La potenza delle luci in città, secondo verifiche, sarebbe in regola con le norme previste sull'inquinamento luminoso

Allegrini su illuminazione pubblica: “In zona Sacrario serve un nuovo progetto che presenterò al prossimo bilancio di previsione”

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Laura Allegrini, assessore ai lavori pubblici

Fiat lux, ma non in centro. Soprattutto nella zona sempre più degradata e abbandonata a se stessa che va dal Sacrario a piazza San Faustino.

Nonostante il Catasto la consideri centro (con reddito da zona centrale, sic!), da anni ormai sembra di vivere in una banlieue.

Da tempo segnaliamo l’insicurezza che si ingenera anche a causa di una pubblica illuminazione, che è certamente pubblica ma non illumina!

Dopo l’episodio ripreso in un video dove si vede un uomo che, con il favore delle tenebre, tenta di scassinare varie auto parcheggiate tra il Sacrario e via Cairoli è diventato ancora più urgente capire cosa intenda fare l’amministrazione comunale per risolvere la problematica.

I cittadini saranno messi nelle condizioni di distinguere il viso di chi incontrano o è meglio iniziare a dotarsi individualmente di torce per diradare il buio, soprattutto quando le luci dei negozi si spengono?

In merito abbiamo chiesto lumi all’assessore competente Laura Allegrini, prendendo spunto proprio dall’episodio dello scassinatore.

“Questi episodi sono deprecabili ma dipendono ovviamente, oltre che dall’illuminazione, proprio dal degrado sociale che sta investendo alcuni quartieri del centro che abbandonati dai residenti hanno lasciato spazio a situazioni di degrado a livello di malavita”.

“La città – ammette l’assessora – non è molto illuminata. A mio parere ha bisogno di un’illuminazione più potente, anche per motivi di sicurezza. Ma la rete di illuminazione di Viterbo è inserito in un sistema abbastanza rigido, che fa parte di un appalto fatto all’epoca di Marini e che scadrà intorno al 2030, in cui il Comune ha consegnato tutti i pali della luce a una società che provvede all’efficientamento e alla sostituzione dei pali consegnati che in qualche modo vengono danneggiati. L’amministrazione paga una quota ogni volta che consegniamo dei pali a questa azienda e aumenta il canone che versiamo perché poi in realtà l’energia la paga la società. Dobbiamo consegnare a questa ditta ancora più di 400 pali relativi a opere pubbliche realizzate e da lottizzazioni già pronte per cui dovremo reperire le risorse necessarie. Una scelta che deve fare il consiglio comunale, io ho più volte richiesto queste cifre che spesso mi sono state negate. Non ultima nello scorso bilancio: con una variazione nottetempo sono stati tolti soldi che andavano per la pubblica illuminazione.

“Aumentare quindi l’illuminazione della città in questo momento vuol dire prima di tutto almeno consegnare tutti i pali sospesi non accesi che abbiamo, in secondo luogo vanno stanziati maggiori soldi per il canone. Sul fatto poi se l’efficientamento renda la città luminosa io ho qualche dubbio. Ho contestato diverse volte la potenza però ci sono delle regole a cui le città devono sottostare per evitare l’inquinamento luminoso, noi abbiamo fatto delle verifiche e siamo nella norma per quanto riguarda i lumen consentiti”.

Però resta il problema di un’installazione singolare: su diverse strade, ad esempio via Marconi e via Cairoli, i lampioni sono posizionati su un solo lato lasciando l’altro al buio. C’è soluzione?

“Su via Marconi – spiega l’Allegrini – abbiamo fatto anche un tentativo e abbassato le vele, tra l’altro con un intervento il più leggero possibile perché sono costosissime dato che sono realizzate da un noto designer. Sono stati raddoppiati anche i lumen ma per come è posizionata la luce non arriva sull’altro lato. Quindi questo significa dover ripensare l’illuminazione in molti luoghi ma via Marconi tutto sommato è ancora abbastanza sicura. Però ci sono delle zone della città dove la mancanza di illuminazione corrisponde a mancanza di sicurezza”.

“Oltre al costo elevato, sulla pubblica illuminazione abbiamo anche un’altra difficoltà: gli affidamenti sono a macchia di leopardo e alcuni pali sono ancora in carico a Enel e questo rende più complessa poi la gestione successiva. In generale comunque la pubblica illuminazione andrebbe ripensata. Bisogna illuminare quei luoghi che sono spenti e che sono insicuri”.

I cittadini devono potersi sentire sicuri anche se risiedono a San Faustino. E’ impensabile che si debba continuare a rientrare in casa entro l’orario di chiusura dei negozi perché poi non ci vede più, non crede?

“Sono d’accordissimo. Fare una strada, una via corrisponde a un investimento forte, l’ho richiesto. Speriamo che il consiglio comunale si convinca che la pubblica illuminazione è un fattore importante ai fini della sicurezza. A fronte delle richieste che fa l’assessore, è poi l’assemblea comunale che destina le risorse.

Per quel che mi riguarda la zona di San Faustino non è ignorata, altrimenti non ci avremmo speso 840mila euro per riqualificazione”.

“Questa amministrazione – prosegue – non ha fatto alcun progetto per la pubblica illuminazione perché prima di pensare a una progettualità nuova dobbiamo dare in carico i pali che abbiamo già fatto, e sono spenti alla società di gestione. Tanto per fare un esempio: i sei pali artistici davanti all’Abbazia Cistercense di San Martino sono stati spenti un anno e mezzo, hanno fatto in tempo anche a vandalizzarli, adesso li abbiamo consegnati. La lottizzazione de La Quercia davanti al semaforo intelligente è stata accesa un mese fa ma ci sono altri 400 pali da consegnare”.

Tra i pali da consegnare ce ne sono in previsione anche per le zone del centro, per il Sacrario?

“No. Lì bisogna redigere un progetto. Io lo farò e lo presenterò al prossimo bilancio di previsione e vediamo se viene accolto. Ne avevo già parlato, proprio perché è la zona che ha più bisogno di aiuto e in questo momento deve essere aiutata”.

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