve essere giusto punire chi usa abusivamente antiparassitari e fitofarmaci di ogni genere, soprattutto nel mondo delle grandi aziende, dall’altro non si può e non si deve assolutamente generalizzare. La Tuscia, soprattutto nella zona dei Cimini, vive di agricoltura.

Alice Rohrwacher

Nella fattispecie, la raccolta di castagne e nocciole rappresenta buona parte dell’economia di piccoli paesi come Vallerano, Vignanello, Canepina ed anche Soriano. All’interno dei campi agricoli cimini ci sono moltissimi imprenditori seri che operano nel pieno rispetto delle regole per quanto concerne l’utilizzo di ogni tipo di concimazione, e l’attacco della Rohrwacher non deve andare a toccare il loro lavoro pulito ed onesto.

La monocoltura intensiva è praticata da anni nella Tuscia, se non da secoli. Possibile che solo in questi anni qualcuno si sia svegliato ed abbia realizzato che il vero problema dell’agricoltura sia rappresentato da qualche imprenditore disonesto che usa modalità di raccolta fuori dalla legge? Non sarebbe più sensato, anziché criminalizzare tutti i noccioleti della Tuscia, pretendere più controlli dalle autorità competenti, al fine di individuare e punire gli agricoltori disonesti?

Sarebbe bene inoltre ricordare alla Rohrwacher, e agli altri ambientalisti che la seguono, che se il Lago di Vico è diventato quello che vediamo oggi di certo la colpa non è dell’onesto proprietario di noccioleti che pratica da anni la monocoltura, bensì degli sversamenti e del poco controllo che c’è stato nella zona. Una zona che invece andava preservata e salvaguardata.

A volte serve un po’ di realismo e di concretezza nelle battaglie. Se la Rohrwacher ed i suoi sodali si aspettano che tutte le persone seguano un’etica o una morale si stanno sbagliando di grosso. La monocoltura adoperata dai cittadini non ha portato alcun danno alla zona, semmai si potrebbe indagare – senza comunque avere la certezza che vengano eseguite azioni fuori dalla legge – su quella praticata dalle aziende un po’ più grandi, come la Ferrero.

Pretendere che in un futuro prossimo venga rivoluzionata la modalità di raccolta che ha contribuito a formare la nostra economia agricola solo perchè, come in ogni altro settore, c’è qualche disonesto è una vera e propria follia, con tutto il rispetto per la regista ed i suoi seguaci. E chissà che non arrivino risposte anche dal senatore Francesco Battistoni, già vicepresidente della Commissione Agricoltura in Parlamento.

Infine, questa cosa possiamo constatarla: le battaglie ambientaliste nel nostro territorio hanno provocato solo caos e ritardi burocratici, senza produrre nessuna alternativa credibile. Esempio lampante la Trasversale, il collegamento “finale” salta da quasi 20 anni perchè ci sono delle rimostranze da parte della galassia ambientalista, ma la proposta alternativa al collegamento qual è? Semplice, non esiste. Così come non esiste una proposta valida per quanto riguarda le energie rinnovabili, che tra l’altro dovrebbero essere il loro cavallo di battaglia.

 

1 commento

  1. La Nocciola, un buon prodotto e un buon cibo. Le, allergie, i tumori, le acque interne non più balneabili, un problema serio. Richiamare l’attenzione su come gestiamo i nostri territori é lodevole e necessario se non vogliamo soffocare dietro una mascherina, e questo sembra follia ambientalista ma invece purtroppo è realtà

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