L’industria italiana dell’acciaio sta per essere colpita a morte da una decisione miope di Bruxelles. Ancora una volta la Commissione europea non riesce a fare gli interessi dei paesi membri per disattenzione e superficialità, ma allo stesso tempo anche Palazzo Chigi non scende in campo per difendere con decisione il Made in Italy.

Ad accendere i riflettori sono stati, congiuntamente, un europarlamentare, David Sassoli (Pd) e un deputato di Terni, Raffaele Nevi di Forza Italia.

La vicenda è questa. Nel 2014 l’Indonesia blocca l’export di nichel di cui è il maggior produttore mondiale. Questo stop colpisce soprattutto la Cina, che si serve in abbondanza di questo materiale. Come reazione Pechino apre uno stabilimento in Indonesia e la produzione di acciaio decolla. Bruxelles corre ai ripari varando un pacchetto di misure a difesa dell’acciaio europeo, ma con una clausola che consente ai paesi in via di sviluppo che hanno una quota di importazione al di sotto del 3% di poter esportare nell’Unione europea senza restrizioni. Questa norma viene introdotta prendendo in considerazione gli anni in cui l’Indonesia era sotto tale quota, ma nel 2018 – grazie a un boom delle esportazioni da Giacarta – il tetto fissato è stato ampiamente superato.

Questa colpevole disattenzione sta avendo ripercussioni pesantissime sull’industria europea dell’acciaio, che subisce una concorrenza fortissima da parte di un paese che ha un costo del lavoro più basso e quindi può permettersi prezzi di produzione stracciati. In particolare, è l’Italia ad essere colpita, nella totale indifferenza del ministero dello Sviluppo Economico. Sindacati e associazioni imprenditoriali sono preoccupati per il futuro delle Acciaierie di Terni, il principale centro siderurgico europeo a ciclo integrato, e hanno chiesto alla Commissione europea di intervenire urgentemente inserendo l’Indonesia nella lista degli Stati su cui porre misure di salvaguardia.

Le previsioni più pessimistiche dicono che il sistema dell’acciaio italiano potrebbe collassare già quest’estate. Le ricadute occupazionali sarebbero pesantissime e tutto l’indotto verrebbe schiacciato.

Finora il ministro Di Maio non ha preso posizione nonostante le pressanti sollecitazioni che arrivano da sindacati e imprenditori.

Ma anche Bruxelles continua a rinviare qualsiasi decisione, anche se Francia e Belgio si stanno facendo sentire con un pressing importante.

L’industria europea dell’acciaio inossidabile, che rappresenta più di 100mila posti di lavoro diretti e indiretti, ha visto le proprie vendite sul mercato interno calare in modo significativo (-5,3% su base annua nella seconda metà del 2018) e a cascata i prezzi base sono scesi del 30%, con conseguenze negative considerevoli sui margini del settore.

Pechino invece ha già messo in campo le contromisure e ha aperto un’  istruttoria contro l’Indonesia per proteggere la propria produzione.

Il parlamentare di Forza Italia Nevi ha presentato un’interrogazione a Luigi Di Maio. “E’ gravissimo che ancora manchi un’iniziativa forte del Ministro – spiega – perché ogni giorno che passa l’invasione continua. Non è tempo di letterine. È tempo di far capire che per l’Italia è un’ assoluta priorità fermare questa invasione”. Il governo – assieme a quelli belga e francese – ha solo inviato una lettera alla Commissione di Bruxelles sollecitando l’introduzione di misure di salvaguardia sull’Indonesia. Niente di più.

Il presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, con un intervento ufficiale nei confronti di Junker, ha chiesto interventi immediati.

Nevi sottolinea che «secondo le associazioni europee di settore, la massiccia espansione della capacità produttiva indonesiana è alimentata sia dalle imprese siderurgiche cinesi che ricevono sussidi statali, sia dagli stessi sussidi indonesiani. Ciò si somma alle restrizioni all’export di materie prime. Questi vantaggi possono essere considerati concorrenza sleale e consentono ai produttori indonesiani di beneficiare di costi di produzione significativamente inferiori rispetto ai ‘competitor’ e di distorcere i prezzi dell’acciaio inossidabile in tutto il mondo». L’ allarme è partito. Il tempo a disposizione per evitare il patatrac si assottiglia.

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